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S. Alfonso Maria de Liguori
Massime eterne

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Meditazione1 per lo lunedì - DELL'IMPORTANZA DEL FINE

Considera uomo, quanto importi conseguire il tuo gran fine: importa il tutto; perché, se lo conseguisci e ti salvi,2 sarai per sempre beato, godrai in anima e in corpo ogni bene: ma se lo sgarri, perderai anima e corpo, paradiso e Dio: sarai eternamente misero, sarai per sempre dannato. Dunque questo è il negozio di tutti i negozi, solo importante, solo necessario, il servire Dio e salvarsi l'anima. Onde3 non dire più, cristiano mio: Ora vo' soddisfarmi, appresso mi darò a Dio, e spero salvarmi. Questa speranza falsa oh quanti ne ha mandati all'inferno, i quali pure diceano4 così, ed ora son dannati, e non ci è più rimedio per essi! Qual dannato volea5 proprio dannarsi? Ma Dio maledice chi pecca per la speranza del perdono: «Maledictus homo qui peccat in spe».6 Tu dici, voglio far questo peccato e poi me lo confesso. E chi sa, se avrai questo tempo? Chi t'assicura, che non morirai di subito dopo il peccato? Frattanto perdi la grazia di Dio, e se non la trovi più? Dio fa misericordia a chi lo teme, non a chi lo disprezza: «Et misericordia eius timentibus eum» (Luc. I).7dire più, tanto mi confesso due peccati, quanto tre: no, perché Dio due peccati ti perdonerà, e tre no. Dio sopporta, ma non sopporta sempre: «In plenitudine peccatorum puniat» (2. Mach. 5).8 Quando è piena la misura, Dio non perdona più, o castiga9 colla morte, o con abbandonar il peccatore,


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sì che da peccato in peccato se n'anderà all'inferno, castigo peggiore della morte. Attento, fratello, a questo ch'ora leggi. Finiscila, datti a Dio. Temi che questo sia l'ultimo avviso, che Dio ti manda. Basta quanto l'hai offeso. Basta quanto egli t'ha sopportato. Trema che ad un altro10 peccato mortale che farai, Dio non ti perdonerà più. Vedi che si tratta d'anima, si tratta d'eternità. Questo gran pensiero dell'eternità quanti ne ha cavati dal mondo, e gli ha mandati a vivere ne' chiostri, ne' deserti e nelle grotte! Povero me, che mi trovo di tanti peccati fatti? il cuore afflitto, l'anima aggravata, l'inferno acquistato, Dio perduto. Ah Dio mio e Padre mio, legami11 all'amor tuo.

Considera, come quest'affare eterno è lo più trascurato. A tutto si pensa, fuorché a salvarsi. Per tutto v'è tempo, fuorché per Dio. Si dica ad un mondano che frequenti i sacramenti, che si faccia12 mezz'ora d'orazione il giorno, risponde: Ho figli, ho nipoti, ho possessioni, ho che fare.13 Oh Dio, e non hai l'anima? Impegna pur le ricchezze, chiama i figli, i nipoti che ti diano aiuto in punto di morte, e ti caccino14 dall'inferno, se vai dannato. Non ti lusingare di poter accordare Dio e mondo, paradiso e peccati. Il salvarsi non è negozio da trattarlo alla larga; bisogna far violenza15 a te stesso, bisogna farti forza, se vuoi guadagnarti la corona immortale. Quanti cristiani si lusingavano che appresso avrebbero servito Dio,16 e si sarebbero salvati, ed ora stanno nell'inferno! Che pazzia, pensar sempre a quello che finisce così presto, e pensar tanto poco a quello17 che non ha mai da finire! Ah cristiano, pensa a' casi tuoi! Pensa che fra poco sloggerai da questa terra, ed anderai alla casa dell'eternità! Povero te, se ti danni! Vedi che non ci potrai rimediare più.

Considera cristiano, e : Un'anima ho, se questa mi perdo, ho perduto ogni cosa: un'anima ho, se a danno di questa mi guadagno un mondo, che mi serve? se divento un grand'uomo, e mi perdo l'anima, che mi giova? Se accumulo ricchezze, se avanzo la casa, se ingrandisco i figli, e mi perdo l'anima, che mi giova? Che giovarono le grandezze, i piaceri, le vanità a tanti che vissero nel mondo, ed ora


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sono polvere in una fossa, e confinati già nell'inferno? Dunque, se l'anima è mia, se un'anima ho, se la sgarro una volta, l'ho sgarrata per sempre; deggio18 ben pensare a salvarmi. Questo è un punto, che troppo importa. Si tratta di essere o sempre felice, o sempre infelice. O mio Dio, confesso e mi confondo che finora sono vivuto da cieco, sono andato così lontano da te, non ho pensato a salvare quest'unica anima mia. Salvami, o Padre, per Gesù-Cristo: mi contento di perder ogni cosa, purché non perda voi, mio Dio.19

Maria, speranza mia, salvami tu colla tua intercessione.




1 [5.] Meditazione) Considerazione NPe NG; per lo) per il NPe NG VR BR.

 



2 [8.] e ti salvi, om. NPe NG.

 



3 [12.] Onde) Ma NPe NG.

 



4 [15.] diceano) dicevano NPe.

 



5 [16.] per essi, om. NPe; volea) voleva NPe NG.

 



6 [18.] Il testo non è precisamente biblico; si legge in S. BERNARDUS, In Ps. Qui inhabitat, sermo I, n. 2; PL 183? 187: «Contra hos propheta: Maledictus, inquit, qui peccat in spe».

 



7 [22.] Luc., I, 50: «Et misericordia eius a progenie in progenies timentibus eum».

 



8 [25.] II Mach., 6, 14: «Non enim, sicut in aliis nationibus, Dominus patienter exspectat, ut eas, cum iudicii dies advenerit,  in plenitudine peccatorum puniat».

 



9 [26.] o castiga) e castiga NPe NG.



10 [5.] ad un altro) un altro NPe NG.

 



11 [10.] legami) tirami NPe; Ah mio Dio e Padre mio, legami all'amor tuo) Ah Dio mio, sommo bene, perdonami, mi pento d'averti offeso: tiratemi all'amor tuo NG.

 



12 [13.] si faccia) faccia NPe VR BR.

 



13 [15.] L'ambizioso del Vangelo si scusò di venire alla cena, figura del paradiso, perché aveva possessioni; l'avaro rispose, ch'aveva armenti: e il voluttuoso disse, ch'aveva preso moglie. Ma che! gl'infelici furon eternamente esclusi da quella cena. Che mogli, che possessioni, che faccende, quando si tratta di salvarsi l'anima, NPe NG.

 



14 [16.] caccino) cacciano VR.

 



15 [19.] bisogna far violenza) bisogna faticare NPe NG Cp.

 



16 [20.] appresso avrebbero servito Dio, e si sarebbero salvati) poi servirebbero Dio e si salverebbero NPe NG.

 



17 [23.] a quello) quello VR.



18 [3.] deggio) deo NPe.

 



19 [8.] purché non perda voi, mio Dio) purche non perda Dio NPe; non perda te, mio Dio, ed ogni mio bene. Mi pento d'averti perduto per lo passato: non ti voglio perdere più NG; perché non perda Cp.






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