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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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40. A Giulio Cesare Marocco.

Viva Giesù Maria Giuseppe e Teresa

Ciorani, 2 di giugno [1740]

 

D. Giulio mio,

Abbiamo letta la risposta a d. Cesare [Sportelli], che ci à molto afflitto, et a me è arrivata a levarmi anche il sonno, mentre non m'immagginava proprio che vi abbandonaste in tanta debolezza per aderire alla gnora, et al demonio, che da tanto tempo faticano di concerto per farvi perdere la vocazione. Et ecco come, con tutte le vostre lettere e proteste fatte, si è avverato il mio timore del danno che potea farvi lo star tanto tempo lontano dalla Congregazione. Dite che il consiglio è dono dello Spirito Santo. Et il consiglio del p. Fiorillo, per cui vi fu approvata la vocazione, e per cui da 5 anni state già alla Congregazione, quello non è stato dono dello Spirito Santo? Ma dite che ora state peggio, e non potete osservar la regola. Ma, Dio mio, in quale Istituto di tiranni vi può mai esser questa regola così barbara, che sen abbino da uscire quelli che non possino osservar tutta la regola? O pur che l'infermi faccino l'istesso che i sani? Ditemi, d. Saverio [Rossi] che tiene altra infermità che la vostra, che cosa ne fa della regola? Dunque, per questo se n'à da uscire? Basta che facci quel che può. Basta non altro che operi per obbedienza e non per volontà propria. Circa l' assistenza poi, e quale assistenza mai potete aspettare dalla casa, maggiore che da noi? Per li rimedi, esercizi e fuga d'applicazioni, stando in casa vostra potrete trascurarli, stando però fra noi l'avete da far per forza per obbedire. Ma questo temo, d. Giulio mio, che vi sia venuto in fastidio il vivere con soggezione d'obbedienza. Dite che non potete far vita sedentanea. Ma per verità confessatevi avanti a Giesucristo quanti difetti forse ci avete commesso circa l'obbedienza, che tante volte vi ò dato di caminare. D. Giovanni [Mazzini] e d. Andrea [Villani] per un poco che si è creduto il poterli giovare il fare esercizio, ogni mattina escono di casa, e lo fanno.

Dite che patite infermità incurabili? Dunque, nella nostra Congregazione non ne à da morire mai alcuno? E se patisse di etticia, idropisia incurabile, per questo sen à da uscire? Dunque, se a me sopravenisse qualche infermità incurabile, per cui non fussi più abile a servire in niente, dovendo star stroppio in un letto, per ciò V. R. mi consiglierebbe di uscirmene e star colla gnora? Io dico che se mi sopravenisse tal cosa, per questo solo non ponno cacciarmene dalla Congregazione, e sono obligati a tenermi inabile, essendoci stato quando era abile. Et io all' Istituto non tanto ci sono venuto per vivervi, quanto per morirvi.

D. Giulio mio, fate quel che vi piace. Perché già vedo il poco conto che nell'ultima lettera avete fatto dell'obbedienza e della Congregazione. Ma a rivederci nella Valle di Giosafat. Se stimate meglio restarvene in casa, restatevi; ma è certo ch'in punto di morte non vi troverete contento di questa risoluzione. Queste parole che vi ò scritto, vorrei che faceste leggere a chi vi consigliate, perché del restoinammissibile] il voler confondere le cose, con dire “non son più abile, non posso far la regola, etc.”, e così mendicare da alcuno qualche risposta per sedare i vostri rimorsi e per uscirvene dalla Congregazione con quiete. Sentite, sarà facile che da alcuno, chi sa, avrete questa risposta. Ma che vogliate poi trovar quiete, dopo uscito, e non sentirne i rimorsi sino [ETML-M:U=”[]”]al[l]a morte, questo vi dico ch'è impossibile, impossibile, impossibile. E coll'esperienza, quando più non vi sarà rimedio, lo vedrete. Vorrei che vi consigliaste col crocifisso. E che pensaste a quel che voi avete detto degli altri, che se ne sono usciti da noi. Che, se sono stati chiamati, miseri loro. Dio facci che si salvino. Orsù, già so che queste mie parole vi son di tormento. Non voglio più tormentarvi, benché avrei molto che dirvi. Giesù e Maria suppliscano per me.

Resto, etc.

Viva Giesù Maria Giuseppe e Teresa

Io mi credeva che 'l Vescovo vi applettasse a non partire, ma vedo ora che la debolezza viene da voi.

Viva Giesù e Maria

Qui vi sono alcuni vostri scritti e libri. Se mai risolvete restarvi, ditemi per quale via sicura ve l'abbiamo da far capitare, acciocché non si sperdano.

Viva Giesù e Maria

Um(ilissi)mo Obbl(igatissi)mo Serv(ito)re

Alfonso di Liguori

del SS.mo Salvatore

La lettura e la trascrizione del documento originale manoscritto, giacente nell'Archivio Generale dei Redentoristi in Roma, è stata fatta nel 1999 da Giuseppe Orlandi.

 




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