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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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265. A Ferdinando IV, Re di Napoli.1

Respinge le accuse (di Maffei) contro i Padri di Deliceto circa il possesso di beni temporali.

 

[... 07. 1767].

 

[ETML-M:U=“[]” ]S[acra] [ETML-M:U=“[]” ]R[eal] [ETML-M:U="[]"]M[aestà] [ETML-M:U=“[]“]Sig[no]re

È quasi un anno che l'Adunanza de' miei Missionarj commoranti in Iliceto,2 Provincia di Lucera3, da pochi particolari cittadini viene aggravata presso la M. V. con capi che molto offendono il decoro di chi deve impiegarsi nel ministero apostolico, esponendosi specialmente che i suddetti, diviando dal loro fine, siansi dati a fare acquisto di robbe, controvenendo così a' regali divieti dell'Augustissimo vostro Genitore, che con sua regal carta in data del 9 Xbre 1752 loro proibisce ogni nuovo acquisto di beni stabili e qualunque sorte d'annue rendite in commune.

Io, perché l'informo [=informazione] s'era già rimesso al Presidente di Foggia, stimava arroganza presentar supplica alla M. V. in discolpa de' miei Missionarj, primaché ve ne fosse dal detto vostro Ministro data distinta relazione; ma perché chi li bersaglia, non avendo premura di veder posta in chiaro l'innocenza, non pensa a far venire detto Ministro col dar tempo al tempo, e con portarli da Tribunale in Tribunale, inviluppando così sempre più la verità; perciò ho stimato io come direttore della prefata Adunanza, umiliato a' piedi della M. V., esporre con sincerità lo stato delle [cose], come sono innanzi a Dio e come porta l'onestà del mio carattere.

Dicono, che i miei Missionarj abbino contravvenuto a' regali comandi facendo acquisti di nuovi beni. Questo non è vero; ed assicuro la M. V. che dal tempo, in cui fu emanato il regal dispaccio, non s'è fatto veruno acquisto da detta Casa de' beni vietati. Ciò si rileva non solo da chiunque vuole asserire il vero, come deve al vostro Regal Trono, ma ancora dal general Catasto del Paese; cosicché adesso la Casa neppure riceve quel che dall'Augustissimo Re Cattolico fu determinato de' Sacerdoti suddetti.

Espongono che comandandosi colla stessa sovrana carta, che i beni ad essi lasciati s'amministrino dal Vescovo coll'intelligenza del Sindico e Governadore, per indi darsi dal fruttato di quelli carlini due il giorno per alimento ad ogn'uno de' Padri e i loro Fratelli servienti, distribuendo l'avanzo a' poveri, s'amministrino questi dalli stessi Sacerdoti senza dipendenza veruna.

Anche questo è alieno dalla verità, poiché quel poco che si ricava da' fondi s'è fedelmente sempre amministrato dal Vescovo, constituendo suo procuratore uno degli stessi Sacerdoti, obbligandolo a rendere minuto conto ogn'anno a norma del comando regale, come si fa chiaro dalle liberatorie, firmate dal Vescovo. Né da questo s'è stimato incombenzarne persona straniera, sì per la poca cura che avrebbe auta de' beni suddetti, sì perché da questi non poteva cavar quella paga che necessariamente averebbe dovuto assegnarlo per l'incomodo, come poco appresso si farà chiaro.

E sebbene la rendita sia tenuissima, neppure ad alimentare due Sacerdoti, pure non mancano di far limosine a' poveri, diminuendosi il parco lor vitto, specialmente nel tempo della passata penuria, come agli stessi ricorrenti è manifesto.

Sono caricati presso la M. V., che possegono gran ricchezze e giornalmente ne ammassano con svantaggio de' poveri. Ma non è così. Tutta la rendita, inclusi i pesi che vi sono, conforme appare dalla relazione di essi fatta nel 1752 dall'Ill.mo Marchese Cito4, allora Presidente di Foggia, per ordine del Gloriosissimo vostro Genitore, è di docati 350 in circa, sebbene in realtà sia anche minore, perché non tutte le terre s'affittano ogn'anno, come ivi si suppone.

In fatti il frutto dell'anno scorso secondo i conti dati dal procuratore è di soli docati 240 e grana 70, da' quali dedotti docati 206 e grana 83 di pesi intrinseci, postovi dal testatore5, rimangano soli a beneficio de' soggetti docati 33 e grana 87. E pure la Casa deve essere abitata almeno da dodici Sacerdoti e da un numero competente di Fratelli che li servono, non potendosi in altra maniera far le Missioni secondo i comandi del Piissimo vostro Genitore, ed assistere alla gente paesana e straniera che in essa Casa si ritira per farsi gl'Esercizj spirituali.

