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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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241. A Longobardi Stefano, Pio Operario. Napoli.

Lo prega di venire con le Missioni in Arienzo.

 

Arienzo, 23. 09. 1765.

 

Rev.mo Padre Signore Padrone Colendissimo

Viva Gesù, Maria, e Giuseppe

Scrivo in confidenza a V. Pat. Rev.ma quello che occorre circa l'obbligo de vostri Padri per la Missione in Arienzo. Io mandai a pregare il Rev.mo vostro Padre Preposito che dovendosi far la vostra Missione in Arienzo mi avesse favorito di far fare due Missioni, una all'arcipretale a S. Andrea nella Terra di Arienzo, e l'altra nel Casale di S. Felice. Il P. Preposito mi fece rispondere dal P. Cacciapuoti che per una Missione mi avrebbe favorito qui in Arienzo, ma non già per due, perché secondo il loro obbligo non eran tenuti a fare più che una sola Missione. Io appunto oggi sono giunto qui, ed ho inteso che l'università1 ed i Preti strepitano per questa cosa, dicendo che ancorché nel testamento non si nominassero più Missioni, e si dicesse solamente che i Padri ogni tre anni dovessero fare la Missione in Arienzo, con ciò non potea intendersi per una sola Missione, essendo Arienzo numeroso di diecimila anime, e diviso in tanti paesi dispersi, e lontani l'uno dall'altro; tanto più che l'osservanza o sia consuetudine usata per lo spazio di tanti anni ha spiegato (come dicono) bastantemente questo punto, e dicono che prima quando stava in piedi la parocchia di S. Nicola a S. Maria a Vico, i Padri soleano fare non solamente due, ma tre Missioni; ed in fatti io appontai già colli Padri domenicani, che dessero la loro chiesa, ma quelli mi portarono poi un certo loro decreto che ostava, e perciò fui obbligato io a predicare. Onde concludono qui che affatto non vogliono sopportare che si introduca l'uso che si faccia una sola Missione.

Padre don Stefano stimatissimo. V. Pat. Rev.ma sa quanto io sono affezionato verso la vostra santa Congregazione, mentre noi può dirsi che siamo figli vostri, mentre da un vostro Padre abbiamo avuto il principio2, e per me non dubitate ch'io non prenderò mai lite colla vostra Congregazione per questo punto; ma le dico in confidenza che qui ho inteso nominare che se i vostri Padri stan forti a voler fare una sola Missione, l'università ricorrerà alla Maestà del Re.

V. Pat. Rev.ma sa che quando si tratta fra secolari ed ecclesiastici presso del Regio gli ecclesiastici ne hanno sempre la peggio; e sento nominare sequestro delle rendite. Io per me queste cose affatto non le ho nominate, ma oggidì già sa V. Pat. Rev.ma che la via del Regio è la via usuale che pigliano i secolari. Ho voluto tutto avvisarcelo, acciocché consultino l'affare cogli altri Padri, e risolvino quel che meglio stimano.

Voglio dire un'altra cosa, la quale oggi mi ha dispiaciuto. Ho inteso che i vostri Padri restarono aggravati di me tre anni sono, quando si fece la Missione nella Nunziata di Arienzo, per causa che io dopo nel carnevale feci venire un'altra Missione de' Padri miei a S. Andrea. Io non feci venire la Missione, ma solamente feci fare gli Esercizi spirituali all'arcipretale, poiché avendo veduto che la gente della parte di sopra poco o niente era concorsa alla Missione della Nunziata, stimai necessario di dar loro questo aiuto; ma non fu già Missione, ma semplici Esercizi spirituali. Né affatto pensai a far cosa di aggravio a' vostri Padri, mentre questi Esercizi spirituali io procuro di farli fare ogni anno ad Arienzo, S. Agata etc. e mi mossi a far ciò vedendo che quasi tutta questa gente dell'arcipretale, ch'è la più bisognosa non era concorsa alla Missione, e non ebbi animo di pregare i vostri Padri di fare un'altra Missione all'arcipretale, altrimenti l'avrei di ciò sommamente pregati. Del resto affatto non pensai di far aggravio alla vostra Missione, essendo quelli meri Esercizi spirituali, li quali poco servono, perché il frutto maggiore della Missione è che la gente si confessi a Padri forastieri, e non alli confessori paesani. Se mai poi in ciò ho errato per trascuraggine, gliene cerco perdono, e non voglio che mi resti questo pungolo, mentre io troppo stimo la vostra Congregazione, e la vado decantando sempre che posso, ed ho cercato di mandarvi giovani sempre che ho potuto.

Mi raccomando poi con modo speciale all'orazioni di V. Pat. Rev.ma che io stimo ed amo con modo speciale, ricordevole dell'affetto e di tante carità che mi ha usate.

Resto con tutto l'ossequio raffermandomi.

Arienzo 23 settembre 1765.

Di V. Pat. Rev.ma

Div.mo ed obblig.mo serv.re vero

Alfonso Maria vescovo di S. Agata

 

Lettera dettata e firmata da S. Alfonso. Fino a qualche tempo fa custodita dalla signora Grazia Cicalese in Stanzione, 1a traversa Casolla, palazzo Cammarota in Nocera Inferiore, in una vecchia busta con l'indicazione «Lettere del Beato Alfonzo Maria de Liguori scritte al P. D. Stefano Longobardi de' Pii Operarii». Ora è presso l'archivio del collegio redentorista di Pagani. In margine è annotato: «Si assicura da me qui sottoscritto che la firma della presente lettera è di mano propria del Beato Alfonso Liguori.

Napoli in S. Antonio a Tarsia 16 aprile 1828.

Il Rettore Maggiore della Congr. del SS. Redentore Celestino M. Cocle».

Analisi della lettera fatta dal P. Oreste Gregorio.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 19 (1971), p. 250-251.




1 L'amministrazione civica di Arienzo.



2 Mons. T. Falcoia dal 1732-43 fu direttore della Congregazione del SS. Redentore: vedi O. Gregorio, Mons. T. Falcoia, 188 ss., ove vengono chiariti alcuni testi controversi.






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