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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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340. AI RR. ARCIPRETI, PARROCHI E CONFESSORI DELLA DIOCESI.

Istruzioni e ordini su l'ammissione al sacramento della Penitenza, l'osservanza del precetto pasquale, le visite degli sposi e l'assoluzione di alcune specie di peccatori.

 

SANT'AGATA, DAL NOSTRO PALAZZO, LI 20 Febbraio 1763.

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

Una delle maggiori afflizioni, che ci tiene addolorati in questa nostra diocesi, è la grande ignoranza, che vi è comunemente nella gente rozza, delle cose necessarie della Fede: alla quale ignoranza stentiamo a persuaderci che non v'abbia parte la negligenza de' curati, nel procurare che tutti i loro figliani siano abbastanza istruiti ne' rudimenti cristiani; poiché quando alcuno di loro non viene. alla chiesa (come dicono i Dottori) è tenuto il parroco di andarlo a trovare ed istruirlo.

 

Per . Intanto sarebbe nostro desiderio che tutti i RR. arcipreti e parrochi, in tutto il tempo della quaresima, s'impiegassero in istruire i figliuoli, commessi alla loro cura; ma almeno vogliamo che, per quindici giorni avanti la domenica delle Palme, facciano la dottrina ai figliuoli; acciocché poi, nel lunedì e martedì della Settimana Santa, possano ammettere alla comunione tutti coloro che ne sono capaci. Ma in quanto alla confessione, procurino di farcela anticipare nella settimana della


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Passione; e circa la comunione, avvertano quello che insegnano comunemente i Dottori, che l'obbligo di comunicarsi comincia ne' fanciulli dal nono o decimo anno, e non può differirsi oltre l'anno duodecimo, oppure decimo quarto, a rispetto de' fanciulli di più scarsa capacità. Del resto, S. Carlo Borromeo ordinò a' suoi curati che avessero ammaestrati per la comunione tutti i figliuoli, giunti che fossero al decimo anno.

 

Per . E perché l'ignoranza delle cose della Fede regna, non solo ne' piccioli, ma ancora ne' grandi, perciò incarichiamo li RR. parrochi di far noto a tutti i loro figliani che, nel tempo del precetto pasquale, non saranno ammessi alla confessione, se non portano la cartella d'essere stati esaminati ed approvati, circa la suddetta istruzione, dal proprio parroco o da' loro sostituti.

Quindi ordiniamo che essi RR. arcipreti e parrochi abbiano la cura di esaminare per loro stessi, o per mezzo di altri sacerdoti probi, a ciò da essi destinati, tutti coloro che han bisogno di essere istruiti, procurando di cominciare una tale istruzione da' principi di quaresima, acciocché siavi tempo sufficiente di ammaestrar tutti per quanto bisogna.

 

Per . Inoltre, circa l'osservanza del precetto pasquale, incarichiamo i medesimi curati che, dopo il giorno della festa della SS. Trinità, vengano subito da noi a dinunziare, senza alcun riguardo, tutti coloro che hanno trasgredito il precetto pasquale, acciocché possiamo procedere ai rimedi convenienti.

 

Per . Essi RR. curati facciano sapere a tutti che si avrà per trasgressore del precetto pasquale ognuno che non adempirà il precetto con farsi la comunione nella propria parrocchia, siccome dichiarò Clemente VIII, spiegando il Concilio Lateranese, secondo riferisce il Card. Lambertini (Notif. 18, n. 12); sicché da noi non si ammetterà per soddisfattoria la comunione, fatta nella nostra cattedrale, per coloro che non sono di S. Agata; volendo che tutti quei che ricevono!a comunione pasquale siano riconosciuti da' propri parrochi, i quali incarichiamo che usino la dovuta fortezza in negare la comunione a' pubblici peccatori, che non ancora han data pubblica dimostrazione della loro emenda.


