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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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187. A D. Francesco Di Filippo, arciprete di Frasso.

Disposizioni per il buon ordine e il miglior risultato della missione da darsi.

Viva Gesù, Giuseppe e Maria!

AIROLA, 15 GENNAIO 1763.

Molto Revdo Sig. mio ossmo,

Stamattina appunto, ho saputo di certo che i PP. missionari, giovedì mattina, vengono a Frasso. Mi hanno mandato a dire che vogliono dodici cavalcature e le vogliono qui, mercoledì la sera. Onde la prego a farle venire. Che se mai in Frasso non potessero trovarsi tutte e dodici, me n'avvisi subito, perché vedrò di far cercare qui, se si trovano, quelle che mancano; ma procuri costì di far fare prima tutte le diligenze.

Procuri, poi giovedì mattina, di far trovare apparecchiato il pranzo per li Padri; perché, secondo la loro osservanza, essi pagheranno tutto.

Quel che più le raccomando è di far fare la missione in due chiese.

Io già ne ho pregato il P. Superiore di qui, che mi faccia questa grazia; mentre sono stato assicurato per certo, da persone pratiche del paese, che la chiesa arcipretale non è capace del popolo: e quando la chiesa dove si fa la missione non è capace del popolo, la missione non serve, né  per quelli che non ci vengono, né per quelli che ci vengono; perché anche quelli che ci vengono stanno così stretti ed inquieti, che poco sentono la predica, e il predicatore poco può fare la predica a proposito, per li bambini che gridano o per la gente che vuole passare o per quella che sta scomoda. Queste sono cose succedute a me più volte, e così parlo per certa sperienza.

Ma dico la verità: dove prima molto mi edificai in vedere la prontezza di V. S. in accettare con tanto genio la missione, dopo non mi sono molto edificato in sentire la ripugnanza, che V. S. ha fatta nel far fare la missione a due chiese, come io con tanta premura la pregai.

Ella scrisse che nella chiesa della collegiata gli offici sarebbero stati di disturbo a' missionari In ciò ben può rimediarsi: V. S. ordini a' collegiali, da parte mia, che nella mattina dicano l'officio nella sagrestia, come si è fatto in tante parti; e se mai la sagrestia non fosse capace, almeno dicano l'officio sotto voce, acciocché non impediscano le confessioni, per quanto si può.

Basta: in ogni conto io voglio che la missione si faccia in due chiese; e se mai in ciò i missionari vi facessero difficoltà, ha da essere pensiero di V. S. d'indurli a far fare la missione nella sua e nella collegiata, con dire loro che questa è la mia volontà: altrimenti resterei scontento, pensando che la missione poco ha potuto riuscire.

La prego poi, quando viene la missione, ad intendersela sopra tutto col P. D. Giuseppe Jorio, perché esso ha stabilito qui molte cose che hanno permanenza; come è la congregazione de' preti, aggregata a quella del P. Pavone, la congregazione de' galantuomini, la congregazione de' chierici e de' figliuoli, e sopra tutto l'adunanza o sia istruzione delle figliuole, che si debbono unire ogni festa in una chiesa, dove, o V. S. o altro sacerdote che parerà atto, farà a parte a parte l'istruzione, come si hanno da portare alla casa, alla chiesa, nel fare l'orazione, nel prendere i sacramenti ecc.

Questo esercizio per le zitelle può santificare tutto il paese. Basta: glielo raccomando quanto posso. E se l'intenda, replico, per tutte queste cose con D. Giuseppe Jorio, il quale vale per mille.

Io spero in Dio che questa missione, sopra tutte le altre, ha da santificare il paese, specialmente per le opere che lascerà il P. Jorio.

In quanto agli esercizi a' preti, V. S. dia l'incombenza ad un sacerdote che noti tutti quelli che mancano, preti o chierici, almeno per gli esercizj del giorno, ché voglio saperlo

Facci accomodare una camera sola per detto P. [Giuseppe] Jorio con uno letto; e la benedico.

Affez.mo per servirla

A. M. Vescovo di S. Agata

Pubblicata in Lettere I, n. 387, pp. 489-491, e integrata nell'utlimo paragrafo da A. Sampers e R. Telleria in Spicilegium Historicum Congregationis SS.mi Redemptoris, Roma, 9 (1961), p. 316, n. 6.




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