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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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307. A Bernardo Tanucci.

Gli dedica la Storia delle Eresie.

 

[Arienzo (?),... 1772].

 

ECCELLENZA

Dovendo far fuori questa mia Opera dell'Istoria dell'Eresie1, non ho saputo a chi meglio dedicarla che a V.E., la quale stando sempre a lato del nostro Augustissimo Principe, ha mai sempre col medesimo zelato per gl'interessi della nostra santa Religione contra i Miscredenti, e contra gli errori da medesimi in tanti loro libri vomitati.

Son noti da per tutto i pregi della E. S. non solo per la vasta cognizione che ha della vera Giurisprudenza, e del buon modo di governare gli Stati, come anche dell'erudizione di tutte le altre scienze che costituiscono un vero Letterato; ma più per la rettitudine colla quale finora ha sostenuta la sublime carica di Primo Ministro del Re nostro Signore, col non essere stato mai accettator di persone, e non essersi mai fatto trasportare o dal proprio interesse o da rispetti umani, e con altre prerogative che adornano la degnissima persona di V.E., e l'han renduta e renderanno meritevole di ogni lode presso tutte le nazioni presenti e future.

Sopratutto sarà di eterna memoria l'ammirabil zelo, con cui si è sempre regolato in aver continua cura, che si conservasse illibata la nostra sagrosanta Religione in questo Regno, e specialmente in questa Capitale, che vantasi del titolo di Fedelissima. Di ciò è una pruova la somma premura avuta da V.E. di far proibire con rigorosissime pene l'introduzione de' libri infetti di errori contra la Fede, e nel far castigare i transgressori di tali sante leggi con introdurre e vendere in questa Città tai pestiferi libri.

Tutti questi motivi (tralasciando gli altri per non esserle più di tedio e più non offender la sua modestia) questi, dico, uniti alla venerazione che le professo, mi hanno spinto a dedicarle questo mio libro; sperando che V.E. si degnerà per sua bontà di accettare il mio ossequio con proteggere così l'Opera, come l'Autore contra coloro, i quali non sentendo bene della nostra Fede si armeranno per discreditarla.

E con ciò imploro a V.E. dal Signore molti anni di vita, colmi di beni spirituali e temporali in rimunerazione del suo merito e per bene e vantaggio di questo Regno.

Di V.E.

Umiliss. Divotiss. ed Obbligatiss. Serv. vero

Alfonso Maria de Liguori, Vescovo di S. Agata de' Goti2.

 

Analisi della lettera fatta dal P. Raimondo Tellería.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 11 (1963), pp. 153-154.




1 Dedica sul frontespizio del libro «Dedicata all'Eccellentiss. Signor Marchese D. BERNARDO TANUCCI, Cavaliere dell'insigne Real ordine di S. Gennaro, Consigliero di Stato e Primo Segretario di Stato di Sua Maestà, e suo Gentiluomo di Camera, e Segretario di S.M. la Regina».



2 Una dotta “panegirista” del marchese scrive: «È strano come si sia reso poco noto e come si sia cercato di tenere nascosto questo particolare: cioè che un santo abbia dedicato un libro a un ministro, e proprio a quel ministro che aveva combattuto così apertamente il potere politico (non mai quello spirituale) dei gesuiti e del clero di allora». E. VIVIANI DELLA ROBBIA, Bernardo Tanucci, I, Firenze 1942, 155

Qui sbaglia due volte l'autrice: la dedica era nascosta a coloro che non conoscevano la biografia del Santo; la persecuzione del Tanucci contro i Gesuiti fu «totale».

(R. Tellería)






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