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S. Alfonso Maria de Liguori
Meditaz. per li giorni dell'Avvento

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MEDITAZIONE V. - Formam servi accipiens (Philipp. Il, 7).

Discende in terra il Verbo Eterno a salvare l'uomo, e donde discende? A summo caelo egressio eius (Ps. XVIII, 7). Discende dal seno del suo Padre divino, dove ab eterno fu generato tra


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gli splendori de' santi. E dove discende? Discende nel seno d'una vergine, figlia di Adamo, che a riguardo del seno di Dio non è che un orrore; onde canta la Chiesa: Non horruisti virginis uterum.1 Sì, perché il Verbo, stando nel seno del Padre, egli è Dio come il Padre, è immenso, onnipotente, felicissimo, e supremo signore ed in tutto eguale al Padre. Ma nel seno di Maria egli è creatura, è piccolo, è debole, è afflitto, è servo, ed è minore del Padre: Formam servi accipiens. Narrasi per gran prodigio d'umiltà di un S. Alessio, che da figlio di un signor romano, volle vivere da servo in casa del padre.2 Ma che ha che fare l'umiltà di questo santo coll'umiltà di Gesù Cristo? Tra figlio e servo del padre di S. Alessio vi era qualche differenza di condizione; ma tra Dio e servo di Dio vi è una differenza infinita. In oltre, questo Figlio di Dio, essendosi fatto servo del suo Padre, esso per ubbidirlo si fece anche servo delle sue creature, cioè di Maria e di Giuseppe: Et erat subditus illis (Luc. II, 51). In oltre si fece anche servo di Pilato che lo condannò alla morte, ed egli ubbidiente l'accettò; si fe' servo de' carnefici che vollero flagellarlo, coronarlo di spine e crocifiggerlo, ed egli a tutti umilmente ubbidì sottomettendosi alle loro mani.

Oh Dio, e noi ricuseremo poi di soggettarci alla servitù di questo amabile Salvatore che per salvarci si è soggettato a tante servitù così penose e indecorose? E per non esser servi di questo così grande e così amante Signore, ci contenteremo di farci schiavi del demonio che non ama già i suoi servi, ma li


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odia e li tratta da tiranno, rendendoli infelici e miseri in questa e nell'altra vita? Ma se abbiamo commessa questa gran pazzia, perché non usciamo presto da questa così infelice servitù? Via su, giacché siamo stati liberati per la grazia di Gesù Cristo dalla schiavitù dell'inferno, deh presto abbracciamo e stringiamo con amore quelle dolci catene che ci rendono servi ed amanti di Gesù Cristo, e che ci otterranno poi la corona del regno eterno tra' beati nel paradiso.




1 Ex hymno Te Deum.



2 Cf. Acta Sanctorum Bollandiana, die 17 iulii. - Secondo la tradizione romana ed una Vita antichissima, S. Alessio, patrizio romano, fuggito dalla casa paterna la sera stessa delle sue nozze, passò più anni in oriente da pellegrino povero; ammalatosi e ricoverato in un'ospedale di Edessa, lasciò di nascosto quel rifugio, ed imbarcatosi pur all'insaputa di tutti, tornò a Roma, e visse ancora diciassette anni, da mendico, sotto le scale del proprio palazzo. Appena morto, venne scoperto il segreto della sua nascita e della sua vita. Il culto antico e continuo di S. Alessio a Roma viene in conferma di quella tradizione. Essa è sostenuta anche dagli Acta arabica del Santo, i quali però lo dicono morto nell'ospedale di Edessa ed ivi sepolto lo stesso giorno nella fossa comune. Avvisato il vescovo di quante maraviglie si dicevano di quel misterioso pellegrino, si trasportò all'ospedale per domandar di lui, ed assicurato da un servo che era morto e sepolto, fece immediate e diligenti ricerche per riaverne il corpo. Ma non essendosi ritrovato, si credette che fosse stato trasportato dagli angeli in qualche luogo lontano. - Questo racconto maraviglioso, che non ha altro appoggio che la testimonianza del servo, il quale facilmente non dubitò di nascondere la propria negligenza con una bugia, non regge a fronte dell'antica e costante tradizione romana.




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