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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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180. Al sac. Antonio Tancredi, parroco in Arpaia.

Parte di lettera. Sull'usanza dei giovani promessi sposi.

 

S. Agata, 01. 09. 1762.

 

Non abbiamo trovato altro modo col Sig. Arcidiacono1, che far sentire alli parenti delli sposi, che resteranno scommunicati, facendo entrare li sposi nelle loro case. Ce lo faccia sentire; e faccia sentire alli confessori, che non l'assolvino, quando vengono a confessarsi.2

 

Trascrizione secondo un'antica copia fatta nel 1790 dal can. Pasquale Lesso, Primicerio della chiesa collegiata in Arpaia, conservata in AG.

Analisi della lettera fatta dal P. Andreas Sampers.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 9 (1961) pp. 312-313.




1 L'Arcidiacono era il Can. Ottaviano Rainone.



2 Per meglio intendersi questa parte di lettera, ecco quello che Pasquale Lesso premette alla sua testimonianza:

"Tanti e tanti che prima di sposare avevano scandalizzato il pubblico, conversando colle rispettive innamorate prima di sposare, si vedeva condannata la donna a stare in tempo di concorso di popolo colla candela nelle mani avanti la porta della chiesa, e l'uomo starsene con una corona di spine sul capo, et hoc ut deterreantur alii, come si esprimono i rispettivi decreti, a similibus committendis excessibus, ed in questo Mons. era irremissibile e duro.

Avendo saputo l'abuso, che vi era nel paese, che non vi era sposo, che non trattasse in casa della sposa prima di contrarsi il matrimonio, e reso inutili tanti mezzi da esso adoprati, scrisse al Parroco D. Antonio Tancredi: [segue il passo della lettera].






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