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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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69. Villani Andrea CSSS.

Sull'approvazione regia dell'Istituto e considerazioni sull'unione, che egli ritiene impossibile, con la Congregazione del SS. Sacramento.

 

Viva Giesù, Maria, Giuseppe e Teresa

 

Napoli, 29 Luglio 1747

 

V'invio quest'altra, scritta dopo che ho ricevuta l'altra vostra; e dico la verità, la vostra lettera mi ha sturbato un poco. Voi vedete con quante cautele io procedo, con quanti dubbj, con quanti consigli.

Apposta ho fatto venire D. Cesare [Sportelli], e dopo parlato col P. Amadeo e concertata la venuta di D. Vincenzo [Mannarini], per maggior cautela siamo andati con D. Cesare a concertare l'affare col canonico Borgia1, ch'è uomo di Dio e uomo singolare per queste sorte di consigli. Dopo che con D. Cesare e con lui abbiamo concordato il tutto di quello che si ha da fare circa quest'approvazione2, leggo la vostra lettera, fatta così riserbata, con tanti timori, con tanti scrupoli ecc.

Io non so che scrupoli sono questi senza fondamento. Se mai potesse riuscire veramente l'unione con pace e di profitto, ognuno di noi la desidera e ci consente; ma perché pensiamo che non potrà mai riuscire così, perciò si dice che se non riuscirà l'unione, riuscirà almeno l'approvazione ecc. Ma per dir meglio, il non essere contradetti e riprovati dal ecc. ingiustamente per fini tutti umani e temporali, mentre l'approvazione propriamente si ha da aspettare dalla Sede Apostolica, e con questa io ci avrei lo scrupolo di non andarci con tutta la semplicità, non già ecc.

In pochi versi mi avete scritti mille dubbj, ma tutti questi si sono discorsi e scrutinati. E voi sapete, se io sono propenso [?] a far dubbj, e quanti ne ho fatti! Parlate con D. Cesare; esso vi scioglierà li vostri timori. Io non mi fido di scrivere tutte le risposte; tanto più che stamattina mi sento non troppo bene.

Dico la verità: se non fosse proprio per Giesù Cristo, ora lascierei qui ogni cosa e me ne verrei a chiudermi dentro una cella a Ciorani, senza intricarmi più di niente. Ma non mi fido farlo in coscienza. M'immaginava che V. R. e gli altri costì si fossero in quest'affare, dove vedono che io procedo con tante riflessioni, rimessi a me, o almeno a me e a D. Cesare, come han fatto quelli delli Pagani, ma la vostra lettera m'ha [reso] pieno di confusione, scrivendo solo scrupoli, condizioni e timori, a cui a tutti ci è la risposta. Frattanto mi lasciate inquieto, che non so che fare, perché io non voglio appresso sentir lotani nella Congregazione; basta quanti ne ho inteso.

Parlate con D. Cesare e appuntate con lui, dove vi possiate abboccare per lunedì; perché lunedì a sera in ogni conto voglio che mi mandate la risposta vostra per via di Pagani, acciò io sappia quello che ho da fare, e se mi ho da ritirare o no.

Pensateci bene. Vedete che ora le cose stanno con buona speranza: Brancone3 impegnato, il Re inclinato, tanto più che ora è stato parlato dal P. Pepe4, il Cappellano Maggiore5 che vuol aiutare. Poi si mutano le cose, si perdono le specie. -Pare prudenza di andare pigliando tempo? Io mi protesto avanti a Giesù Cristo che, se questa cosa si sgarra6, non ci sarà più rimedio. Dico gran cosa, perché da questa dipende tutto lo stabilimento della Congregazione, e senza niuno timore, perché ogni timore è frivolo. Il maggior timore è che la Congregazione, non avendo l'approvazione del Re, non avrà mai stabilità, e forse colle liti a simiglianza di queste di Nocera, anderà forse a dismettersi.

Dove c'immaginavamo noi che Dio ci avesse aperte le vie, che ora ci ha aperte? E noi ora vogliamo trascurarle! Ora io me ne scotolo7 i panni avanti a Dio. Basta che non manca per me.

Io non parlo, perché voglio fare il fondatore ed il dispotico. Vedete, quanti dubbj e quanti consigli cerco ed ho cercati prima. Ma quando si vede che le cose vanno fatte con esame e discrezione, non pare bene impedirle.

Ora fate quello che vi detta Dio. Prego Giesù Cristo, che non voglia per li peccati miei distruggere questa Opera sua. E fate seguitare l'orazione. -Viva Giesù e Maria.

[Manca la firma]

[PS] Ho ricevuti li scritti. -Viva Giesù e Maria!

Che sono questi tanti dubbj che fate per quest'unione, quando vedete che io ne sono così alieno, e non sono per acconsentirvi mai per le ragioni vostre ed altre, se non in qualche caso, ch'è moralmente impossibile, cioè ch'essi veramente ci venissero appresso; e questo non si avrebbe da fare poi che causa cognita e col consenso vostro. Ma ciò in sostanza già ve l'aveva scritto. -Viva Giesù e Maria.

 

Lettera autografa. Trascrizione secondo una copia fatta dal Kuntz verso il 1900 su cui il P. Ernesto Bresciani ha notato: «Conforme all'originale autografo (non firmato) che si trova presso un Padre Benedettino di S. Paolo fuori le mura a Roma».

Analisi della lettera fatta dal P. Andreas Sampers.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 12 (1964) pp. 234-236. Parte della lettera è pubblicata in Lettere Volume I, n. 85 «conforme ad una antica copia».




1 Nicola BORGIA (1700-1779) allora canonico della chiesa metropolitana napoletana, Vescovo di Cava de' Tirreni dal 5-VII-1751, promosso alla Sede di Aversa il 27-III-1765.



2 Sulla unione proposta con la Congregazione del SS.mo Sacramento cfr. TELLERIA, S. Alfonso I 431-432; DE MEULEMEESTER Origines II I65 ss.



3 Marchese Gaetano Brancone, amico di S. Alfonso, che occupò un ufficio importantissimo nell'amministrazione del Regno delle Due Sicilie.



4 Francesco Pepe SI (1684-1759), predicò molte Missioni nel Regno di Napoli.



5 L'Ecc.mo Celestino GALIANI OSB, nato il 27-X-1681 a San Giovanni Rotondo, Vescovo di Taranto dal 30-IV-1731, trasferito alla Sede titolare di Tessalonica il 31-III-1732, morto il 26-VII-1753.



6 Sgarrarsi: sbagliarsi, fallire.



7 Scotolare: scuotere.






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