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S. Alfonso Maria de Liguori
Apparecchio alla Morte

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PUNTO III

La morte è certa. Ma oh Dio che ciò lo sanno già i cristiani, lo credono, lo vedono; e come poi tanti vivono talmente scordati della morte, come non avessero mai a morire! Se non vi fosse dopo questa vitainfernoparadiso, potrebbero pensarci meno di quel che ora ci pensano? E perciò fanno la mala vita che fanno.


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Fratello mio, se volete viver bene, procurate di vivere in questi giorni che vi restano, a vista della morte. «O mors, bonum est iudicium tuum» (Eccli. 41. 3). Oh come bene giudica le cose e dirige le sue azioni, chi le giudica e dirige a vista della morte! La memoria della morte fa perdere l'affetto a tutte le cose di questa terra. «Consideretur vitae terminus, et non erit in hoc mundo quid ametur», dice S. Lorenzo Giustiniani (de Ligno vitae, cap. 4).1 «Omne quod in mundo est, concupiscentia carnis est, concupiscentia oculorum, et superbia vitae» (I Io. 2. 16). Tutti i beni del mondo si riducono a' piaceri di senso, a robe e ad onori; ma ben disprezza tutto, chi pensa che tra poco ha da ridursi in cenere e ad esser posto sotto terra per pascolo di vermi.

Ed in fatti a vista della morte i Santi han disprezzati tutti i beni di questa terra. Perciò S. Carlo Borromeo2 si tenea nel tavolino un teschio di morto,3 per mirarlo continuamente. Il cardinal Baronio4 sull'anello teneasi scritto: «Memento mori». Il Ven. P. Giovenale Ancina vescovo di Saluzzo5 tenea scritto sopra un altro teschio di morto il motto: «Come tu sei, fui pur io: e com'io sono, sarai pur tu». Un altro santo Eremita6 dimandato in morte, perché stesse con tanta allegrezza, rispose: Io ho tenuto spesso avanti gli occhi la morte, e perciò ora ch'è giunta, non vedo cosa nuova.

Che pazzia sarebbe d'un viandante, se viaggiando pensasse a farsi grande in quel paese per dove passa, e non si curasse di ridursi poi a vivere miseramente in quello dove ha da stare in tutta la sua vita? E non è pazzo chi pensa a farsi felice in questo mondo, dove ha da stare pochi giorni, e si mette a rischio di farsi infelice nell'altro, dove avrà


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da vivere in eterno? Chi tiene una cosa aliena in prestito, poco ci pone affetto pensando che tra poco l'ha da restituire: i beni di questa terra tutti ci sono dati in prestito; è sciocchezza metterci affetto, dovendoli tra poco lasciare. La morte ci ha da spogliare di tutto. Tutti gli acquisti, e fortune di questo mondo vanno a terminare ad un'aperta di bocca, ad un funerale e ad una scesa in una fossa. La casa da voi fabbricata tra poco dovrete cederla ad altri; il sepolcro sarà l'abitazione del vostro corpo sin al giorno del giudizio, e di dovrà poi passare al paradiso7 o all'inferno, dove già prima sarà andata l'anima.

Affetti e preghiere

Dunque in morte tutto sarà finito per me? Altro allora non mi troverò, o mio Dio, che quel poco che ho fatto per vostro amore. E che aspetto? aspetto che venga la morte e mi trovi così misero ed infangato di colpe come al presente sono? Se ora dovessi morire, morirei molto inquieto e troppo scontento della vita fatta. No, Gesù mio, non voglio morire così scontento. Vi ringrazio che mi date tempo di piangere i miei peccati e d'amarvi. Voglio cominciare da questo punto.

