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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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380. A Giuseppe Simioli, canonico. Napoli.

Sulle obiezioni mosse dal censore Can. Salvatore Ruggieri contro il suo libro Dissertazioni teologiche-morali appartenenti alla vita eterna.

 

Nocera, 03. 07. 1776.

 

V. Gesù M.a e Gius.e

Ill.mo Sig.re Sig.re e [ETML-M:U=“[]”]P[adro]ne col.mo

Prima di tutto, circa la proposizione che il Sig.re Ruggiero non vuol passarmi,1 la prego a leggere quel che sta al mio libro2 pag. 136 alli numeri 36, 37 e 38 dove circa le pene de' bambini morti senza Battesimo io porto la sentenza di S. Agostino e di S. Tommaso. Per la sentenza di S. Agostino Ruggiero vuole ch'io spieghi meglio la sua sentenza in quei luoghi, dove il Santo si è spiegato più distintamente, ed io son pronto a farlo in una Aggiunta, che penso di mettere in fine del libro, almeno per contentare il Sig.re Ruggiero.

Circa poi la sentenza di S. Tommaso, il quale ho trovato che ne parla e la replica in quattro luoghi, dice il Sig.re Ruggiero che in quanto alla pena di senso mi passa la sentenza di S. Tommaso, ma in quanto alla seconda parte, dove dice il Santo che i bambini non sentono il dolore di aver perduta la Gloria, perché (la ragione a me pare chiara) la Gloria celeste non si conosce se non per la fede, ma i bambini, perché non hanno avuto mai lume di fede, non mai han conosciuta questa Gloria, e perciò non sentono dolore di esserne privi. Ma come V.S. Ill.ma vede nel libretto, io non sentimento su questa controversia, solamente riferisco quel che dice S. Tommaso. E la sentenza di S. Tommaso è seguitata poi comunemente da' Tomisti, dagli Scotisti, da S. Bonaventura, dal Maestro delle Sentenze, da Eusebio Amort e da molti altri che lascio per brevità.

Ma che serve ch'io elegga altro teologo, mentre Ruggiero avendo detto al Sig.re D. Giuseppe Rossi3 che volentieri si sarebbe contentato di rinunziare alla revisione di questo libro, e Rossi affatto non ha voluto consentire a questa rinunzia ed assegnare altro revisore, perché Rossi sente lo stesso che Ruggiero. Onde altro non mi resterà, se Rossi sta forte, che ricorrere all'Arcivescovo e rimettermi a quello che vuole esso Arcivescovo. Che si ha da fare? Pazienza!

Altri dotti, anche Bertisti4, si sono ammirati in sentire che la sentenza di S. Tommaso non può passare. Povero S. Tommaso, a che è ridotto! Io credo che i Domenicani, quando sentiranno questa cosa, e forse già l'avranno saputa, ne faranno grandi lamenti.

Io voglio scrivere prima a D. Giuseppe Rossi e poi ricorrerò all'Arcivescovo e poi mi quieterò. Aspetto da V.S. Ill.ma un verso di risposta. Se Ella si fidasse capacitare Ruggiero o almeno Rossi ad assegnarmi altro soggetto, ma non della stessa farina come Ruggiero, mi farebbe un gran piacere; ma io la stimo cosa impossibile.

Resto con tutto l'ossequio confermandomi

Di V.S. Ill.ma

Div.mo ed Obbl.mo Servidore V.o

Alf.o M.a de Liguori Vesc.o

Nocera, li 3 Lug. 1776

 

La lettera è scritta dal Fr. Francesco Romito. Solo la firma è autografa. La trascrizione è secondo l'originale conservato in A G.

Analisi della lettera fatta dal P. Andreas Sampers.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 11 (1963), pp. 9-10.




1 Di queste difficoltà e della costanza di S. Alfonso nel difendere la sua opinione si possono consultare anche Lettere Volume III Lettera 301; DE MEULEMEESTER, Bibliographie I 168 n. 108; CACCIATORE, S. Alfonso e il Giansenismo, Firenze [1944] 254 et 598-600; TELLERIA, S. Alfonso II 549-551.



2 Questo libro arrivò nello stesso anno 1776 a Napoli «presso i Fratelli di Paci», con l'approvazione del censore Ruggieri il giorno 5-VIII.



3 Giuseppe Rossi come Deputato firmò l'«Imprimatur» al libro il giorno 6-VIII-1776.



4 Sono i Teologi che seguivano la dottrina di Giovanni L. Berti OESA (1692-1766), capo della scuola Agostiniana. -Tra questi teologi S. Alfonso vi annoverava anche il Can. Simioli; cfr Lettere Volume III, n. 254.






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