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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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414. Alla superiora del monastero delle Cappuccinelle, Napoli.1

Domanda la riammissione di Suor Maria Gaetana di Ruggiero, uscita per malattia.

 

Nocera, 01. 01. 1778.

 

V. Gesù, M. a e Gius.e

Molto Rev.da Madre, P.na col.ma

Molti mesi sono la Rev.da sorella M.a Gaetana di Ruggiero mi scrisse molto afflitta che si trovava uscita dal vostro monastero. Io le feci animo, che avendo ella intenzione di rientrare che facesse di nuovo istanza a V. R. ed al confessore perché, se la vedessero veramente pentita di quel che ha fatto, la riceverebbero. Veramente merita compassione: è stata anni 16 in circa fra di voi, se n'è uscita poi, non per capriccio, ma per infermità e consiglio de' medici.

Anche nelle religioni più strette vi è la regola di non ricevere chi se n'esce, ma quando la sorella o il fratello piange per tornare al suo nido, volentieri lo ricevono. Anche noi della Congregazione del S.mo Redentore, dove si pratica strettamente la vita comune, la povertà e l'osservanza della Regola, e specialmente di questa di non ricevere chi se n'esce, altri li abbiamo licenziati, ma due li abbiamo di nuovo ricevuti, ed hanno fatto ottima riuscita2.

Io ho seguito a dare animo alla sconsolata sorella, acciocché seguisse a pregare V. R. e tutte le sorelle; ed intanto prego V. R. e tutte ad aver compassione della raccomandata. Mi direte che non volete dare quest'esempio. Quando la sorella non rientrasse di tutta buona voglia, non fosse stata tanti anni con voi, pregasse freddamente, neppure io avrei animo di pregarvi. Ma una sorella che tanti anni è stata vostra compagna e uscita per infermità, e ora pentita prega e piange, merita tutta la compassione; ed il licenziarla non mi pare cosa che piaccia a Dio. Del resto io non posso fare altro che pregarvi e supplicarvi. La detta sorella non mi è parente, né mai ci ho avuto corrispondenza, se non in quest'occasione3.

E con ciò resto pregando V. R. a raccomandarmi a Gesù, mentre sto in fine della mia vita, e pieno di stima mi protesto

Di V. R. Madre

U.mo Servo

Alfonso M.a de Liguori Vesc.o

Nocera, Primo Gen.o 1778

 

Trascrizione da una copia, ora conservata in A G, rinvenuta tra le carte lasciate dal p. Oreste Gregorio deceduto a Roma il 22 febbraio 1976 [era nato a Castelfranci (Avellino) il 7 febbraio 1903), e che non aveva fatto in tempo a pubblicare.

Analisi della lettera fatta dal P. Andreas Sampers.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 25 (1977) p. 319-320, n. 23.




1 Cf. la lettera n. 269 (# 1484) di questo volume.



2 Si tratta dei padri. Domenico Siviglia (1730-1797) e Pietro Volpicelli (1738-1831). Siviglia aveva fatto la professione il 27-V-1751, era uscito (da studente) il 13-X-1751, «ma poi ravveduto fu di nuovo ricevuto dal nostro Padre» [Alfonso] il 29-IV-1752. Volpicelli aveva fatto la professione il 14-VI-1758, era uscito (probabilmente da studente) ma il 14-VIII-1776 «fu la seconda volta ammesso al noviziato [da sacerdote] e fece i voti in mano di. Mons. Liguori» il 5-X-1777.

Alfonso aveva riammesso anche alcuni altri (Giuseppe di Lucia nel 1761, Vincenzo Sequino nel 1770), ma questi non perseverarono. Il p. Vincenzo Striano, licenziato il 20-V-1761, fu riammesso sul letto di morte.

Per giustificare la prassi adottata più tardi nel ramo transalpino della Congregazione, cioè di non riammettere mai gli usciti, evidentemente a torto ci si appellava a una tradizione alfonsiana. Cfr. Spic. hist 21 (1973) 194-195.



3 La corrispondenza tra Alfonso e la suora non è stata ritrovata.






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