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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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221. A Fatigati Gennaro, Napoli.

Gli chiede di riferirgli il pensiero dei circoli ecclesiastici napoletani intorno alla condanna fatta dal S. Officio di dieci proposizioni.

 

Arienzo, 22. 08. 1764.

 

Viva Gesù Maria e Giuseppe

R.mo P.dre Sig.e e P.ne col.mo

D. Gennaro mio caro sono a pregare V.P. R.ma di rispondermi a un dubio. Ultimamente ho lette in una carta stampata dieci proposizioni1, o siano Tesi dannate in Roma dalla S. Congregazione del S. Officio approbante S. Pontifice. Tra queste vi è la prima Tesi, dove si dice:

1) Esser lecito seguire la più probabile per la libertà quando è probabile l'opinione per la legge.

2) Esser lecito tra due probabili seguire la meno tuta.

3) Tra due probabili esser lecito seguire la meno probabile.

Ora questa prima Tesi si dice esser condannata dal Papa, e pubblicata in Trento. Sicché oggidì non sarebbe più lecito neppure seguire l'opinione più probabile per la libertà, quando la contraria fusse probabile ancorché meno probabile.

Io però intesi anni sono, che il Papa avea ordinato, che tal condanna non si publicasse in Roma. Ed infatti se vi fosse tal condanna sarebbe proibito ogni uso di probabilità, e solo sarebbe lecito operare colle sentenze moralmente certe. Ma non mi pare, che siasi appresa così per il Mondo mentre questa condanna totale d'ogni opinione probabile anche più probabile.

Prego V.P., che sta intesa delle cose ad avvisarme che cosa si dice, e che cosa giudica di tal condanna. Non altro, mi confermo

Di V.P. R.ma

Arienzo 22 agosto 1764

Div.mo ed obbl.mo servitor vero

Alf.o M.a Vesc.o di S. Agata de' Goti

 

L'originale si trova nell'Archivio Storico, Istituto Universitario orientale, Napoli, Zibaldone del 1764. -Sono autografe soltanto le due ultime righe della firma.

Analisi della lettera fatta dal P. Oreste Gregorio.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 6 (1958) pp. 328-329.




1 La proposizione o tesi che più preoccupava Alfonso era questa: «1. Esser lecito seguire la più probabile per la libertà quando è probabile l'opinione per la legge. 2. Esser lecito tra due probabili seguire la meno tuta. 3. Tra due probabili esser lecito seguire la meno probabile», perché distruggendo essa «ogni uso di probabilità» e permettendo solo l'uso delle sentenze «moralmente certe», distruggeva la base del sistema alfonsiano del probabilismo moderato o equiprobabilismo, e ciò proprio quando esso giungeva al suo perfezionamento (a).

Quantunque Alfonso parli di dieci proposizioni è certo però che si trattava delle undici proposizioni o tesi di Avisio (ora Lavis nella diocesi di Trento da cui dista poco più di 8 Km.). Il 10 giugno 1760 D. Agostino Bonora (b) affisse nella sua canonica di Lavis un foglio manoscritto dal titolo: «Probabilismus Publicae disputationi Ven. Clero Avisiensi exercitii gratia expositus contra probabiliorismum stricte talem, utpote negotium perambulans in tenebris. Pro die 10. Junii 1760, in aedibus canonicalibus Avisii» (c). Quello scritto conteneva undici tesi la prima delle quali è precisamente quella riportata da Alfonso in traduzione italiana. Eccola nel testo originale: «1. Probabilismus noster versatur circa haec tria: Licet sequi probabiliorem pro libertate, relicta minus probabili pro lege. Licet sequi aeque probabilem pro libertate, relicta aeque probabili pro lege. Licet sequi minus probabilem pro libertate, relicta probabiliori pro lege» (d). La espressione alfonsiana «dieci proposizioni, o siano tesi» è pienamente giustificata dal fatto che la prima tesi da lui riportata costituisce la base delle tesi seguenti. Tra queste ultime e la prima infatti si leggono queste parole: «Ex iis deducuntur sequentia paradoxa».

Nella discussione tenutasi a Lavis l'undici giugno 1760 le dette tesi furono brillantemente impugnate dai sacerdoti D. Francesco Fabbri da Drebeseno, D. Bartolomeo Francesconi di Brentonico e dal Filippino P. Francesco Oliboni di Pescantina (e). Esse dopo di essere state condannate da Mgr. Francesco Felice dei Conti Alberti (f), principe vescovo di Trento, con lettera circolare del 3 gennaio 1761, furono denunziate a Roma dal Canonico Pietro Ceschi e furono nuovamente condannate dalla Inquisizione coram Clemente XIII il 26 febbraio 1761. Veramente esse non erano nuove, poiché erano già state discusse dai Gesuiti a Palermo fin dal 1754, ma non essendo state denunziate non erano state prese in considerazione. Questa volta però esse furono condannate, ma non tutte colla stessa forma, poiché alcune lo furono come false, altre come temerarie, altre come piarum aurium offensivae e una come erronea e vicina alla eresia (g).

