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S. Alfonso Maria de Liguori
Apparecchio alla Morte

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PUNTO I

È certo che tutti abbiamo da morire, ma è incerto il quando. «Nihil certius morte (dice l'Idiota),1 hora autem mortis nihil incertius». Fratello mio, già sta determinato l'anno, il mese, il giorno, l'ora e 'l momento, nel quale io e voi abbiam da lasciar questa terra ed entrare nell'eternità; ma questo tempo a noi è ignoto. Il Signore,2 acciocché noi ci troviamo sempre apparecchiati, ora ci dice che la morte verrà come un ladro di notte e di nascosto: «Sicut fur in nocte, ita veniet» (I Thess. 5. 2): ora ci dice che stiamo vigilanti, perché quando meno ce l'immaginiamo, verrà Egli a giudicarci: «Qua hora non putatis, Filius hominis veniet».3 Dice S. Gregorio che Dio per nostro bene ci nasconde l'ora della morte, acciocché ci troviamo sempre apparecchiati: «De morte incerti sumus, ut ad mortem semper parati inveniamur». Giacché dunque la morte in ogni tempo, ed in ogni luogo può toglierci la vita, se vogliamo morir bene e salvarci, bisogna (dice S. Bernardo)4 che in ogni tempo ed in ogni luogo la stiamo aspettando: «Mors ubique te exspectat; tu ubique eam exspectabis».


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Ognuno sa che ha da morire,5 ma il male è che molti ravvisano la morte in tanta lontananza che la perdono di vista. Anche i vecchi più decrepiti e le persone più infermicce pure si lusingano di avere a vivere per tre o quattro altri anni di più. Ma all'incontro, io dico, quanti ne sappiamo noi anche a' giorni nostri morti di subito! chi sedendo, chi camminando, chi dormendo nel suo letto! È certo che niun di costoro credea di avere a morir così improvvisamente ed in quel giorno ch'è morto. Dico in oltre di6 quanti in quest'anno son passati all'altra vita, morendo nel loro letto, niuno s'immaginava di dovere in quest'anno finire i suoi giorni. Poche sono le morti, che non riescono improvvise.

Dunque, cristiano mio, quando il demonio vi tenta a peccare con dirvi che domani poi vi confesserete, rispondetegli: E che so io, se oggi è l'ultimo giorno di mia vita? se quest'ora, questo momento, in cui voltassi le spalle a Dio, fosse l'ultimo per me, sicché per me poi non vi fosse più tempo di rimediare, che ne sarebbe di me in eterno? A quanti poveri peccatori è succeduto che nello stesso punto che cibavansi di qualch'esca avvelenata, sono stati colti dalla morte e mandati all'inferno? «Sicut pisces capiuntur hamo, sic capiuntur homines in tempore malo».(Eccli. 9. 12). Il tempo malo è propriamente quello, in cui attualmente il peccatore offende Dio. Dice il demonio che questa disgrazia non vi succederà; ma voi dovete dire: E se mi succede, che ne sarà7 di me per tutta l'eternità?

Affetti e preghiere

Signore, il luogo, dove a quest'ora dovrei stare, non dovrebbe esser questo, in cui al presente mi trovo, ma l'inferno, che tante volte m'ho meritato co' miei peccati: «Infernus domus mea est».8 Ma mi avvisa S. Pietro: «Deus patienter agit propter vos, nolens aliquos perire, sed omnes ad poenitentiam reverti» (2 Petr. 3. 6). Dunque Voi avete avuta tanta pazienza con me e mi avete aspettato, perché non volete vedermi perduto, ma volete ch'io ritorni a penitenza. Sì, mio Dio, a Voi ritorno, mi butto a' piedi vostri e vi domando pietà. «Miserere mei Deus, secundum


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magnam misericordiam tuam».9 Signore, per perdonare a me, vi bisogna una misericordia grande e straordinaria, perché io vi ho offeso colla luce. Altri peccatori anche vi hanno offeso, ma non hanno avuta la luce, che Voi avete data a me. Voi con tutto ciò anche mi comandate ch'io mi penta de' miei peccati, e speri da Voi il perdono. Sì, mio caro Redentore, mi pento con tutto il cuore di avervi offeso, e spero il perdono per li meriti10 della vostra passione. Voi, Gesù mio, essendo innocente avete voluto morire da reo su d'una croce e spargere tutto il sangue per lavare i peccati miei. «O sanguis innocentis, lava culpas poenitentis».11

