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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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506. A Mons. Tommaso Falcoia, suo direttore spirituale.

Su Suor Maria Celeste Crostarosa.

 

Napoli 6 ottobre 1732

Viva Giesù, Giuseppe e Maria e Teresa.

Padre mio stimatissimo in Giesuch[rist]o,

arrivai quel giorno con felice viaggio verso le 21 ore in Napoli, dove ò trovato il mondo quieto per quel che ò saputo sin'ora, onde non ò cosa not[abi]le da avvisarle.

Padre mio, in quanto a Celeste [Crostarosa], ò riletto la sua lettera, nella quale, benché tanto si umilia, nulladimeno par che ancora conservi il proprio giudizio che Vostra Signoria Illustrissima non potea mutar le cose, quando l'avea approvata l'Opera, onde solamente in riguardo al bene di quest'anima, e per guida di Vostra Signoria Illustrissima ce l'avviso, acciocché nell'occasioni senza nominarmi le possa togliere questi pregiudizi della mente, che certamente le ponno impedire la perfezione.

In quanto all'affare della povertà mi [sono] rubbato un poco di tempo, et ò scritto queste poche cose, che ò trovate, in questo foglio che l'invio.

Non ne ò scritto niente a D. Silvestro [Tosquez], ma ho pensato di scriverle solo a Vostra Signoria Illustrissima, acciocché se n'avvaglia come le pare.

M'à scritto D. Giovanni Battista [De Donato] che non è tempo più d'aspettare, ed io l'ho data la buona nuova. A rivederci dunque, Padre mio, al principio di novembre a Scala a dar mano all'Opera, e non ci vuole altro. Andatevi apparecchiando che ci avete da dire all'esercizii, che noi già ci andiamo apparecchiando a sentire. Mi pare mill'anni che venghi novembre, e già mi vado disponendo per la ritirata, benché procuro di mantenermi secreto per non avere impedimento.

Non ci vuol altro, ci abbiamo da far santi proprio, e abbiamo da amare Giesuch[rist]o assai assai.

Padre mio, basta quanto per lo passato ò resistito a Dio, ora non posso resistere più, veramente mi voglio dare tutto a lui, giacché mi vuole tutto.

Perciò pregate Dio per me, ch'io non mi scordo mai di lei, e fatemi raccomandare ancora alle Sorelle.

Padre mio, io dico questo, ma non vi potete immaginare in che oscurità mi ha fatto stare il Signore in questi giorni, e ancora stono; sia sempre benedetta sempre la sua santissima volontà. Ò forse arrivato a dubitare che Maria V[ergine], la Mamma mia, ancora mi avesse abbandonato, ma poi di questo medesimo ce n'ò cercato perdono, e spero che già m'abbi perdonato.

Perciò beneditemi, e pregate per me. E resto con raffermarmi di Vostra Signoria Illustrissima umilissimo se[rvito]re e figlio

Alfonso di Liguoro

Viva Giesù, Giuseppe, Maria e Teresa.

[P. S. ] Don Cesare Sportelli sta coll'istesso desiderio di venire, dicendo che già verrà il fratello Vito Curzio]. Basta. Noi questo novembre ce lo porteremo con noi agli esercizi; non importa poi che se ne avesse da ritornare in Napoli per qualche altro tempo.

Trascrizione secondo fotocopia dell'originale autografo, conservato presso un privato, fatta pervenire dai padri Silvino Battistoni e Nicola Cocozzello.

Analisi della lettera fatta dal P. Giuseppe Orlandi.

Pubblicata in Giuseppe Orlandi, Mistica e Illusione, in Atti e Memorie della Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti di Modena. Serie VII, vol. V-1987-1988, p. 264-265, nota 104.




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