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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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378.1 A Giuseppe Simioli, canonico. Napoli.

Sulle obiezioni fatte nella revisione di una opera sua

 

Nocera,... 07. 1776.

 

Già vedo essere un vero vituperio il buttar così la sentenza di S. Tommaso senza accennarne neppure le ragioni come fosse la sentenza di un teologo di poco nome; onde io pensavo almeno di mettere in breve le ragioni di S. Tom., senza far menzione degli altri santi Padri che lo seguitano, dei quali ne tengo fatta una lunga carta; ma questi signori non possono sentire le ragioni di S. Tommaso, perché essendo esse troppo convincenti, loro danno testa, e perciò per uscire da imbarazzo ho pensato di lasciarli, e così riferire la semplice opinione di S. Tommaso. Dio sa che belle cose che mi diranno i Domenicani tagliandomi il cappotto. La supplico ora di liberarmi presto intieramente da questo lotano2.

Di più il Sig. Ruggiero mi fece difficoltà sopra altre parole da me scritte e sono queste, pag. 175 in fine: I demoni poi prima di esser chiusi nell'Inferno (il che sarà dopo il giudizio finale) ben intervengono ai nostri fatti esterni, ch'essi conoscono naturalmente e meglio di noi.

V.S. Ill.ma può leggere queste parole nel notato perché in altro luogo antecedente sta spiegato che i Demoni tentatori dopo il Giudizio saranno chiusi nell'Inf. no per loro pena secondo quello che sta scritto in S. Pietro epist. II cap. 2 n. 4: Deus Angelis peccantibus non pepercit, sed rudentibus inferni detractos in tartarum tradidit cruciandos, in iudicium reservari.

Questa proposizione mi pare che corre di piano, ma il Sig. Ruggiero mi fece la difficoltà che si potrebbero pigliare più equivoci, e che si aveva da spiegare con maggiore chiarezza, dicendo che potrebbe dedursene dalle mie parole che oggi i Demoni non patiscono le pene dell'Inferno benché stiano fuori di quel luogo; e che non può dirsi che tutti i Demoni oggi sono fuori dell'Inferno.

Questa sorte di equivoci mi pare che non ci capono e che solamente può dedurli di qualche cervello stravolto. Onde pregate il Sig. Ruggiero che non m'obblighi a fare un altro cartesino, già per mutare una parola già stampata bisogna tornare a stampare quattro pagine. Prego V.S. Ill.ma a liberarmi da quest'altra mutazione di carte, perché verosimilmente questi equivoci non verrano in capo ad altri.

 

Copia in AG.

Analisi della lettera fatta dal P. Giuseppe Cacciatore.

Pubblicata in G. CACCIATORE, S. Alfonso de Liguori e il giansenismo, Firenze 1944, pp. 599-600. Cf. Lettere Volume III, nn. 300-301, p. 479 ss.




1 Il brano seguente figura nella copia dell'Archivio come facente parte della lettera n. 195 (# 1081). È invece una lettera distinta; probabilmente una delle tre scritte dal Santo al Can. Simioli. Cf. Lettere Volume III, n. 300



2 Voce dialettale= noia, fastidio.






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