O Padre Eterno, perdonatemi per amore di Gesu-Cristo, udite le sue preghiere, or ch'Egli vi sta pregando per me, facendo il mio avvocato. Ma non mi basta il perdono, o Dio degno d'infinito amore, io voglio ancora la grazia d'amarvi. V'amo, o sommo bene, e v'offerisco da oggi avanti il mio corpo, l'anima mia, la mia volontà, la mia libertà. Voglio da oggi avanti evitare non solo i vostri disgusti gravi, ma anche i leggieri. Voglio fuggire tutte le male occasioni. «Ne nos inducas in tentationem». Liberatemi Voi per amore di Gesu-Cristo da quelle occasioni, in cui vi avessi da offendere. «Sed libera nos a malo».12 Liberatemi dal peccato, e poi castigatemi13 come volete. Accetto tutte le infermità, i dolori, le perdite che vorrete mandarmi; mi basta che non perda la vostra grazia e 'l vostro amore. «Petite, et accipietis».14 Voi mi promettete di dare quanto v'è richiesto: «Petite et accipietis». Io queste due grazie vi cerco, la santa perseveranza e la grazia d'amarvi.

O Maria Madre di misericordia, pregate per me, in Voi confido.




1 [7.] MANSI, op. cit., III, Venetiis 1703, 281, col. I: «Idiota in libro de Contemplatione mortis (c. 14), hunc in modum mediatur: Mortis modus est subitus et imperceptibilis, nihilque certius morte, hora autem mortis, ac loco et modo nihil incertius». Cfr. IDIOTA, De morte, c. XIIII, Lugduni 1546, ff. 104-105: «Hora denique ipsius mortis incerta est et ideo praecipis Domine vigilare dicens: Vigilate utique; quia nescitis diem neque horam, scilicet mortis. Incerta sunt igitur benignissime Domine Iesu Christe in morte omnia». Il testo riportato da s. Alfonso si legge pure in un opuscolo d'incerto autore intitolato De excellentia SS. Sacramenti et de dignitate sacerdotum; PL 184, 991: «Sicut enim nihil certius morte, ita hora mortis nihil incertius».



2 [10.] il Signore) Gesù-Cristo ND1 VR BR1 BR2.



3 [15.] Luc., 12, 40. S. GREGORIUS M., Moralia in Iob, l. XII, c. 38, n. 43; PL 75, 1006.



4 [19.] Ps. BERNARDUS, Meditationes piissimae de cogn. hum. conditionis, c. III, n. 10; PL 184, 491 (Glorieux, 71).



5 [1.] da morire) a morire BR2.



6 [8.] in oltre) inoltre ND1 VR ND3 BR1 BR2 NS7: S. Alfonso raccomandò a Remondini di stampare staccato: cfr. IG, 46. Ci atterremo alla sua raccomandazione senza indicare ulteriormente la variante.



7 [21.] che ne sarà) che ne succede NS7: è uno sbaglio tipografico.



8 [26.] Iob, 17, 13.



9 [31.] Ps., 50, I.



10 [7.] per i, VR, BR1, BR2: qui ed in seguito Remondini contro la volontà dell'autore usa così invece di per li: non indicheremo ulteriormente questa variante.



11 [9.] Sospettiamo che questo testo, che ha l'aria di due versi ottonari, provenga da qualche sequenza medievale o da altra poesia. S. Alfonso lo ripete nelle Riflessioni sulla Passione di G. Cristo, c. V, n. 40, Napoli 1773, parimenti senza indicazione di fonte. Cfr. Opere Ascetiche, V, 261.



12 [16-18.] Matth., 6, 13.



13 [19.] gastigatemi, NS7; Stasi in tutto il libro adopera questa forma, che non è autentica, per cui omettiamo d'indicarla in seguito.



14 [21.] Io., 16, 24.






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