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Per . Circa l'osservanza del precetto pasquale, affinché si evitino gl'inconvenienti e le frodi che possono intervenirci, ed affinché abbia luogo il nuovo ordine che dovrà osservarsi ogni anno in tale affare, ordiniamo che ciascuno arciprete o parroco, nella quaresima, prima del tempo pasquale, anticipi presto a far lo stato delle anime, ed in tale tempo dispensi a tutti coloro, che dovran fare il precetto, le cartelle della comunione. Indi, allorché verranno costoro nella parrocchia a farsi la comunione pasquale, ognuno, prima di comunicarsi, consegnerà in mano del parroco la cartella ricevuta da lui, col nome proprio di esso comunicando, scritto da dietro la cartella.

Il parroco poi, terminato che sarà il tempo del precetto, riconoscerà dalle medesime cartelle tutti coloro che lo avranno adempito, e così noterà, negli stessi fogli dello stato delle anime, coloro che avranno soddisfatto, o che avranno trasgredito il precetto.

Se mai alcuno poi de' figliani, che l'avrà già adempito, volesse aver seco la cartella della comunione per suoi giusti fini, allora il parroco ce la renderà, ma non prima di terminare il precetto pasquale, ed avvertirà a scrivervi di sua mano il nome di esso parroco.

 

Per . Si raccomanda a RR. curati che, dalla prossima ventura Pasqua in avanti, facciano venire ogni mese, in un giorno di festa, uno o più confessori forestieri a sentir le confessioni del popolo; ed in quel giorno si astengano essi parrochi di sedere nel confessionario.

Di più, si raccomanda che, tre volte l'anno, facciano fare la comunione generale a tutti i figliuoli, cioè a Natale, a Pasqua e verso la festa dell'Assunzione o della Nascita di Maria SSma.

Di più, si raccomanda a non prendere le parole degli sposi, se non quando si assicurano che sarà prossimo il matrimonio che vogliono contrarre gli sposi.

Di più, si esorta che, nelle prediche, più volte inculchino contro i padri e madri che fanno entrare nelle loro case coloro che pretendono di sposarsi colle loro figlie, ricordando ad essi il caso riservato che incorrono colla scomunica: e perciò


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correggano fortemente tali genitori, e se non si emendano in ciò, ne avvisino noi, acciò possiamo procedere a dichiararli scomunicati.

Spesso ancora inculchino, predicando, che in tempo di tentazioni ricorrano per aiuto a N. S. Gesù Cristo ed alla sua divina Madre, alla quale esortino ad avere una tenera divozione e confidenza; che perciò desideriamo che tutti i curati, una volta la settimana, nel sabato o nella domenica, facciano un sermoncino, per sé stessi. o per mezzo d'altri, circa la divozione verso Maria SSma.

Ordiniamo, per ultimo, a tutti i confessori che, nel tempo del precetto pasquale, sotto pena di sospensione dalle confessioni, non ammettano alla confessione niuna persona, di cui probabilmente può dubitarsi che sia ignorante ne' rudimenti della Fede, se non porta la cartella d'essere stata esaminata ed approvata dal proprio parroco, o da altri a tale esame dal medesimo deputati.

 

Di più, avvertano a non assolvere gli occasionarî di occasione prossima volontaria, se non rimuovano prima l'occasione; né i recidivi, senza aver segni chiari e straordinari; ne i padri e le madri che sono trascurati ad insegnare le cose della Fede a' loro figli, e trascurano anche di mandarli alla chiesa ad istruirsi: come anche a non assolvere i genitori, o altri capi di famiglia, che permettono agli sposi di praticare confidentemente insieme con pericolo di commettere impudicizie, secondo il caso riservato; avvertendo che nel caso si comprendono tutti quelli che dànno parola tra di loro o per mezzo degli ambasciatori, ancorché non avessero ancora contratti gli sponsali avanti al parroco, né avessero avanti il notaro stipulati i capitoli.

 

Ordiniamo che ciascun curato si prenda la copia della presente lettera, con riferire sotto la presente di averla ricevuta ed estratta.

Ed impartendo a tutti la nostra pastoral benedizione, mi dico ecc.Conforme all'edizione romana.

 




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