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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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72. A Carlo III, Re di Napoli. Napoli.

Memoriale autografo per la regia approvazione dell'Istituto.

 

...,... 07?. 1747.

 

S. R. Maestà

Signore. -Il Sacerdote Alfonso de Liguori napoletano umilmente supplicando anche a nome de' suoi compagni espone alla Maestà Vostra come sin dall'anno 1732 essendosi congregato con altri Missionari sotto il nome de' Sacerdoti del SS. Salvatore nella diocesi di Scala coll'approvazione del di lei Prelato, affine d'impiegarsi nell'aiutare le anime de' poveri della campagna, che sono la gente più destituta d'aiuti spirituali mentre spesso loro manca chi amministri lor i santi Sacramenti, e la divina parola; tantocché molti di loro per mancanza di Sacerdoti giungono a morire senza sapere neppure i Misteri della santa fede, trovandosi troppo pochi Operari spirituali, che attendano di proposito e per puro zelo alla cultura di questa povera gente per ragione delle spese, e più delle gran fatiche e patimenti che bisogna soffrire per questo impiego.

Ed in fatti essi supplicanti sotto gli auspicii ancora della Maestà Vostra sin dal detto tempo sono andati continuamente aiutando questi poveri contadini, girando per le campagne e per li monti di sei Provincie di questo Regno con tanto profitto universale che la notizia n'è giunta anche alle orecchie di V. Maestà, specialmente per le fatiche fatte nella diocesi di Troia a beneficio de' pastori della Puglia.

A questo medesimo intento i supplicanti col reale permesso della Vostra Maestà e coll'autorità degli Ordinari si sono uniti a vivere in alcune case, o siano Ritiri situati fuori dell'abitato in diversi luoghi del Regno, come nelle diocesi di Salerno, di Nocera e di Bovino, e di più ultimamente V. M. s'è degnata di dare il suo beneplacito, acciocché fosse lor ceduta la chiesa di Mater Domini nella diocesi di Conza colla casa ivi adiacente affine di proseguire colà l'istessa Opera. Ed in queste case oltre le missioni, che di sono uscite, si è dato il comodo a' contadini di venire da' loro paesi, dove hanno intese le missioni a rinnovare le confessioni, ed a meglio stabilirsi coi consigli e colle prediche. E di più nelle medesime case si sono dati molte volte l'anno gli Esercizi chiusi a' secolari ed ecclesiastici, cosa ch'è riuscita di sommo frutto comune, poiché i Sacerdoti usciti poi di infervorati ed istrutti si sono posti con gran zelo a coltivare i loro paesi.

Il Signore Iddio poi ha dimostrato già di benedire quest'Opera non solo con la conversione di tante anime abbandonate, e colla riforma de' costumi in tanti paesi, ma di più coll'aumento de' soggetti, che per zelo della gloria di Giesù Cristo si sono fra questo tempo aggregati a questa lor Compagnia.

Sacra Maestà, questo è lo stato, in cui l'Opera si trova al presente, ma se V.M. non si degnerà di concedere ad essi supplicanti la grazia che umilmente le dimandano, l'Opera sta in pericolo per più ragioni e per più vie di andare a terra, e finire.

Posto dunque a piedi del suo real Trono esso Sacerdote e suoi compagni supplicano la M. Vostra per l'amore che conserva alla gloria di Giesù Cristo, e per la salute spirituale di tanti poveri contadini suoi vassalli, che sono i figli più abbandonati della Chiesa di Dio, onde meritano tutta la compassione, a concedere il suo reale beneplacito, che la suddetta loro Compagnia si erigga e. stabilisca in Congregazione di Preti secolari sotto il titolo del SS. Salvatore soggetta perpetuamente alla giurisdizione degli Ordinari de' luoghi ad instar de' Padri Pii Operari e Padri della Missione colle Regole da osservarsi da' Congregati, ch'esso supplicante umilia ora a' piedi della M. Vostra.

Non pretendono già i supplicanti questa grazia da V. Maestà per procacciarsi esenzioni, o per aver la libertà di fondare più altre case in questo Regno; si contentano di essere esclusi da tutte l'esenzioni, e sola mente supplicano, acciocché la M. Vostra colla suddetta grazia stabilisca l'Opera, e le case che già presentemente hanno col permesso di V. Maestà, e così possino essere accresciute di soggetti, poiché quelli che vi sono al presente riescono troppo scarsi alla gran messe che vi è di coltivare di contadini in questo gran Regno; e molti forse per timore che l'Opera non abbi permanenza ripugnano d'aggregarvisi, e gl'istessi compagni che vi sono, per cagione di tal timore vivono disanimati, e perciò v'è pericolo, che anch'essi un giorno abbandonino l'Opera.

Ond'esso supplicante prostrato a' piedi di V. Maestà con tutto il rispetto si protesta che se la M. Vostra non accorderà la grazia supplicata, quest'Opera così utile, anzi così necessaria per la cultura de' poveri campagnoli, si dismetterà col tempo, e dismessa poi che sarà una volta col disvio de' soggetti non vi sarà più modo di rimetterla in piedi.

I monarchi che hanno la pietà e il zelo che ha la M. Vostra della gloria di Giesù Cristo non solo difendono, ma ancora promovono queste Opere di Dio più derelitte, e questo è quello che noi speriamo dalla M. Vostra, ch'è il più pietoso Monarca, di cui ci gloriamo, che non solo non permetterà che l'Opera incominciata abbi a perdersi ma che abbi a favorirla sopra tutte le altre come Opera così necessaria per bene de' suoi vassalli, i quali certamente quanto saranno più fedeli a Dio, tanto saranno più fedeli al loro Principe; e come Opera propria e tutta di V. Maestà, poich'ella non viene da fuori, ma nasce nel suo medesimo Regno, e de' suoi medesimi vassalli, quali si vantano d'essere tutti essi supplicanti, che s'obbligano sempre più a pregare per la conservazione, e per l'aumento della Corona di V. Maestà, e l'avranno a grazia ut Deus.

Alfonso di Liguori.

 

Trascrizione secondo l'originale che è conservato nella cappella dell'Immacolata, in piazza Dante di Na poli, appartenente al Marchese Tomasi; Mons. Nicola Laudisio, vescovo redentorista di Policastro, il 22 settembre 1842 ne riconobbe l'autenticità alfonsiana.

Analisi della lettera fatta dal P. Oreste Gregorio.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 3 (1955) pp. 388-389




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