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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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49. A Salvatore [sacerdote Garzilli?].

Missione da predicare in Solofra (Avellino) nel mese successivo (febbraio).

 

San Biase [San Biagio], 10. 01. 1743.

 

Viva Giesù Maria Giuseppe e Teresa.

S. Biase 10. Genn. o

D. Salvatore mio caro1 io so quanto V. S. ama la gloria di Giesucristo, et insieme quanto per sua bontà ama noi suoi servi; Perciò nella seguente faccenda, che gli scrivo non ò voluto dar passo senza il suo consiglio.

La cosa è questa, ci rifletta, e poi mi risponda quel, che meglio li pare per la gloria di Giesucristo.

Io da molto tempo tengo lettera alli Signori Canonici di Solofra per la Missione a Solofra; cioè, che noi venissimo a farla mentre Monsignore2 à questo desiderio, che noi facciamo le Missioni per tutta la Diocesi, perché forse à considerato, che noi poi non l'abbandoniamo i luoghi delle Missioni fatte, come l'abbandonano quelli che vengono da lontano, poicché ci ritorniamo dopo più volte a rinovare le specie, e ricordare i propositi fatti, che veramente giova assaissimo per conservare il profitto fatto.

Come in fatti alla Terrana volevano farci venire i Giesuiti e Monsignore, senza che noi ne sapessimo niente, affatto non à voluto darci consenso, volendo, che si servissero di noi.

Contuttocciò io avendo inteso, che a Solofra doveano venirci i Pii Operarii non ò voluto né scrivere a' Signori Canonici per la Missione nostra, né mandarli la lettera di Monsignore; Si facci il bene, e si facci da chi sia. Avendo poi io parlato con V. S. stava pensando di non venire a Solofra, se non veniva propriamente la chiamata a noi della Missione.

Nulladimeno appunto questa mattina mi sono venute avanti gli occhi alcune circostanze di cose, specialmente sull'altare, che mi an mosso a scrivere a V. S., acciocché mi consigli, secondo la maggiore gloria di Dio, come sempre fa.

Le circostanze sono, che una Missione di gran peso, che dovea fare nell'ultimo di Carnovale per giusti rispetti ò dovuta trasportarla per dopo Pasca; onde dopo Pasca difficilmente potrò venire a Solofra, come io pensava. Di più presentemente D. Salvatore mio mi trovo con una conversazione troppo bella di buoni operarii, i quali Dio lo sa, se mai potrò averla più. Onde io sono andato pensando stamattina, giacché non vi è notizia prossima di venire i Pii operarii, di scrivere una mia alli Signori Canonici, includendovi la lettera di Monsignore Illustrissimo, con dir loro che io per obbedire agli ordini del comune Pastore, come ò fatto per l'altri luoghi, così avea determinato di venire colla Missione a Solofra verso l'ultimo di Carnovale cioè alli 2. di Febr. o, perché comincerebbe di festa della Purificazione di Maria, il tempo sarebbe proprio per impedire tanti peccati, che si commettono in quelli giorni.

Già ci troviamo qui vicino, et inoltre sento, che la Missione la desiderano a Solofra, e da molto tempo la stavano aspettando, e si è trasportata. Tanto più, che presentemente ò questa bella conversazione, che non l'avrò appresso. Onde a me parrebbe bene di non aspettare altro tempo e venire a Feb. o, come ò detto; Nulladimeno [prima] di dar questo passo ò voluto scrivere a V. S. L'invio perciò la mia con quella dell'Arcivescovo inclusa, se le pare bene di farla capitare, e consegnarla ect. Se all'incontro li pare impossibile che per ora possa farsi la Missione per altre circostanze nuove, che sapesse, mi rimandi le lettere3.

Circa la cosa, che ora le genti si trovano applicate, che so io coi salami etc. Questa mi par cosa non di tanto peso, che perciò debba tralasciarsi la Missione che in tal tempo di Carnovale suole riuscire di sommo profitto universalmente in tutti i luoghi. Si consegli dunque con Maria SS. ma, e faccia, come meglio le pare.

Resto etc.

Viva Giesù Maria Giuseppe e Teresa.

Vostro Aff.mo serv.re

Alfonso di Liguori del SS.mo Salv.re

Rettore

Legga la lettera mia ai Signori Canonici.

V. Giesù Maria.

 

Secondo l'originale autografo che si trova nell'archivio di Casa Garzilli, Palazzo Maddaloni, a Napoli.

Analisi della lettera fatta dal P. Oreste Gregorio.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 10 (1962), pp. 5-7.




1 Il destinatario è una persona influente del luogo, a cui il Santo si rivolge per appianare le difficoltà sorte. Forse Don Salvatore è un antenato della illustre famiglia Garzilli, presso la quale è custodita questa lettera con la seguente. È una ipotesi non aerea. Nel palazzo solofrano della medesima si mostra una camera detta tuttora di s. Alfonso per tradizione orale, come assicura il discendente Conte F. Garzilli.



2 Arcivescovo di Salerno era Mons. Casimiro Rossi.



3 Sembra perduta la lettera di s. Alfonso ai canonici di Solofra.






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