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S. Alfonso Maria de Liguori
Med. per otto giorni di esercizi spirituali

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MEDITAZIONE IV - Del peccato

 

Che cosa è il peccato mortale? «Est aversio a Deo», come dice S. Tommaso1 con S. Agostino:2 è una voltata di spalle, che si fa a Dio: è un disprezzo che si fa della sua grazia e del suo amore: è un perdergli il rispetto in faccia con dirgli: Io non vi voglio servire; voglio fare quel che mi piace, e non m'importa che voi ve ne disgustate e mi private3 della vostra amicizia.

 

Per comprendere quanta sia la malizia del peccato mortale bisognerebbe comprendere chi è Dio e chi è l'uomo che disprezza questo Dio col peccato. Avanti a Dio tutti gli angeli e' santi son niente; ed un verme della terra ha l'ardire di disprezzare un Dio?

 

Ma che più? l'uomo peccando non solo disprezza un Dio d'infinita maestà, ma un Dio che l'ha tanto amato, ch'è giunto sino a morire per suo amore. A pianger dunque un solo peccato mortale, non basterebbe4 un'eternità.

 

Chi lo commette che fa? disonora un Dio, posponendolo ad un fumo, ad uno sfogo di rabbia, ad una misera soddisfazione. Un Dio così grande! un Dio così buono!

 

Signore, se non vi mirassi sagrificato sulla croce per amor mio, perderei ogni speranza di perdono; ma la vostra morte mi confidenza. «In manus tuas commendo spiritum meum».5 Vi raccomando quest'anima, per cui avete speso il sangue e la vita: fate ch'ella v'ami, e non vi perda più. V'amo, Gesù mio, amor mio e speranza mia. E come potrò mai più6 dopo avermi voi fatto conoscere quanto mi avete amato,7 separarmi da voi, unico mio bene?

 

Qual pena a noi è il vederci offesi da una persona da noi beneficata? Dio non è capace di dolore; ma se mai ne fosse capace, morirebbe


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di mestizia e di dolore, vedendosi disprezzato da una creatura, per cui è giunto sino a dar la sua vita.

 

O peccati miei maledetti, mille volte vi detesto e vi maledico: voi m'avete fatto disgustare il mio Redentore, che mi ha tanto amato.8

 

Anime infelici, che siete confinate nell'inferno, voi che in vita dicevate esser poco male il peccato, misere! or ben confessate, che tutta la vostra pena non giunge a punirvi, come voi meritate.

 

Bisogna confessare che il peccato sia un gran male, mentre Dio, ch'è la stessa misericordia, è costretto a punirlo con un inferno eterno. Ma che più? Per soddisfare la divina giustizia per lo peccato, ha dovuto un Dio sagrificare la sua medesima vita.

 

Oh Dio, sappiamo che l'inferno è un castigo troppo orrendo, e poi non temiamo del peccato, che può condurvici? Sappiamo che un Dio è morto per poterci perdonare i peccati commessi, e poi torneremo a peccare?

 

La perdita d'ogni minimo bene di terra ci rende inquieti e mesti; e la perdita che abbiam fatta di Dio col peccato non ci renderà dolenti ed afflitti per tutta la nostra vita?

 

Signore, vi ringrazio che mi date tempo da piangere le amarezze che v'ho date. Gesù mio, le abborrisco con tutto l'odio; datemi voi più dolore e più amore, acciocch'io9 pianga l'offese che v'ho fatte, non tanto per la pena meritata, quanto per lo disgusto che ho dato a voi, mio amabilissimo Dio.

 

Che inquietudini10 e timori non ha un cortigiano, che teme d'aver offeso il suo principe? E noi che sappiam certo d'aver disgustato Dio, e di aver perduta un tempo la sua amicizia, vivremo tranquilli, senza averne un continuo dolore?

 

Qual cautela non usano gli uomini per evitare il veleno, che uccide il corpo? e poi tanta negligenza in evitare il veleno del peccato, che uccide l'anima, e ci fa perdere Dio!

 

Non ci facciamo11 prender dal demonio a peccare con quell'inganno: «Poi me lo confesserò». Così il nemico ne ha portati tanti all'inferno.

 

Ah mio Dio, da quanti anni io meriterei di star nell'inferno! Voi mi avete aspettato,12 acciocch'io benedica per sempre la vostra misericordia, e v'ami. Sì, Gesù mio, vi benedico, e v'amo; e spero a' meriti13 vostri di non dividermi più dal vostro amore. Ma se dopo


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tante grazie io tornassi ad offendervi, come posso presumere che voi non m'abbiate ad abbandonare? e che di nuovo abbiate a perdonarmi? Signore, non lo permettete.14

 

Iddio usa pietà con chi lo teme, non con chi lo disprezza. L'offendere Dio, perché usa misericordia è un maggiormente provocarlo a castigarci.