Mi pento sopra ogni male di avervi offeso, o sommo bene, e v'amo più d'ogni cosa, più della vita mia. Tutto a Voi mi dono; Gesù mio, da ora v'abbraccio, vi stringo al mio cuore; e da ora vi consegno tutta l'anima mia. «In manus tuas commendo spiritum meum».8 Non voglio aspettare a darvela, quando le sarà intimata (con quel «Proficiscere») la partenza da questo mondo. Non voglio aspettare a pregarvi allora che mi salviate! «Iesus, sis mihi Iesus».9 Salvatore mio, ora salvatemi con perdonarmi, e donarmi la grazia del vostro santo amore. Chi sa, se questa considerazione, che oggi ho letta, è l'ultima chiamata che Voi mi fate, e l'ultima misericordia che mi usate. Stendete su la mano,


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amor mio, e cacciatemi dal fango della mia tiepidezza.10 Datemi fervore; fate che v'ubbidisca con grande amore in tutto quello che da me cercate. Eterno Padre, per amore di Gesu-Cristo11 datemi la santa perseveranza e la grazia d'amarvi, e amarvi assai in questa vita che mi resta.

O Maria Madre di misericordia, per l'amore che portate al vostro Gesù, ottenetemi queste due grazie, perseveranza e amore.




1 [6.] S. LAUR. IUSTIN., Lignum vitae, tr. XII, c. IV; Opera, Venetiis 1721, 54: «Consideretur vitae terminus, et non habetur in hoc mundo quod ametur».



2 [13.] ROSIGNOLI C. G., Il buon pensiero, p. I, c. 7; Opere, III, Venezia 1713, 375.



3 [14.] morto) morte NS 7.



4 [14.] BARNABEUS H., Vita Caesaris Baronii, l. III, c. I, Romae 1651, 127.



5 [15.] RICCI G., Notizia de' compagni di S. Filippo Neri: aggiunta la vita del Ven. Giovenale Ancina, Macerata 1671, 28.



6 [17.] Probabilmente da CAMPADELLI G., Sermoni sacri morali, disc. XXIII dopo Pentec.; Venezia 1751, 553: «Direte ancor voi nel morire ciò che rispose quel santo Eremita a chi lo interrogò moribondo della cagione dell'insolita sua allegrezza: Tranquillus sum, quoniam saepe consideratione hanc viam perambulavi; saepe mortuus sum, et ideo nihil novi nunc video». L'autore non era ignoto a s. Alfonso, che lo cita esplicitamente nei Sermoni compendiati, disc. 52, punto I; Napoli 1771, 218: «Di più narra il Campadelli nel suo Domenicale», ecc. Tra i libri che nel 1762 il Santo portò seco da Pagani a Sant'Agata dei Goti vi era pure il Campadelli (cfr. Spicil. hist. C. SS. R., 9 (1961), 520).



7 [8.] al paradiso) o al ND1 VR BR1 BR2.



8 [21.] Ps., 30, 6.



9 [24.] PINELLI L., Meditazioni delle cinque piaghe e del sangue sparso da Cristo negli altri misteri della sua Passione, Med. IV, coll. 3; Napoli 1603, s. p.: «E sopra tutto Signore fate, ut Iesus sit mihi Iesus. Amen». MANARA G., Notti malinconiche, Appendice, protesta I; Bologna 1658, 459: «O Gesù mio santissimo Signore, vi stringo al mio seno: vi abbraccio, e desidero di stare con voi confitto sopra la croce: Iesus sis mihi Iesus». Cfr. S. ANSELMUS, Meditationes, II; PL 158, 725: «Quid est enim Iesus, nisi Salvator? Ergo Iesu, propter temetipsum esto mihi Iesus, qui me plasmasti, ne peream». AURIEMMA T., Stanza dell'anima nelle piaghe di Gesù, Introduzione, Venezia 1755, 86, nota che S. Franc. Saverio usava dire: «O mi Iesus sis mihi Iesus».



10 [1.] tiepidezza) tepidezza ND1 ND3.



11 [3.] Gesu-Cristo) Gesù-Cristo BR1; Gesù Cristo BR2.






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