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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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364. A Ferdinando IV, Re di Napoli.

Richiesta del Regio Exequatur contro ogni possibile equivoco.

 

Arienzo, 07. 05. 1775.

 

S(acra) R(eal) M(aestà)

SIGNORE

Umilmente supplicando rappresento a V.M. come nell'anno 1752 l'Augusto Suo Genitore concesse il permesso a' miei Compagni Missionarj de' quali costituì me Direttore di detta Adunanza di convivere in quattro case di questo regno, cioè in Nocera, Ciorani, Iliceto e Caposele, affine di seguitare l'opera delle Missioni con quelle condizioni che furono espresse nel mentovato Dispaccio, spedito a trenta di Novembre che servirà sempre per norma dell'Opera suddetta, tanto applaudita dalla M(aestà) in più occasioni del Re Cattolico suo degnissimo Padre.

Le rappresento in oltre come sono venti anni in circa che l'Arcivescovo di Benevento di quel tempo volle che noi fossimo andati a fondare un'altra casa nel distretto di Benevento e propriamente in S. Angelo a Cupolo, anche coll'assenso di Benedetto XIV, dal quale si procurò un Breve per la concessione di alcune grazie e privilegj, conceduti prima a' Padri Dottrinisti e Filippini.

Ma perché il nostro fine principale con questi privilegj ottenuti fu di poter avvalersi delle facoltà che bisognavano per le confessioni sagramentali, si procurò da' nostri Missionarj di presentare il Breve mentovato nella Curia del Cappellano Maggiore, e dal medesimo colla relazione del Regio Consultore si ottenne Regio Exequatur a 4 de luglio 1763.

Onde essi Missionarj stanno con tutta la buona fede per ragione dell'Exequatur ottenuto, si sono avvaluti delle facoltà spirituali concesse. Ma a riguardo delle grazie temporali, come dell'esenzione dagli Ordinarj e della forma della Congregazione, e specialmente degli acquisti e vendite, queste cose non mai abbiamo credute essere state a noi concedute: poiché siamo stati sempre attenti ad ubbidire puntualmente circa il temporale al riferito Dispaccio del 1752, ed in fatti con questa sola limitazione si domandò l'Exequatur: né in altro modo si è pratticata l'osservanza.

Affinché però essi Missionarj non possano essere malignati con qualche equivoco, dichiara esso supplicante che noi non abbiamo mai avuta intenzione di avvalerci delle suddette grazie e Privilegj, se non per le sole grazie mere spirituali ed utili per assolvere nelle sagramentali confessioni, escluso ogni Privilegio che riguardasse altra cosa.

Pertanto supplico M. V. a degnarsi di ordinare al Cappellano Maggiore che faccia registrare un tal Regio Exequatur, acciocché per l'avvenire non possa altrimenti interpretarsi. E prostrato al suo Real Trono, mi umilio

Di V(ostra) M(aestà)

Arienzo li 7 maggio 1775

Umilissimo Vassallo di V(ostra) M(aestà)

(propria manu) Alfonso M. Vescovo di S. Agata de' Goti.

 

Analisi della lettera fatta probabilmente dal P. O. Gregorio.

Pubblicata in Analecta, Roma, 31 (1959) 104-106.




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