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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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107. A Don Nicola.1

Prima Mazzini e poi S. Alfonso si congratulano per la fortezza in difendere la sua vocazione.

 

Pagani, 02. 08. 1755.

 

[Lettera del P. Mazzini]

Viva Giesù Cristo e Maria Imm.ta

D. Nicola mio caro in Giesù,

Quanno mi sono consolato della fortezza [che] avete mostrato in questo terribile assalto; ah!, certo che la V.SS. vi ha assistito a meraviglia, e spero che vi assisterà fin tanto ritornerete al porto della Cong.ne. Ho conferito col nostro Padre2 quel tanto pretendono i vostri genitori, ed egli ha stimato che sia una arte dell'inferno, il quale differisce l'esecuzione della vostra risoluzione per vedere, se possa riuscirgli di darvi un nuovo assalto. Del resto dice l'anzidetto nostro Padre, che il solo motivo d'avere in casa un infermo [vale] per fare che V. S. differisca per qualche tempo il ritirarsi, acciò non deriva ad esso qualche amarezza che potrebbe aggravargli il male; l'aspettare però la venuta di vostro fratello stima il nostro Padre che sia inutile e forse dannosa all'anima vostra. Sicché dunque vi accorda il nostro Padre che vi tratteniate per qualch'altro poco di tempo, finché vedrete che la vostra partenza non possa nuocere gravemente l'infermo, e fra questo mentre si fortifichi con l'orazione e col ricorso continuo a Maria Immacolata.

Mi fa soggiungere anche il nostro Padre, che lui fra giorni si porterà al nostro Collegio di Ciorani per ivi trattenersi per qualche tempo, ed ivi vi sta aspettando con desiderio di riabbracciarvi come suo figlio.

Caro mio D. Nicola, non ve la fate fare dalla tenerezza de' parenti, dalle di loro lagrime e sospiri; ah!, che questi, quanto sono deboli in se, tanto anno forza sopra il cuore umano.

Animo; combatte forte, e fortificatevi nel Sacro Costato di Giesù, dove vi abbraccio e vi bacio.

Di V. S.

Pagani, 2 Agosto 1755.

Servo e F.llo nel Signore

Giovanni Mazzini del SS. Red.re

[Lettera di S. Alfonso]

Viva Gesù e Maria

D. Nicola mio,

Mi son consolato della vostra fortezza, e ringrazio Gesù Cristo che ve l'ha data. Allegramente; mentre l'inferno s'ha pigliato tanto fastidio è segno che Dio vuole grandi cose da voi. Vi benedico e v'aspetto alli Ciorani. Attento fra questi giorni che vi trattenete in casa, perché sarà tutto tempo di tentazioni; il demonio non lascerà di far le sue parti, e li parenti si affaticheranno a smovervi or con tenerezze, ora con false ragioni, e forse anche con mettervi scrupoli vani. Non date loro udienza. Raccomandatevi sempre a Gesù e Maria; ed alle lusinghe e ragioni de' parenti meglio è che non vi rispondete. Così fece D. Paolo nostro fel. m.3.

Di nuovo vi benedico

Alfonso

 

Trascrizione secondo una copia conservata in A G.

Analisi della lettera fatta dal P. Andreas Sampers.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 12 (1964) pp. 243-244.




1 Persona rimasta sconosciuta.



2 S. Alfonso.



3 Paolo Cafaro CSSR, morto il 13-VIII-1753 -Sul modo di agire del P. Cafaro quando veniva tentato dai partenti circa la vocazione, S. Alfonso annota nella di lui biografia: «Ivi [a Barra presso Napoli] per allora venne ad aiutarmi P. D. Paolo, ed ivi giunse da poi il suo fratello, dopo che seppe la di lui risoluzione di lasciar la casa, il quale per due ore continue non fece altro che caricarlo di rimproveri con gridi ed ingiurie; ma D. Paolo prudentemente tacque sempre, senza rispondere neppure una parola. Dico prudentemente, perché in verità tutte le parole e ragioni anche evidenti non hanno forza di persuadere un animo appassionato, anzi quanto più sono forti e chiare, più l'indurano ed inaspriscono». Positio super Introductione Causae S. D. Pauli Cafaro, Romae 1908, Summarium addictionale p. 18.






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