 

In oltre l'oltraggiare Dio, perché Dio perdona, è un volerlo burlare; ma «Deus non irridetur».15

 

Ti dirà il demonio: «Ma chi sa, anche con questo peccato può esser che ti salvi». Ma frattanto (dico io) se pecchi, già ti condanni da te stesso16 all'inferno. «Ma chi sa, può esser che ancora ti salvi». Ma può essere ancora, e forse più facilmente che ti danni. Ed è negozio il negozio dell'eterna salute di arrischiarlo ad un «chi sa?» Frattanto già ti perdi; e se frattanto17 ti viene la morte? Se Dio ti abbandona, che ne sarà di te?

 

No, mio Dio, non voglio offendervi più; basta quanto v'ho offeso. Quanti, per meno peccati de' miei, ora già stanno all'inferno! Io non voglio esser più mio, ma vostro e tutto vostro.18 A voi consagro tutta la mia volontà e libertà. «Tuus sum ego, salvum me fac».19 Salvatemi dall'inferno; e prima salvatemi dal peccato. V'amo, Gesù mio, io non vi voglio perdere20 più.

 

Dicono i SS. Padri che Dio tiene determinato il numero de' peccati, che a ciascuno vuol perdonare. Perciò non sapendo noi questo numero, dobbiam temere che ad ogni nuovo peccato il Signore ci abbandoni. Questo timore «Chi sa, se Dio non mi perdona più?» dee esserci un gran freno a non offender più Dio; e con questo timore ci salveremo.

 

E chi più si ritrova favorito da Dio di grazie e di lumi, più dee temere di questo abbandono.21

 

Dice l'Angelico22 che 'l peccato tanto cresce di peso, quanto cresce l'ingratitudine! Misero dunque quel cristiano23 che da Dio arricchito24 di grazie, l'offende mortalmente.25


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Ah Gesù mio, io ho fatto a gara con voi; voi ad usarmi misericordia, ed io a rendervi ingiurie! Voi a farmi bene, ed io a disprezzarvi! Ma ora v'amo con tutto il cuore, e voglio col mio amore compensare tutti i disgusti che v'ho dati. Datemi voi luce, e datemi forza.

 

Dicea la Madre suor Maria Strozzi:26 «Il peccato d'una persona religiosa27 mette orrore al paradiso, ed obbliga Dio a voltarle le spalle».

 

Chi non molto teme il peccato mortale, non è molto lontano dal cadervi. Quindi bisogna fuggir le male occasioni, quanto si può.

 

Bisogna ancor fuggire i veniali deliberati. Diceva il P. Alvarez:28 «Le picciole mancanze, ma volontarie, non uccidono l'anima, ma la rendono debole sì che, sopravvenendo poi qualche grave tentazione, non avrà ella forza di resistere e cadrà».

 

Lasciò scritto S. Teresa:29 «Da peccato avvertito, picciolo che sia, Iddio ci liberi». Poiché dicea la Santa30 che ci fa più danno un peccato veniale avvertito, che tutt'i demoni dell'inferno.

 

No, Gesù mio, non vi voglio più disgustare né poco né assai. Voi troppo m'avete obbligato31 ad amarvi. Voglio prima morire, che darvi avvertitamente qualunque minimo disgusto.32 Voi non ve lo meritate; ma meritate tutto il mio amore, ed io voglio amarvi con tutte le mie forze. Datemi il vostro aiuto.

 

Malamente33 il peccato leggiero chiamasi leggier male; come può dirsi leggier male quello ch'è disgusto di Dio?

 

Dice colui34 che commette veniali senza ritegno: «Basta che mi salvo». Ma io non so se seguendo a viver così, ti salverai, mentre dice S. Gregorio:35 «L'anima non resta dove cade, ma va sempre più a basso».


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Scrisse S. Isidoro36 che chi non fa conto de' veniali, Iddio permette che cada ne' mortali, in pena del poco amore che gli porta. E 'l Signore medesimo disse al B. Errico Susone37 che l'anime, le quali non fan conto de' veniali, stanno in maggior pericolo di quel che si credono; poiché (soggiunse) vivendo così, è molto lor difficile il perseverare in grazia.

 

Insegna il concilio di Trento38 che non possiamo perseverare in grazia senza l'aiuto speciale del Signore; ma troppo si demerita quest'aiuto speciale chi offende Dio con veniali volontari senza pensiero d'emenda.

 

Ah Signore, non mi castigate come io meriterei. Scordatevi di tanti disgusti che v'ho dati, e non mi private della vostra luce e del vostro aiuto. Io voglio emendarmi, voglio esser vostro.39 O Dio onnipotente, accettatemi e mutatemi. Io così spero.