Ecco, o Signore, se si possono ammassar ricchezze dalle nostre rendite, e se si possa commetter frode nell'amministrarle.

Aggravano di più che la mal veduta Casa possegga pecore, giumente, bovi, neri6, capre. Molto esaggerano, ma in verità ha solo meno di 400 pecore, comprate in buona parte colla rendita della maggior parte delle vacche lasciateci dal testatore, quattro giumente, otto neri, 30 capre, ed altre quattro vacche rimaste coi loro figli, ed undici bovi.

Si osserva se debbasi mettere7: «Questi animali si tengono solo per il bisognevole della Casa. Colla lana delle pecore ci vestiamo, delle giumente ci serviamo anche per viaggiare nelle Missioni, colli bovi si coltivano quelle terre che restarebbero incolte, e cogl'altri animali si ripara ad altre necessità di Casa». Diranno che in quest'anno si sono vendute altre vacche e neri. Questo è vero, ma di quelle poche rimaste, e s'è fatto con intelligenza del Vescovo per togliere i debiti contratti nella passata penuria; avendo dovuto per più mesi alimentare quei Padri da 300 poveri, che concorrevano per la limosina, ed anche per soccorrere alle spese necessarie delle studiate liti, solo suscitate in quest'anno.

Spacciano, che da' PP. siansi fabbricati casini. Questi si ristringono ad una sola camera, fabbricata su d'una antica stalla situata nelle terre menzionate, per uso del procuratore assistente, come sta esposto a risguardanti.

Dicono, che si vive di limosine. È vero, ma come si potrebbe vivere in altra maniera e portare i pesi delle Missioni, che si fanno a proprie spese, senza aggravare per vitto l'università de' rispettivi paesi, se da' divoti non fossero piamente soccorsi? Con tutto ciò Dio sa la povertà, in cui si vive. Questa è si grande che per cinque anni sono stati esposti al caldo ed al freddo, per non aver avuto modo di coprire una fabbrica assolutamente necessaria per loro dimora, sebbene fossero stati soccorsi dalla vostra Clemenza con docati 470, in compenso del danno, che ricevono nelle terre suddette dalla vostra regal caccia di Bovino, e si fossero caricati di debiti ascendenti alla somma di sopra mille docati. Il perché v'anno sputato sangue da dieci soggetti, e sallo Iddio se più si ricuperano8.

Soggiungono che la Casa di Benevento9 riceva strepitose limosine, e che siasi straricchita a danno del Regno. Questo neppure è vero, e quelle poche limosine, che si ricevano da pii offerenti, si consumano per le tante Missioni che si fanno, e per la diocesi di Benevento, quasi tutta posta nel Regno, e per le diocesi adjacenti di Avellino, Ariano, Montemarano10, Ariano11, Telese, Larino ed altre. Le ricchezze che possiede appena giungono a cento docati annui12, come di tutto potete, o Signore, accertarvi da' vostri Ministri di Montefusco.

Le fabbriche che si esaggerano tanto sontuose affatto non sono tali, e formate a sol fine di poterci abitare quei che si ritirano agli Esercizj spirituali, che ivi si danno da essi PP. secondo le regole del loro istituto, e la maggior parte s'è fatta colle limosine somministrate dal quondam Monsignor Pacca, Arcivescovo di Benevento, come a tutti è manifesto13.

Espongono, che i Missionarj non attendono come prima alle opere delle Missioni. Io assicuro V.M. secondo Dio, che i miei compagni circa otto mesi dell'anno vanno in giro per tutto questo vostro Regno predicando la divina parola, istruendo i poveri ignoranti, ed ascoltando le confessioni della gente più bisognosa. Cosicché soltanto nell'anno scorso, e così proporzionatamentepassati, si son fatte più di cinquanta Missioni formali, si son fatte più mute d'Esercizj spirituali nelle rispettive case a Sacerdoti, ad Ordinandi, ed a Secolari. Questi stessi più volte si sono dati in varj Seminarj, Monisterj, Case pie, a vostri Ministri ne' Tribunali ed a carcerati. S'è girata buona parte del vostro patrimonio di Puglia per istruire quella povera gente abbandonata.

