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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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377. AL CANONICO CICERONE, IN FROSINONE.

Dichiara la questione propostagli se e qual forza abbia il demonio d'indurre gli ossessi ad atti illeciti colla dottrina di S. Tommaso che difende; rimettendolo per il resto a quanto ne ha scritto nella Praxis confessarii, e notando specialmente i mezzi efficaci di cui deve valersi il confessore nei casi pratici.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

NOCERA DE PAGANI, LI 21 LUGLIO 1776

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Ho ricevuta la sua stimatissima, e per tutti i dubbi che V. S. Illma in quella mi propone, mi pare che S. Tommaso l'Angelico risponde bastantemente.

Ella già tiene la Pratica della mia Morale, come nella sua mi scrive. Veda ivi al tomo 3, [Praxis Confessarii, cap. VII, VII num. 110 et seq.], e troverà la dottrina di S. Tommaso, alla quale io do credito mille volte più che a quel che dice il Cappuccino, incombenzato dall'Inquisizione di Sicilia a scrivere che Dio non mai permette che il demonio abbia forza d'indurre alcuno ad operare atti illeciti; ma S. Tommaso (come osserva nel luogo citato) scrive che quantunque non possa il demonio indurre l'uomo, o sia ossesso o infestato, a voler peccare, nulladimeno, permettendolo Iddio, può impedire ad alcuno talmente l'uso della ragione, e ben'anche [indurlo] a fare qualche atto che in se sia peccato, come sarebbe il muovere la sua lingua a bestemmiare, o a dire parole oscene; e così anche può muover le sue mani a gittare a terra le cose sagre, o a fare qualche atto turpe.

Ecco le parole di S. Tommaso (I. 2, qu. 80, art. 3, in c.): Respondeo dicendum, quod diabolus propria virtute, nisi refraenetur a Deo, potest aliquem inducere ex necessitate ad faciendum aliquem actum, qui de suo genere peccatum est. Le proposizioni di Michele Molinos sono state dannate, non solo da Sicilia, ma anche dal Papa. Molinos, nella prop. 17 dicea: Tradito Deo libero arbitrio... si natura commovetur, oportet


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sinere ut commoveatur. Il che è falso, perché l'uomo dee resistere sino che può. Di più diceva nella prop. 47: Cum hujusmodi violentiae occurrunt, sinere oportet ut Satanas operetur... etiamsi sequantur pollutiones etc. L'empio dicea che il demonio può forzarci a peccare; ma risponde S. Girolamo: Persuadere potest, praecipitare non potest, cioè indurre la volontà a peccare.

Perciò conclude poi S. Tommaso che, quando la ragione dell'uomo è in tutto legata, non vi è peccato; ma se non è totalmente legata, vi sarà peccato per quella parte in cui l'uomo può resistere, e non resiste. E perciò, quando avvengono simili casi, il confessore dee stare attento a scrutinare il penitente se all'atto potea resistere, e non ha resistito.

Quando al confessionario sono occorsi questi casi a me, per verità mi hanno fatto voltare il cervello, specialmente quando si trattava di atti turpi; perché in quelli la concupiscenza accieca e tira; ma del resto io tengo per certo quel che dice S. Tommaso e lo dicono tanti altri Teologi, riferiti nella Pratica, che può accadere l'atto senza peccato, sempre che la volontà non vi consenta. Ed io ho avute più anime sante che in ciò non vi han commesso alcun peccato. Ma replico, in questa materia bisogna che usi gran cautela, così il confessore, come il penitente.

 

Del resto io, per registrare tutte quelle dottrine nella detta Pratica, faticai forse due mesi per osservare tutti i Dottori che ne parlano; né mi fiderei di trovarvi altro da aggiungere. Avrei da copiare tutto quello che sta alla Pratica; ma questa sarebbe una fatica tutta inutile, né io mi confido di farla, mentre da più mesi, per le infermità e per l'età di 80 anni, tengo la testa ruinata.

Credo poi che il confessore, più che a trovar dottrine circa tal punto, deve attendere a dar rimedi a' penitenti di guardarsi, quanto può, da simili vessazioni del demonio.

Per pratichi spesso gli esorcismi segreti: Exsurgat Deus, et dissipentur inimici ejus, o pure: Spirito maligno, in nome di Gesù Cristo, partiti da me. E buono sarebbe che il direttore da quando in


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quando gli facesse quest'esorcismi. L'esorcismo più breve e molto efficace è quello d'invocare spesso il nome di Gesù e Maria.

Giova poi molto l'uso spesso dell'acqua santa, come anche il segnar spesso colla croce la fronte e il petto; poiché i nemici fuggono a tal segno:

Sovra tutto poi alle persone, afflitte da questa tribolazione e che insieme stanno in pericolo, giova l'orazione e specialmente l'orazione di preghiera a' piedi del Crocifisso ed avanti l'immagine di Maria SSma, cercando pietà e misericordia; e siccome si avanzano le tentazioni ed i moti impudici, bisogna piangere e gemere, e facendo così, il Signore certamente darà l'aiuto suo. Specialmente giova, ogni giorno, replicare qualche orazione più particolare alla divina Madre, ch'è Madre di purità.

 

Prima di finire poi, non posso tralasciare di ringraziar V. S. Illma, avendomi avvisato i miei compagni ch'ella concorre, con molta carità, allo stabilimento di cotesta nostra casa, da me già presa in Frosinone. Dico la verità, a principio che ne intesi parlare, mi diè ombra il sentire che non vi era se non molto poco per lo mantenimento de' nostri Padri; ma poi, avendo saputo l'affetto, le offerte, e quel ch'è più, la cordialità di cotesti Signori, io ho presa cotesta fondazione con tutto il mio genio; e spero ch'ella abbia da fruttare un frutto immenso, così a cotesta rispettabile e divotissima città, come a tutti i paesi d'intorno. Tutto sia a gloria di Gesù Cristo e di Maria SS. ma!

 

E resto pregando V. S. Illma a non lasciare ogni giorno di raccomandare a Dio cotesta fondazione; perché, dalla lettera sua che ho ricevuta, scorgo che la sua persona è un sacerdote molto unito a Gesù Cristo, che cerca di vederlo amato assai ed onorato. E la supplico a pregare specialmente per me, che sto vicino alla morte. Ho preso quattro volte il Viatico e due volte l'Estrema Unzione, e sto aspettando da giorno in giorno la morte; ma spero, prima di morire, di lasciare ben fondata questa casa che, essendo l'ultima da me presa, è la mia casa


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più diletta; ed io non lascerò ogni giorno di raccomandare a Gesù Cristo la sua persona, a cui con tutto l'ossequio mi rassegno.

 

Di V. S. Illma

Divmo ed obblmo servitore vero.

ALFONSO MARIA DE' LIGUORI, vescovo.

Conforme all'originale che si conserva nella nostra casa di Frosinone.

 




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