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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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325. AL SIG. GIUSEPPE REMONDINI.

Notizie diverse sulla morte di Voltaire.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

NOCERA DE PAGANI, 9 LUGLIO 1778.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Ho ricevuto la sua stimatissima in data de' 20 dello scaduto giugno. In quanto al francese Voltaire ho letto, nella prima Gazzetta di Firenze, ch'egli doveva prendere un certo sciroppo in più volte fra lo spazio di 24 ore, ma volle prenderlo tutt'insieme, ed era oppio, e così era morto. Poi, nel secondo foglietto delli 2 giugno, si dice che, volendo compire il suo empio Dizionario dagli accademici di Francia, pigliando ciascuno a compire una lettera, ma ricusando essi di farlo, cominciò esso stesso a compirlo, scegliendosi la lettera A e faticò 48 ore continue; e per rimedio della fatica si prese ogn'ora una tazza di caffè. Questo caffè gl'indeboli i nervi, onde gli sopraggiunse una forte ritenzione di urina. I medici cercarono di giovargli; ma sorpreso dal male, nella notte seguente a' 30 maggio, se ne morì.

 Scrivono di più che l'arcivescovo1 gli negò la sepoltura, e perciò si pensava mandarlo a seppellire nel giardino del suo castello in Francia.

Nell'ultimo avviso poi di Firenze, in data 6 giugno, sta scritto: "Voltaire morto in Parigi a' 30 maggio. Prima di morire, fu egli sorpreso da una gravissima letargia, cagionata da una bottiglia di oppio liquido preparato, regalatagli dall'illustre


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suo amico, il duca di Richelieu. Non si sa se, per equivoco o per qual altro motivo, il Sig. di Voltaire se la bevesse tutta in un tratto. Rinvenuto dal mortal sopore, credette di medicarsi, prendendo 32 tazze di caffè in una notte, ecc. È morto lacerato da timori e rimorsi; e nessuna chiesa ha voluto seppellirlo; non ha avuto sacerdote che lo assistesse alla sua morte."

In punto oggi ho avuta la notizia che già erano giunte al Sig. Elia le 20 copie dei Martiri, e la copia dell'Eresie: onde di nuovo la ringrazio, e la ringrazio ancora della speranza che mi rinnova. Io son vivo ancora; ma sto mal ridotto e con molte infermità. Non voglio più importunarla; e pieno di stima resto rassegnandomi

Di V. S. Illma.

Divmo ed obbmo servitore vero

ALFONSO MARIA vescovo DE' LIGUORI.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




1 L'arcivescovo di Parigi Cristoforo de Beaumont.




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