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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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343. AI MEDESIMI.

Rinnova gli ordini, dati l'anno precedente nell'approssimarsi della santa Pasqua, per l'amministrazione dei sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia.

 

SANT'AGATA, 28 FEBBRAIO 1764.

 

Avvicinandosi il tempo del precetto pasquale, si rinnova il nostro desiderio che tutti i RR. arcipreti e parrochi istruiscano i figliuoli; ma almeno vogliamo che lo facciano per quindici giorni prima della domenica delle Palme, acciocché possano ammettere alla comunione li figliuoli che ne sono capaci, di dieci anni incirca, come ammoniva san Carlo Borromeo.

E circa gli adulti, di nuovo incarichiamo li RR. curati di avvisare a' loro figliani che, nel tempo del precetto pasquale, non saranno ammessi alla confessione, se non portano la cartella di essere stati esaminati ed approvati, intorno alla dottrina, dal proprio parroco o da altri sacerdoti, da esso sostituti; i qual sacerdoti debbono far questo esame in chiesa colle porte aperte e non già per le case: il che proibiamo colle pene a nostro arbitrio.


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Di più, facciano sapere che ognuno dee comunicarsi nella propria parrocchia; né si ammetterà da noi per satisfattoria la comunione fatta nella nostra cattedrale, se non che solo per i cittadini di Sant'Agata.

 

Di più, incarichiamo alli medesimi parrochi che, dopo la festa della SS. Trinità, vengano subito da noi a dinunziare, senza alcun rispetto umano, coloro che han trasgredito il precetto pasquale.

 

Si rinnova poi l'ordine fatto nell'anno scorso: che ciascun curato, nella quaresima, anticipi a fare lo stato delle anime, ed in tal tempo dispensi a tutti le cartelle della comunione; i quali, venendo a farsi la comunione pasquale, dovranno, prima di comunicarsi, consegnare in mano del parroco la cartella ricevuta col nome proprio di esso comunicando, scritto da dietro alla cartella. E così il parroco riconoscerà poi quei che hanno adempito il precetto. Che se alcuno de' figliani volesse aver seco la cartella del precetto adempito, il parroco potrà rendercela dopo terminato il tempo del precetto, avvertendo però di scrivervi di sua mano il nome suo, cioè d'esso parroco.

 

Di più, si raccomanda a' RR. curati che facciano venire ogni mese nella loro chiesa qualche confessore forestiere, astenendosi in quel giorno essi di confessare, per dare libertà alle coscienze.

 

Di più, che facciano fare la comunione generale a tutti i figliuoli, oltre la Pasqua, due altre volte l'anno, cioè a Natale e verso la festa dell'Assunzione di Maria.

 

Di più, si raccomanda d'inculcare, nelle prediche, spesso ai padri e madri che non facciano entrare nelle loro case quei che pretendono le loro figlie, ricordando loro il caso riservato che incorrono colla scomunica; e che non prendano le parole degli sposi, se non quando sono assicurati che sarà prossimo il matrimonio.

 

Si rinnova poi l'ordine a tutti i confessori che, nel tempo del precetto, sotto pena di sospensione dalle confessioni, non ammettano alla confessione persone di cui, probabilmente, può dubitarsi


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che siano ignoranti delle cose della Fede, se non portano le cartelle dell'approvazione del parroco o di lui sostituto.

E di più, loro si avverte a non assolvere quei capi di famiglia che permettono di praticare insieme gli sposi, con pericolo di peccati impudici; avvertendo che, nel caso riservato, si comprendono anche quelli che dan parola di matrimonio per mezzo di ambasciatori o tra di loro; ancorché non abbiano fatti gli sponsali avanti al parroco.

Ogni curato, sotto di questa, riferisca di aver ricevuta la presente ed averne estratta copia.

E dando a tutti la nostra pastoral benedizione, mi dico delle RR. VV., ecc.

Conforme all'edizione romana.

 




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