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S. Alfonso Maria de Liguori
Meditazioni...giorni della novena

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MEDITAZIONE VI.

Factus sum sicut homo sine adiutorio, inter mortuos

liber (Ps. LXXXVII, [5, 6]).

Considera la vita penosa che fe'  Gesù Cristo nell'utero della Madre, per la prigione così lunga, stretta ed oscura che per nove mesi ivi soffrì. Gli altri bambini sono sì bene nel medesimo stato, ma essi non ne sentono gl'incomodi perché non li conoscono. Ma Gesù ben li conoscea, poiché sin dal primo momento di sua vita ebbe l'uso perfetto della ragione. Aveva egli i sensi, ma non potea servirsene: avea gli occhi, e non poteva vedere: avea la lingua, e non poteva parlare: avea le mani,


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e non le potea stendere: aveva i piedi, e non potea camminare; sicché per nove mesi ebbe a starsene nell'utero di Maria come un morto chiuso in un sepolcro. Factus sum sicut homo sine adiutorio, inter mortuos liber. Egli era libero, perché volontariamente si era fatto in quel carcere prigioniero d'amore; ma l'amore lo privava di libertà ed ivi lo teneva così stretto in catene, che non potea muoversi: Inter mortuos liber. - O grandis patientia Salvatoris, disse S. Ambrogio, pensando alle pene di Gesù mentre stava nel seno di Maria.1 Fu dunque al nostro Redentore l'utero di Maria prigione volontaria, perché prigione d'amore; ma per altro non fu prigione ingiusta. Era ben egli innocente, ma s'era offerto a pagare i nostri debiti e a soddisfare per li nostri delitti. Con ragione dunque la divina giustizia lo tiene così carcerato, cominciando con tal pena ad esigere da lui la degna soddisfazione. Ecco a che si riduce un Figlio di Dio per amore degli uomini; si priva della sua libertà e si mette in catene, per liberare noi dalle catene dell'inferno. Troppo dunque merita d'essere riconosciuta con gratitudine ed amore la grazia del nostro liberatore e mallevadore, che non per obbligo, ma per solo affetto s'è offerto a pagare ed ha pagato per noi i nostri debiti e le nostre pene, dando la sua vita divina. Gratiam fideiussoris ne obliviscaris; dedit enim pro te animam suam (Eccli. XXIX, 20).




1 “Che gran pazienza dunque vi volle nel Nazareno per tollerare una prigionia di questa sorta. O grandis patientia Salvatoris, non può trattenersi dall'esclamare S. Ambrogio, O grandis patientia Salvatoris! expectat nasci sua membra qui fecit.” Liborio SINISCALCHI, Iddio del cuore Gesù Bambino, tomo I, Napoli, 1755, pag. 91. - Non abbiamo però trovato il testo fra le opere di S. Ambrogio.






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