Alfonso nel desiderio di vederci chiaro non si contentò di chiedere il parere del Fatigati, ma ricorse anche al Segretario della Congregazione dell'Indice P. Pio Tommaso Schiara O. P., al Maestro del S. Palazzo P. Tommaso Agostino Ricchini o. P. e allo stesso Penitenziere Maggiore Card. Antonio Andrea Galli (h). Le risposte avute da fonti cosi qualificate lo rassicurarono pienamente, e Alfonso poté proseguire la difesa del suo sistema (i).

 

(a) Il sistema elaborato da Alfonso in lunghi anni di riflessione raggiunge la piena espressione personale colla pubblicazione della Breve Dissertazione dell'uso moderato dell'opinione probabile, avvenuta a Napoli presso il tipografo Di Domenico nel 1762 e cioè all'inizio della sua vita pastorale. Cf. TELLERIA, op. cit. II 288-294; TER HAAR Franz, CSSR.. Ven., Innocentii PP. XI de Probabilismo Decreti historia et vindiciae (Romae, Frid. Pustet 1904) 44, 131. Per la storia del probabilismo basti citare DEMAN Th., O. P., Probabilisme -Dictionnaire de Theologie Catholique (Paris, Letouzey et Ané, 1936) XIII l coll. 417-619.

(b) Originario di Cavalese e cittadino di Trento; appartenne ai Canonici Regolari Lateranensi di S. Agostino a S. Michele sopra Trento. Decano Foraneo nel 1747, pievano di Giovi nel 1762 e di S. Michele all'Adige nel 177o dove morì il 15 febbraio 1783. Fu di bassa statura e buon violinista. Cf. Contributi alla storia dei Frati Minori della provincia di Trento. Nel settimo centenario della morte di S. Francesco (Trento, Arti grafiche Tridentum, MCMXXVI 158-159; DELL'ANTONIO Orazio, O. F. M., I Frati Minori nel Trentino (Trento, Tip. Francescana, 1947) 206.

(c) LIGUORI Alfonso de (S.), CSSR. Dell'uso moderato dell'opinione probabile= opere del Beato Alfonso M. de Liguori Classe seconda: Opere Morali (Torino, Giac. Marietti, 1829) vol. XVII 290-292; IDEM, Apologia in cui si difende la dissertazione del medesimo prima data in luce circa l'uso moderato dell'opinione probabile dalle opposizioni fattegli da un molto rev. p. Lettore che si nomina Adelfo Dositeo (ibidem 1829) vol. XVI 152-154; REUSCH Franz Heinrich, Der Index der verbotenen Bucher. Ein Beitrag zur Kirchen-und Literaturgeschichte (Bonu, Verlag Max Cohen & Sohn, 1885) II 825; Contributi alla storia dei Frati Minori 159.

(d) Cf. Le stesse indicazioni delle operette alfonsiane già citate.

(e) Ibidem.

(f) Cf. Contributi alla storia dei Frati Minori 158. Affine di farle colpire da censura ecclesiastica le tesi furono fatte stampare a Lugano dal Francesconi. Cf. DFLL'ANTONIO, op. cit. 210 nota 13.

(g) Nato a Trento il 4 ottobre 1701 nel 1724 fu nominato canonico. Dopo vari uffici di responsabilità il 6 marzo 1756 fu creato coadiutore con diritto di successione di Mgr. Domenico Antonio dei Conti di Thunn, e prese possesso il 26 ottobre dello stesso anno ricevendo la consacrazione il 14 novembre seguente. Alla morte del Thunn (7-9-1758) egli assunse il governo della diocesi di Trento che ritenne fino alla sua morte avvenuta l'ultimo dell'anno 1762. Fu pastore dotto, zelante e antiprobabilista convinto. Cf. BONELLI Benedetto, o. F. M., Monumenta Ecclesiae Tridentinae (Tridenti, Typ. Joan. Bapt Monauni, MDCCLVV), parte II del III volume di Notizie Istorico-critiche 262-264.

(h) REUSCH, op. cit. II 825.

(i) Le risposte da loro date Alfonso le riporta nelle due opere già menzionate rispettivamente alle pagine 30l-303, 300-301, 303-304 nella prima e 163-164, 164-165, 166-167 nella seconda.

(l) Ciò dovette fare specialmente contro il Domenicano P. Giovanni Vincenzo Patuzzi che si nascondeva sotto lo pseudonimo Adelfo Dositeo. Cf. TELLERIA, op. cit. II 295. 305; REUSCH, op. cit. II 825.






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