 

Disse il Signore alla B. Angela40 da Foligno:41 «Quei che sono da me illuminati a camminare per la perfezione, ed essi ingrossando l'anima, voglion camminare per la via ordinaria, saranno da me abbandonati».42


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Chi serve a Dio, ma non teme di disgustarlo venialmente43 per le proprie soddisfazioni, ad intendere che Dio non merita d'esser servito con più attenzione. Dichiara in somma che Iddio non è degno di tanto amore, che ci obblighi a preferire il suo gusto alle nostre soddisfazioni.

 

I difetti abituati, dice S. Agostino,44 sono una certa scabbia,45 che rende46 l'anima talmente schifosa, che la priva47 degli abbracci di Dio.

 

Signore, vedo che voi non mi avete abbandonato48 ancora, com'io meritava; datemi dunque forza di uscire dalla mia tepidezza. Io non voglio più offendervi deliberatamente. Io voglio amarvi con tutta l'anima. Gesù mio, aiutatemi, in voi confido.

 

Dicea S. Francesco49 esser arte del demonio ligare l'anime con un capello, per ligarle poi con una catena, e farle schiave.50 Guardiamoci dunque di lasciarci legar da qualunque passione. Un'anima legata da qualche passione o è perduta, o sta vicina a perdersi.

 

Dicea la Madre Maria Vittoria Strada:51 «Il demonio quando non può avere il molto, si contenta del poco, ma con quel poco poi acquista il molto».

 

Si protesta il Signore che i tepidi52 saranno da lui vomitati: «Sed quia tepidus es, incipiam te evomere» (Apoc. 3. 15). Il vomito significa l'abbandono di Dio, mentre quel che si vomita si ha orrore poi a ripigliarlo.

 

La tepidezza53 è una febbre etica, che appena si conosce, ma conduce senza rimedio alla morte: mentre la tepidezza54 rende l'anima insensibile ai rimorsi di coscienza.

 

Gesù mio, non mi vomitate, per pietà, come merito; non guardate all'ingratitudine mia, ma alle pene che avete sofferto per me.


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Mi pento di tutti i disgusti che v'ho dati. V'amo, Dio mio; da ogg'innanzi voglio fare quanto posso per compiacervi. O amore dell'anima mia, io vi ho offeso assai: fate che nella vita che mi resta, io v'ami assai.

 

O Maria, speranza mia, soccorretemi colla vostra intercessione.

 




1 [6.] S. THOMAS, Summa theol., I-II, q. 87, a. 4. c.



2 [6.] S. AUGUST., De libero arbitrio, l. II, c. 19, n. 53; PL 32, 1269. Cfr. CSEL 74, 86.



3 [9.] disgustate.... private) disgustiate.... priviate ND VR NS.



4 [17.] basterebbe) bastarebbe NM.



5 [24.] Ps., 30, 6.



6 [27.] più, om. NM.



7 [28.] amato) amata ND VR.



8 [4.] amato) amata ND VR.



9 [21.] acciocch'io) acciocché io NS.



10 [24.] inquietudini) inquietitudini ND VR NS.



11 [31.] facciamo) facciam NS.



12 [34.] aspettato) aspettata ND VR NS.



13 [36.] a' meriti) ne' meriti VR.



14 [3.] Signore, non lo permettete, ag. NM.



15 [7.] Galat., 6, 7.



16 [10.] stesso) stessa ND VR.



17 [13.] se frattanto, om. «se» NM.



18 [17.] mio, vostro e tutto vostro) mia, vostra e tutta vostra ND VR.



19 [18.] Ps., 118, 94. - [18.] Tuus sum ego, salvum) Tua sum ego, salvam ND VR NS.



20 [20.] perdere) perdervi ND VR NS.



21 [28.] Una religiosa che cade in un peccato mortale, si mette a gran rischio d'esser abbandonata da Dio, mentre il suo peccato è di malizia, commesso in mezzo alla luce di tante prediche, meditazioni, comunioni, avvertimenti de' superiori, buoni esempi delle sorelle, om. NM.



22 [29.] S. THOMAS, Summa theol., III, q. I, a. 2, ad 2.



23 [30.] Misero quel cristiano) Misera quella religiosa ND VR.



24 [30.] arricchito) arricchita ND VR.



25 [31.] Chi cade dall'alto, non si dice che cade, ma che precipita e rovina, om. NM.



26 [5.] Vita della serva di Dio Suor Maria Minima di S. Filippo Neri, al secolo Camilla Strozzi, l. III, c. I, Esortazioni fatte alle religiose, Firenze 1737, 189 ss.



27 [5.] persona religiosa) religiosa ND VR.



