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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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297. A un Padre Redentorista.

Si dichiara pronto a sottoscrivere un libello supplice sulla lite Sarnelli e riporta il colloqui con l'Ecc.mo Sanseverino.

 

[Arienzo],... 03. 1771.

 

V. Gesù M. a e Gius.e

Ho ricevuta la vostra e non avrò difficoltà di firmare la supplica1; ma prima di tirarsi desidero di vederla.

Signore, vennero qui a trovarmi Giovedì Mons. Sanseverino2, e 'l Confessore della Regina3, il quale mi lasciò affezionato alla sua persona, col bel tratto che tiene umile e modesto, e quando avrete l'occasione di vederlo, ce lo potrete dire.

Mons. Sanseverino poi silebat; onde io uscii a discorso di Sarnelli. La conclusione del discorso di Mons. fu, che noi abbiamo errato da principio, perché da principio non dovevamo difenderci circa la vigna, ma dovevamo fare un'istanza in Camera Reale, ed ivi rinunziare a tutte le nostre ragioni sopra la vigna, rimettendoci in tutto al Re, che ne avesse disposto come voleva. Io gli risposi a tutto, il che già ve lo potete immaginare, senza che lo replichi. Finalmente lo pregai a favorirci in quel che può, e finì la scena.

Disse poi Mons. a D. Andrea che Villani4 gli andava attorno per suoi interessi (cioè per qualche toga)5, ma Mons. gli rispose che in quanto a lui non ci mettesse speranza. Mons. Sanseverino bisogna averlo amico, acciocché almeno non ci faccia danno.

Signore a Roggiero si accorda la proroga. La benedico e resto [manca la firma]

[PS] È necessario dunque che V. R. vada a trovare Simioli,6

quando sta più spicciato, e l'informi di tutte le cose nostre e specialmente di Mons. Sanseverino. Gli dica che Mons. Testa7 andò apposta a Portici, e lo fece capace che noi non potevamo cedere la vigna, perché non è nostra; e se il Re voleva dare la vigna a Sarnelli8, non avea bisogno della nostra istanza; tanto più che la nostra difesa consiste non già in difendere le nostre ragioni sopra la vigna, quanto nel giustificarci contra le dinunzie opposteci da Sarnelli, e prima anche da Maffei, che fabbricò i processi, e ciò lo dicemmo ancora a Sanseverino.

Riverite poi Simioli da parte mia con modo speciale e ditegli, che mi raccomando alla sua carità in questo pericolo che stiamo passando, di vederci discacciati da tutte le nostre case, e distrutta l'opera delle Missioni, che sinora ha molto giovato a tanti paesi abbandonati, a tanti pastori di gregge &.

Signore, io firmerò il Memoriale, ma V. R. procuri che in ogni conto il Sig. Vivenzio9 poi, quando porgerà questo Memoriale, parli a Tanucci e l'informi di tutto.

F.llo Alf.o M.

 

Solo la firma è autografa; Sebbene il P. Giuseppe Mautone, proc. gen. e Postulatore della Causa di S. Alfonso, il 5-I-1840 ha notato sotto la lettera che questa fosse stata scritta dal Santo, rimane il dubio se il sub-scritto sia stato scritto dal Santo. Certamente la grafia appare diverso dagli autografi di S. Alfonso. Ci sembra piuttosto che il sub-scritto sia stato messo dal Fr. Romito a nome e comando di Alfonso.

la lettera è stata scritta dal Fr. Francescantonio Romito -Trascrizione secondo l'originale conservato in A G.

Analisi della lettera fatta dal P. Andreas Sampers.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 9 (1961) p. 342.

 




1 Si tratta della preparazione del memoriale che fu presentato al Marchese Tanucci nel marzo 1771. Cfr Volume II, Lettera n. 657 (p. 165).

Il Libello supplica è la lettera n. 209 (# 1165) del vol. IV.



2 Probabilmente è l'Ecc.mo Filippo Sanseverino, dal 1768 confessore della Regina, senza che lasciasse la sede di Alife; nello stesso ufficio compare anche nel 1786.

Era fratello minore dell'Ecc.mo Innocenzo Sanseverino: ambedue erano venerati come zio dall'Ecc.mo Francesco Sanseverino, che emise i voti nella CSSR. Una trilogia episcopale di zii e nipote, che ebbero molto a caro S. Alfonso.

-Innocentius Sanseverino, *Nocera de Pagani, batt. 5-IV-1696, sac. 7-VI-1720, dal 9-III-1746 vescovo di Montemarano; trasferito alla Sede di Alife il 12-III-1753, promosso alla Sede de Filadelfia i. p. i. il 3-I-1757, +10-VII-1762.

-Filippo Sanseverino, *Nocera de Pagani, batt. 18-V-1711, sac. 4-VI-1735, dal 3-I-1757 vescovo di Alife, promosso alla Sede di Nicea i. p. i. il 29-I-1770, ignoto il giorno della morte.

-Francesco Sanseverino, *25-II-1724 Maratea (dioec. Cassano all'Ionio, prov. Basilicata), sac. 18-III-1747, dal 29-I-1770 vescovo di Alife, trasferito alla Sede di Palermo e Monreale il 15-IV-1776, +31-III-1793. L'8-IX-1744 aveva emesso i voti in CSSR, poi per malferma salute abbandonò la Congregazione ed entrò tra i Pii Operai.



3 Ecc.mo Antonio Bernardo GURTLER. Nel Processo di beatificazione il P. Pasquale Caprioli allude a questa circostanza riportata dalla lettera: «Mi fu detto da persone degne di fede, che una volta [Alfonso] fu visitato dal confessore di Sua Maestà, il fu Mons. Sanseverino, Arcivescovo di Nicea, col confessore di Sua Maestà la Regina, Mons. D. Antonio Gurtler, boemo, Vescovo di Tieno».



4 Probabilmente Filippo Villani, avvocato di Sarnelli.



5 Cioè: per ottenere un ufficio tra gli alti magistrati del Regno.



6 Si tratta del Canonico Giuseppe Simioli, in quel tempo acclamato teologo e professore all'Università, che più volte censore delle opere di S. Alfonso, non gli era favorevole per le idee dommatiche (Cf. Lettere III, p. 405), anche se per lui aveva venerazione e rispetto (Lettere II, p. 306) e lo favorì nell'opera delle Missioni. È sepolto nella chiesa cattedrale di Napoli, cappella S. Restituta.



7 Ecc.mo Matteo Gennaro Testa *21-IX-1708 Napoli, sac. 2-IV-1740, vescovo di Reggio-Calabria dal 6-IV-1761, promosso alla Sede di Cartagine i. p i. il 22-XII-1766, morto il 6-IV-1782 a Napoli. Nell'ufficio di Cappellano Maggiore ha cercato di favorire la CSSR specie circa l'approvazione regia.



8 Il Barone Nicola Sarnelli, cui Ciorani apparteneva come feudo, già dal 1755 aveva mosso lite contro i Padri di Ciorani circa la vigna, donata loro da suo fratello Andrea (+1755) nel 1735.



9 Nicola Vivenzio, avvocato per la Congregazione.






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