Per grazia del Signore Iddio non s'è lasciata opera veruna per giovare al profitto spirituale del prossimo, specialmente nell'epidemia sofferta da' vostri poveri vasalli. E queste opere, o Signore, che si fanno al presente, furo[no] quelle che mossero la gran pietà del vostro Augustissimo Genitore a soccorrerci più volte con generose limosine, ed a farlo risolvere a mantener ferma la mia Adunanza e specialmente la bersagliata Casa d'Iliceto, incaricando a tale oggetto il Tribunale Misto, acciò avesse rappresentati i mezzi più opportuni per alimentare i Sacerdoti che vi s'impiegavano; così da sua regal carta in data de' cinque Gennaio 1748 si ravvisa14.

Sono pure incolpati d'avere ottenuto da Roma privilegj de' quali si servano senza sovrano beneplacito. Ma in verità questo dalla vostra Regal Camera fu già concesso, come quelli che son diretti a beneficio spirituale del prossimo.

Pretendono finalmente che non siamo cittadini del luogo15, volendo così spogliarci di quei beneficj che godono anche i più meschini del paese; quandoché sin dal tempo in cui la [ETML-M:U="[]"]M[aestà] [ETML-M:U=“[“ ]C[attolica] si degnò situarci in quella, sempre abbiamo goduto tal beneficio, e l'anno scorso il Sig. Governador Presidente di Foggia emanò decreto conservatoriale a beneficio di detta Casa.

Questo è, S. R. M., il vero stato delle cose rappresentato da me al vostro Regal Trono secondo quella verità che deve esporsi alla vostra mente sovrana, affinché si degni dare quelli ordini che più conducono al divino e regal servigio, e nel tempo istesso riceva sotto la sua regal protezione quell'Adunanza che colle sue opere ha riportato segnalati favori dal Cattolico Monarca vostro Augustissimo Genitore, perché essa con tranquilla pace possa spargere voti al cielo per i vantaggi spirituali e temporali della Regal vostra Persona e sudori a beneficio delle anime più destitute d'ajuti spirituali;

Tanto spera dalla sua regal clemenza, a cui umilmente m'inchino.

Nota a tergo: Discarico del primo ricorso di Maffei, fatto da Mons. nostro Padre16.

 

La trascrizione è secondo l'abbozzo originale conservato in A G.

Analisi della lettera fatta dal P. Andreas Sampers.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 9 (1961) p. 329-334.




1 Nel 1767 S. Alfonso compose il memoriale per la causa Sarnelli (Ciorani), edito in Lettere, volume II, n. 542 (pp. 27-40). Nello stesso tempo, come si vede, compose questo memoriale per la causa Maffei (Deliceto).



2 Francesco Antonio Maffei era amministratore del Principe di Castellaneta, cui Deliceto apparteneva come feudo. Sulle difficoltà sollevate dal Maffei contro i Padri si è scritto molto (Cf. la voce Maffei nell'indice del Tannoia e delle Lettere)

Sul Dispaccio del 9-XII-1752 cfr TELLERIA, S. Alfonso I, p. 524 et M. DE MEULEMEESTER, Histoire sommaire de la Congrégation du T. S. Redempteur, Louvain 1958, 73.



3 La città di Lucera era il capoluogo della provincia della Capitanata.



4 Baldassarre Cito nel 1767 era Presidente del Regio Consiglio. Cf. Lettere, volume II, n. 540 (p. 24).



5 Il Canonico Giacomo Casati, il cui testamento del 2-II-1746, in copia notarile, si conserva A G.



6 Porci neri.



7 Le parole «Si osserva se debbasi mettere» sono aggiunte in margine.



8 Sulla grande povertà del collegio in Deliceto nei primi anni dopo la fondazione cf. le relazioni di S. Alfonso in Spicilegium Hist. 5 (1957) 298-299, et del P. De Robertis (ivi) 299-301.



9 Il Collegio in S Angelo a Cupolo, fundato nel 1755, nel Ducato di Benevento, apparteneva allo Stato Pontificium.



10 La Diocesi di Montemarano fu soppressa con la Costituzione Apostolica «De utiliori» del 27-VI-1818; e il suo territorio unito alla diocesi di Nusco.



11 La voce Ariano è ripetuta per errore.



12 Le parole «Le ricchezze... annui» sono cancellate da una linea.



13 Sui meriti dell'Ecc.mo Francesco Pacca per la fondazione in S. Angelo a Cupolo cf. Spicilegium Hist. 3 (1955) 399 ss.



14 Cf. M. DE MEULEMEESTER, Origines de la Congrégation du T. S. Rédempteur II, Louvain 1957, 180.



15 Nel 1767 la Regia Camera emanò un decreto «in favore della cittadinanza de' Missionarj della Casa d'Iliceto» -Copie antiche del decreto si trovano in A G.



16 Le parole «fatto da Mons. nostro Padre» sono aggiunte di m. p. dal P. Tannoia.






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