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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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55. A Mazzini Giovanni, CSSS. Pagani.

Comunica notizie della nuova fondazione in Iliceto e dà disposizioni circa la fondazione di Pagani.

 

Iliceto?, dopo il 28. 12. 1744.

 

[Il Vescovo1 è] contentissimo di noi, e ci ha data tutta la sua autorità. Abbiamo il vicario2 affezionatissimo, come creatura di Monsignor Cavalieri3. Il canonico Maffei ci ha favorito e seguita a favorirci, benché esso avea promesso la cassa [promosso la causa?] Mandarini. Tutto il capitolo, sacerdoti, galantuomini e popolo ci hanno accettato e ci venerano come angeli venuti dal paradiso.

La casa è grande: vi sono da 18 stanze, vi sono tutte le comodità, meglio assai delli Ciurani4. È vero che si può fare molto di più, ma presentemente quel che ci è, ci basta per 15 e 20 soggetti. La chiesa è bella con una bella imagine di Maria e col SS. Sagramento. Abbiamo una gran vigna propria della casa, un grand'orto con un'acqua perenne e fontana d'un'acqua preziosa per bevere e per adacquare tutto l'orto, con molti frutti, ed io ne farò piantare molti altri. Abbiamo legno quanto ne vogliamo dal bosco vicino. Io spero di farmi assegnare dal principe5 una buona porzione del bosco e spero di più di farci fare qualch'altro assegnamento. Perciò ho scritto già a D. Cesare [Sportelli]6 ch'abbi pazienza e vadi in Napoli a parlare al Principe, il quale già stava bene inclinato: onde bisogna battere il ferro ora che è caldo; mentre il principe non viene già qui come io l'aspettavo7.

Il Vescovo di Troia8 Ci ave dato tutta la sua autorità. Il Vescovo d'Ascoli9 anche ci ha dato le facoltà, ma ci ha proibito il confessare ne' pagliari10, e questo ave angustiato un poco. Dal decano di Manfredonia, secondo le circostanze, n'aspetto tutto il favore. -Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.

Per Nocera ho scritto a D. Cesare quel che il Signore mi ha ispirato. Se questi signori Paganesi non la vogliono finire, sarà necessario che la finiremo noi11. Basta; D. Cesare vi comunicherà la lunga lettera che ho scritto. Comunicatemi voi tutti i vostri sentimenti secondo Dio, perché poi spero che Giesù Cristo mi farà accertare la sua volontà nella risoluzione da prendersi.

Io sento che V. Riv. non sta troppo bene; onde temo di farla trattenere a confessare nella chiesa nuova. Vi do licenza di confessare, ma poco, e secondo la discrezione.

Alla lettera di D. Salvatore D. Paolo [Cafaro] non può rispondere, perché sta a Bovino; risponderà appresso. Frattanto rispondo io, e lo ringrazio sentitamente dell'affetto, e che preghi Dio per me e la Congregazione e per la fondazione di Nocera, se Dio la vuole; perché, se non la vuole Dio, dobbiamo noi ed esso rassegnarci alla volontà di Dio.

Scrivetemi sempre e datemi notizie di tutto. Perché ora non mi scrivete niente di Nocera, onde penso che seguitano i disturbi, specialmente con D. Francesco12, il quale forse avrà intento di vederci partiti da Nocera; ma temo che non sarà quieto né in vita né in morte.

Riveritemi D. Cesare, quando lo vedete; comunicategli questo e di nuovo pregatelo da parte mia per l'andata a Castellaneta, perciò forse che parte colle truppe.

Giesù Cristo ci benedica tutti. Saluto D. Biase13. Che s'apparecchi per la Messa a quadragesima14; e questo, se vi pare, mandatelo ancora a Ciurani. Mi raccomandate a Giesù Cristo, acciocché in questa infermità faccio la volontà di Dio; ma se ora moro, moro contento ancora. -Viva Giesù e Maria.

U.mo servo e fratello

Alfonso del SS. Salvatore

[PS] Abbiamo avuto già in scriptis il consenso della università con pubblico parlamento, del Vescovo e del Capitolo, che ci hanno concesso il luogo con tutti li suoi jussi ed emolumenti ch'era proprio del Capitolo15. Onde spero che le contraddizioni di Nocera ci abbiamo liberato delle contraddizioni di Iliceto. Viva Giesù e Maria.

[Altro poscritto del P. Bernardo Tortora16]. Bernardo umilmente bacia le sante mani a V. Riv ed al P. D. Cesare, salutandola caramente con il P. D. Biaggio e fratelli. -Viva Giesù e Maria.

 

Alla lettera manca la parte iniziale. Trascrizione secondo una copia fatta dal P. Kuntz e conservata in A G.

Analisi della lettera fatta dal P. Andreas Sampers.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 12 (1964) pp. 227-230.




1 L'Ecc.mo Antonio Lucci OFM Conv., nato ad Anglona, battezzato il 3-VIII-1682, vescovo di Bovino dal 7-II-1729, morto nel mese di luglio 1752 a Bovino. Il 13-VI-1847 è stata proclamata l'eroicità delle sue virtù.



2 L'Ecc.mo Filippo GENTILE, nato il 10-VI-1692 a Biccari (in dioc. di Troia), vescovo di Telese dal 20-XI-1747, morto il 25-VI-1771 a Cerreto Sannita (residenzia del vescovo di Telese.



3 L'Ecc.mo Emilio Cavalieri, zio di S. Alfonso, nato il 24-VII-1663 a Napoli, vescovo di Troia dal 19-IV-1694, morto il 2-VIII-1726 a Troia.



4 Di questa casa S. Alfonso stesso ne disegnò la forma.



5 Principe di Castellaneta, signore feudatario di quella regione.



6 Vedi la lettera del 28-XII-1744, edita in Lettere Volume I, n. 64.



7 «Io sperava che venisse qua il principe di Castellaneta, per accomodare con lui qualche sussidio annuo per sostentamento della casa, ma il Signore non ha voluto che venisse... Ma bisogna ancora che V. R. vadi apposta a Napoli a parlargli,.. Non vi è rimedio: bisogna battere il ferro ora che è caldo». Lettere Volume I, n. 64.



8 L'Ecc.mo Giovanni Pietro FACCOLLI (1669-1752), successore di Emilio Cavalieri, vescovo di Troia dal 2-IX-1726.



9 L'Ecc.mo Giuseppe CAMPANILE (1702-1771), vescovo di Ascoli Satriano dal 20-XII-1737.



10 Pagliaro: pagliaio.



11 Allude alle difficoltà della fondazione in Pagani.

Cf. la lettera del 28-XII-1744 a Sportelli in Lettere Volume I, n. 64.



12 Francesco Contaldi, sulle prime favorì la fondazione, poi divenne un deciso avversario.



13 Biagio AMARANTE (1722-1761)



14 Il Sacerdozio venne conferito al P. Amarante il 13-VI-1745 in Bovino.



15 Di queste donazioni e sui diritti di cessioni cf. Spic. hist. 5 (1957) 278.



16 Bernardo TORTORA in quest'anno 1744, il 18-VII, aveva fatto la professione. Poi abbandonò la Congregazione il 25-VII-1752.






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