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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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39 A Suor Maria Cherubina del Cuore di Gesù.

Viva Giesù, Maria, Giuseppe e Teresa

Castellammare di Stabia, 6 gennaio 1740

 

Ieri appunto ricevei le vostre qua in Castell(amma)re dove ci troviamo colla missione. V. S. si lamenta con me della sua afflizione, ma io me ne rallegro con V. S., sapendo certo che l'angustie che mi scrive sono tutti segni dell'amore grande che le porta Giesucristo, e che voi portate a Giesucristo.

Chi non l'ama non piange per timore di non amarlo. Chi non l'ama non desidera d'amarlo. Chi non l'ama non invidia chi l'ama.

Quello che mi dispiace di voi, è l'intendere dalla sua una certa inquiete, che ammette nel suo cuore per vedersi sovra qualche aridità, e qualche imperfezione con qualche sconfidenza. L'aridità la manda Giesucristo, l'imperfezioni le compatisce, ma l'inquiete e la sconfidenza certamente non le vuole Giesucristo.

Animo, animo, che non sta a noi farci santi, ma a Giesucrito, che tanto à patito, ed è morto per farci santi. Basta a Giesù per far santo ogni core il vederlo staccato dalle creature, e con confidenza nella sua bontà. Dimandò una volta un'anima a Dio: “Signore, che posso fare per piacervi?” Rispose il Signore: “Niente, basta che t'abbandoni in me”. Questo istesso vuole Dio da voi, che vi abband(onia)te in lui tutta, ma tutta, senza riserba con dirli: “Amato, io non sono più mia, son vostra; tutta a te mi dono; fanne di me quel che ti piace, ch'io voglio tutto quel che volete voi”. Figlia benedetta, questa offerta è quella che presentemente conosco che Giesù vuole da voi unicamente nello stato presente. Perciò replicatela sempre, vi prego, più volte il giorno, almeno tre avanti il Sacramento, ed allora offeriteli ancora il cuore mio miserabile.

Riverisco la madre priora con tutte l'altre religiose, a cui già mi trovava scritto prima di ricever la vostra.

Dite a s(uo)r<...> da parte mia ch'io non sono scarso a riprendere, dove conosco il bisogno, e fusse la regina. Diteli però che la riprendo ora in farmi sentire tanta inquiete che ave. Chi à buona volontà di piacere a Dio non può avere inquiete, perché Dio non può non amare chi l'ama. La prego solamente a fare una ricerca nel suo cuore, per vedere di cacciarne ogni affetto, ogni attacco che non è per Giesù, e poi lasci fare a Giesù, che va sospirando per trovare chi l'ami, e pochi ne trova.

Avrei a caro che mi avvisaste se si frequenta con più fervore l'orazione dalle religiose.

Io spero di affacciarmi a Fisciano dopo Pasca.

Non si scordi del patto, ch'io non mi scordo. Io fido nelle vostre orazioni, raccomandatemi a Giesù e Maria per limosina.

Resto, etc.

V(iva) Giesù, Maria, Giuseppe e Teresa.

U(mmilissi)mo obb(edientissi)mo ser(vito)re

Alfonso de Liguori

del SS.mo Salvatore

 

La lettura e la trascrizione del documento originale manoscritto, giacente nell'Archivio Generale dei Redentoristi in Roma, è stata fatta nel 1999 da Giuseppe Orlandi.




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