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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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357. AI RR. ARCIPRETE E PARROCHI DI ARIENZO.

Editto in cui ordina l'osservanza dell'orario per l'ultima messa festiva, con pena pei trasgressori.

 

[ARIENZO, 10 Giugno 1767.]

 

ALFONSO Maria de' Liguori, per la grazia di Dio e della S. Sede apostolica, vescovo di Sant'Agata de' Goti e Suessula, barone del castello di Bagnoli et Rettor Maggiore della Congregazione del SS. Redentore.

 

Con sommo nostro rincrescimento abbiamo conosciuto, nell'attual decorso della santa Visita di questa terra di Arienzo di nostra diocesi, non osservarsi in questa collegiata e nelle altre rispettive parrocchie gli ordini, altre volte da noi dati, riguardo alla celebrazione della messa meridionale ne' giorni festivi dovuta, per essersi questa celebrata due ore prima del mezzo giorno e talvolta anche anticipatamente; a cagion di che è rimasto deluso il fine per cui da noi fu fatto un tale stabilimento, che fu quello di dar comodo, alla gente di campagna ed altra passeggiera, di potere negl'indicati giorni udir la santa messa.

Intanto, per dare un pronto e stabile riparo a tale inconveniente, ordiniamo alli RR. arciprete e parrochi di detta terra che, non meno in detta collegiata che nelle di loro parrocchie, dalla notificazione del presente in poi, facciano celebrare la detta messa nei dinotati giorni festivi, in guisa che non possa cominciarsi se non che un ora prima del mezzo giorno, affine di


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poter ciascheduno soddisfare ad un tale obbligo: la di cui stabilità ora vogliamo che si osservi esattamente, sotto pena di due libbre di cera, da eseguirsi impreteribilmente tanto contro dell'arciprete e parrochi, a' quali debba incombere di destinare il sacerdote per la detta messa, quanto contro de' medesimi sacerdoti a tal effetto destinati, in caso di contravvenzione, da applicarsi a pii usi, ed altre pene a nostro arbitrio.

Ed affinché la presente nostra determinazione, o sia conferma di altri ordini, abbia la dovuta esecuzione, pervenga a notizia di tutti, e niuno possa allegare causa d'ignoranza; vogliamo che, dai suddetti arcipreti e parrochi, se n'estragga copia e si affigga in sacristia dei rispettivi luoghi, col ritornare l'originale a noi colle dovute relate.

Arienzo, dal nostro vescovile palazzo, nel decorso della sacra Visita, 10 giugno 1767.

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




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