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S. Alfonso Maria de Liguori
Meditaz. per li giorni dell'Avvento

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MEDITAZIONE IX.

Dilexit nos et tradidit semet ipsum pro nobis (Eph. V, 2).

Considera come il Verbo Eterno è quel Dio ch'è infinitamente felice in se stesso, sicché la sua felicità non può essere più grande; né la salvezza di tutti gli uomini poteva aggiungervi niente o diminuire; e pure egli ha fatto e patito tanto per salvare noi vermi miserabili, che se la sua beatitudine, dice S. Tommaso, fosse dipenduta da quella dell'uomo, non avrebbe potuto più fare né patire: Quasi sine ipso beatus esse non posset.1

Ed in vero se Gesù Cristo non avesse potuto esser beato senza redimerci, come avrebbe potuto più umiliarsi di quanto s'è umiliato sino a prendere sopra di sé le nostre infermità, le bassezze dell'infanzia, le miserie della vita umana ed una morte così spietata ed ignominiosa? Solo un Dio era capace di amare con tanto eccesso noi miseri peccatori ch'eravamo così indegni d'essere amati. Dice un divoto autore che se Gesù Cristo ci avesse permesso di dimandargli le prove più grandi del suo amore, chi mai avrebbe ardito di chiedergli che si facesse


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fanciullo come noi, che si vestisse di tutte le nostre miserie, anzi si rendesse fra tutti gli uomini il più povero, il più vilipeso e 'l più maltrattato, sino a morire per man di carnefici e a forza di tormenti su d'un patibolo infame, maledetto e abbandonato da tutti, anche dal suo medesimo Padre, che abbandona il Figlio per non abbandonare noi nelle nostre rovine!2 Ma ciò che noi non avressimo avuto ardire neppure di pensare, il Figlio di Dio l'ha pensato e l'ha fatto. Egli sin da bambino si è sacrificato per noi alle pene, agli obbrobri ed alla morte: Dilexit nos et tradidit semet ipsum pro nobis. Egli ci ha amati, e per amore ci ha donato se stesso, acciocché offerendolo per vittima al Padre in soddisfazione de' nostri debiti, possiamo per li suoi meriti ottenere dalla divina bontà tutte le grazie che desideriamo: vittima più cara al Padre, che se le fossero offerte le vite di tutti gli uomini e di tutti gli angeli. Offeriamo noi dunque sempre a Dio i meriti di Gesù Cristo, e per quelli cerchiamo e speriamo ogni bene.




1 “Similiter notabile est quod etiam omnes angelos convocat ad congratulandum, non drachmae, non homini, sed sibi, quasi homo Dei deus esset, et tota salus divina in ipsius inventione dependeret, et quasi sine ipso beatus esse non posset.” Opera S. Thomae Aquinatis, tom. 17, Romae, 1570. Opusculum 63 (supposititium), De Beatitudine, cap. 7, secundum principale.

2 “Quando mai avrebbe avuto l'uomo tanto di ardire, che pretendesse che voi, Re de' Re, mandaste il vostro Figliuolo nel mondo per redimere lui, che è schiavo vile e disleale? E pur voi, senza badare a' suoi sommi demeriti, lo avete voluto beneficare ed amare assai più di quanto avesse potuto egli ambire.” LIBORIO SINISCALCHI. S. I.  Iddio del cuore Gesù Bambino. Discorsi e considerazioni per la novena e l'ottava del S. Natale, vol. II, Napoli, 1755, pag. 8.-162).




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