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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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61. Ad Ercole de Liguori.

Su interessi ereditari.

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa

 

S. Maria 22 Febbraio 17461

 

Ho ricevuto l'ultima vostra, Mi volevi dare 50 ducati l'anno? Ora stirati sto braccio che ti sei steso sino a 72. Sappi che io avevo già detto qui che per meno di g... al mese non mi sarei mai contentato, che sarebbero stati 108... eppure era grande cortesia rilasciarti 42 ducati l'anno. Ma per contentarti ora che ho da dire; via, siano 72. Ma in ogni conto fatemi di questi l'assegnamento o a 6... il mese sovra le botteghe o a 24... sopra le case.

E non mi state a nominare per carità condizioni, se affitto questo e affitto quell'altro. Sapete che volete fare ora? Lamentatevi di me che sono un cane... Non me ne abbiate nemmeno grazia. Dopo che vi rilascio per ora 78 ducati l'anno. Mi pare che ve ne potete contentare, e dico per ora, perché se poi vi è mutazione, si muterà discorso. E mi dichiaro che mi corrispondono solamente 72.

Ma se poi, e ricordatevelo bene questo, il Signore vi chiamasse all'altra vita, senza figli maschi, in questo caso voglio che lasciaste in morte alla mia Congregazione tutti questi ducati 78 l'anno non pagati dal presente anno 46. Di questi io solamente mi contento, che ne sospendiate il pagamento; spieghiamoci chiaro. Che dite, nemmeno restate contento, di 150 duc. levarne 78 l'anno, più della metà? Avrei curiosità di sapere se pure vi lamentate.

Che volete quest'amorevolezza da me per affetto, va bene. Ma il dire poi che non posso pretendere li 150 duc. l'anno, e che io pretenda un'ingiustizia, per carità non me ne dite più, perché mi sturbate. E se questo non me l'avessi pigliato per amore di Gesù Cristo, e non v'amassi, da quanto tempo mi avrei fatto assegnare li 150 duc. dalla S. C.

Mi arrivate a dire che in vera coscienza non li posso pretendere, e perché? ora a questo non avrei avuto niuno scrupolo affatto, affatto. Lo scrupolo che ho avuto, è stato di darvi questo disgusto, essendo fratelli. E così ringraziate Gesù Cristo, che mi ha fatto avere pazienza, e carità; e per carità non mi state più a portar ragioni. E lo bello poi che esclamate: Dio Santo!

Dio santo? Dio è santissimo, ma queste ragioni sono curiose. Dell'Istromento delli 150 duc. io non ho fatto uso, perché non lo potevo fare, perché il figlio non può pretendere la porzione paterna, se non dopo la morte del padre. In vita può pretendere solo gli alimenti. È' vero che io poteva farmi assegnare più delli 42 duc., ma per non angustiarvi non l'ho fatto. Ebbene? perché non lo pretesi allora, per questo non li posso pretendere oggi in coscienza? Questi scrupoli non mi sono passati nemmeno per il pensiero.

In quanto alla legittima non dite bene. Mio padre ha lasciato li 200 duc. e la legittima, l'uno e l'altro. Se voleva che la legittima andasse inclusa nel legato delli 200 l'avrebbe spiegato; né il testamento sarebbe stato nullo, quando mi lasciava li 200 per legittima. E poi mio padre la legittima l'ha lasciata a me, e li 200 per legato pio alla Congregazione, cioè 100 per la fabbrica a Ciorani, e 100 che io l'impiegassi in opere pie a mio arbitrio; tanto che io non sarei padrone questi 200 di donarli e giocarmeli, l'ho da impiegare con scrupolo di coscienza in opere pie.

Che ci entrano mo' li 200 colla Congregazione? E sento ora che mi avete dato li 42 duc. in conto di questi 200. Ma subito che vendete il lino, voglio che date il resto alla Congregazione. Questo è legato pio che si ha da pagare dalle robbe dell'eredità subito che si può. Altrimenti fate contro la volontà del testatore. Che forse volete mo vendervi lino e cannavo, e poi riserbarvi a pagarli quando esigete il credito di Capua? Ora questo non serve a pensarci. Perché voi spendete questi denari e poi Dio sa quando li pagherete. Di questo affatto non mi contento.

E per li annui ducati 72 non serve a dire: quando ho danari, ve li manderò. E voi danari non avete mai, perché subito o li spendete o l'impiegate. In ogni conto vi dico che per questo voglio l'assegnamento. Con l'assegnamento non lo sentirete tanto, ma il cacciarli ogni volta dalla borza, dove non ci stanno molti danari, è cosa troppo dura e difficile. E che vogliamo fare, come per lo passato, che per quelli 42 mi avete fatto così stentare? Eppure vi sarà poco o meno d'un'annata di attrasso. Questo levatelo proprio da capo, perché io voglio stare in pace con voi, né voglio disturbarmi tante volte l'anno, mi farò li conti miei e se mi manca poi, mi avrò pazienza.

Pagatemi dunque l'attrasso delli 42 duc. che saranno... se non erro, come mi scrisse Olivieri e li 6 del mese di dicembre, e da questo gennaro corre poi la terza delli 24 che mi assegnerete, e l'esigerò a maggio; e così seguiteremo in pace. In questo non mi fate contrastare. Contentatevi di quanto vi rilascio, e scrivetemi, fatemi sapere, che ve ne contentate, acciò io stia quieto e non ci pensi più.

E per carità, non restate dopo tanto rilascio rammaricato per me, così mi darestivo veramente disgusto, e allora vi dichiarerestivo veramente ingrato.

Per l'officio con D. Domenico2, lo farò quando esso mi risponde.

Dite alla Gnora3 che serviva mandarmi fogli e far fare consigli, quando essa non voleva stare poi a quello che l'ho scritto?

Orsù rispondetemi subito e vi prego a quietarmi per amore di Maria Vergine; non mi fate stare più inquieto per causa vostra. Statevi bene, e non lasciate di fare gli Esercizi alli Vergini in questa Settimana, e non lasciate i Sacramenti.

Io difficilmente verrò più in Napoli; e così, Dio sa, se ci potremo vedere più. Riveritemi D. Rachele4 e la Gnora. e a D. Gaetano5 pensi che da tanto tempo non mi ha dato niente. Bella promessa di 50 duc. l'anno.

Resto -Viva Giesù, Maria e Giuseppe.

Io poi vi faccio questo rilascio, ma voglio che mi restate obbligato a servire la Congregazione quando mi bisognasse la persona vostra per qualche negozio in Napoli. È cominciata anche qui la persecuzione contro noi.

V. G. M.

Aff.mo Alfonso di Liguoro.

 

Trascrizione secondo l'originale che si trova (anno 1942) presso i Padri Cappuccini di Nocera Inferiore.

Analisi della lettera fatta dal P. Oreste Gregorio.

Pubblicata nel Periodico S. Alfonso 13 (1942) 71-73. Cf. l'edizione parziale in Lettere, Volume I, n. 71.




1 Il papà del Santo, D. Giuseppe, era morto pochi mesi prima.



2 D. Domenico de Liguori, cugino.



3 La madre, D. Anna Cavalieri.



4 Rachele de Liguori, cugina, andata sposa ad Ercole de Liguori il 22 agosto 1732



5 Gaetano, sacerdote e fratello del Santo.






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