28 [9.] ALVAREZ DE PAZ IACOBUS, De vita spirituali eiusque perfectione, l. V, p. II, c. 16; Opera, I, Lugduni 1608, col. 1075: «[Levia peccata] sunt velut irremissae aegrotatiunculae, quae vitam quidem non dissolvunt, sed ita corpus extenuant, ut accedente aliquo gravi morbo, statim corpus, vires non habens resistendi, succumbat».



29 [13.] S. TERESA, Camino de perfección, c. 41; Obras, III, Burgos 1916, 198: «Mas pecado muy de advertencia, por chico que sea, Dios nos libre de él».



30 [14.] S. TERESA, LIbro de la vida, c. 25; Obras, I, Burgos 1915, 200: «Pluguiese a Su Majestad temiésemos a quien hemos de temer, y entendiésemos nos puede venir mayor daño de un pecado venial que de todo el infierno junto, pues es ello ansí».



31 [17.] obbligato) obbligata ND VR.



32 [18.] disgusto.) disgusto: NM.



33 [21.] Malamente) inettamente ND VR NS.



34 [23.] colui) colei ND VR NS.



35 [25.] S. GREGORIUS M., Moralia in Iob, l. XXXI, c. 15, n. 28; PL 76, 589: «Numquam quippe illic anima quo

ceciderit, iacet, quia voluntarie semel lapsa, ad peiora pondere suae iniquitatis impellitur, ut in profundum corruens semper adhuc profundius obruatur».



36 [1.] S. ISIDORUS, Hispal. ep., Sententiarum l. II, c. 19, nn. 1-2; PL 83, 621: «Iudicio autem divino in reatum nequiorem labuntur qui distringere minora sua facta contemnunt. Multi a crimine in crimen corruunt, qui Dei cognitionem habentes timorem eius negligunt».



37 [3.] DEL NENTE I., Vita ed opere spirituali del B. E. Susone, c. 12 dele nove rupi, Roma 1651, 233: «Se moriranno senza coscienza di peccato mortale si salveranno, ma stanno in maggior pericolo che non credono, perché si danno ad intendere di poter ugualmente servire a Dio ed alla natura, il che è difficile, e appena possibile, e il perseverare così in grazia di Dio è molto malagevole».



38 [6.] Concilium Trid., Sessio VI, Decretum de iustificatione, c. 13: De perseverantiae munere: «Similiter de perseverantiae munere, de quo scriptum est: Qui perseveravit usque in finem, hic salvus erit, quod quidem aliunde haberi non potest, nisi ab eo, qui potens est eum, qui stat, statuere, ut perseveranter stet, et eum, qui cadit, restituere, nemo sibi certi aliquid absoluta certitudine polliceatur, tametsi in Dei auxilio firmissimam spem collocare et reponere omnes debent».



39 [12.] vostro) vostra ND VR.



40 [14.] Angela) Giovanna ND VR NS.



41 [14.] Fr. ARNALDUS, B. Angelae Fulginatis vita, l. I, p. VIII, c. 3; Fulginiae 1714, 127: «Omnes qui docentur a Deo, illuminantur ut intelligant viam Dei; et in isto lumine et documento quod fit eis spiritualiter a Deo, claudunt aures ne audiant et oculos ne videant, nec volunt attendere, nec volunt audire illud, quod loquitur eis Christus in anima, sed omnino ingrossantur et sequuntur doctrinam aliam a documento, quod intelligunt sibi factum a Deo, et volunt tenere viam communem contra conscientiam, illi habent maledictionem a Deo omnipotente».



42 [16.] e maledetti, om. NM.



43 [1.] venialmente, ag. NM.



44 [6.] Ps. AUGUST., Sermo 351, n. 5; PL 39, 1541: «Tamen omnia [peccata] simul congregata velut scabies, quo plura sunt necant, aut nostrum decus exterminant, ut ab illius sponsi speciosi forma prae filiis hominum (Ps. XLIV, 3) castissimis amplexibus separent, nisi medicamento quotidianae poenitentiae desiccentur». Il Sermone è dubbio (Glorieux, 24; Clavis, 284).



45 [6.] scabbia) scabie NDm.



46 [7.] rende) rendono ND VR NS.



47 [7.] priva) privano ND VR NS.



48 [8.] abbandonato) abbandonata ND VR NS.



49 [12.] S. BONAVENTURA, Legenda S. Francisci, c. 5, n. 5; Opera, VIII, Ad Claras Aquas 1898, 517: «Diabolus, si de suo capillum potest habere in homine, cito excrescere facit in trabem».



50 [13.] schiave) sue schiave ND VR.



51 [16.] Cfr. Vita della B. Maria Vittoria Fornari Strata (1582-1617), l. 1, cc. IX, XIII; Roma 1828, 42, 62, ecc.



52 [19.] tepidi) tiepidi ND NS.



53 [23.] tepidezza) tiepidezza ND NS.



54 [24.] tepidezza) tiepidezza ND VR.






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