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S. Alfonso Maria de Liguori
Modo di conversare...con Dio

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Testo

 


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ricavato da un'operetta francese ed accresciuto con altri santi pensieri, affetti e pratiche dell'autore1

Stupiva il santo Giobbe in considerare il nostro Dio cosi applicato a far bene all'uomo, che par che 'l suo Cuore non avesse maggior premura che di amare e farsi amare dall'uomo; onde parlando col Signore cosi esclamava: Quid est homo, quia magnificas eum? aut quid apponis erga eum cor tuum? (Iob, VII, 17). Da ciò si vede essere un inganno il pensare che il trattare con Dio con gran confidenza e familiarità sia mancar di rispetto alla sua maestà infinita. Dovete si voi, anima divota, con tutta l'umiltà rispettarlo ed abbassarvi alla sua


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presenza, specialmente in ricordarvi delle ingratitudini e degli oltraggi che per lo passato gli avete usati: ma ciò non deve impedirvi di trattare con lui coll'amore il più tenero e confidente che vi sia possibile. Egli è maestà infinita, ma insieme è infinita bontà ed infinito amore | .2 Avete in Dio il Signore più sublime che vi può essere, ma avete ancora l'amante più grande che possiate avere. Egli non isdegna, ma gode che voi trattiate con esso con quella confidenza, libertà e tenerezza, con cui trattano i fanciulli colle loro madri. Ecco com'egli c'invita ad andare a' suoi piedi, e le carezze che ci promette: Ad ubera portabimini, et super genua blandientur vobis; quomodo si cui mater blandiatur, ita ego consolabor vos (Is. LXVI, 12, 13). Come una madre si compiace di porsi sulle ginocchia il suo figliuolo, e così di cibarlo ed accarezzarlo; con simile tenerezza gode il nostro buon Dio di trattare coll'anime sue dilette che tutte a lui si son date, e nella sua bontà han poste tutte le loro speranze.

2. Pensate che non avete né amicofratellopadremadresposoamante che più v'ami del vostro Dio. La divina grazia è quel gran tesoro per mezzo di cui noi vilissime creature e servi diventiamo cari amici del nostro medesimo Creatore: Infinitus enim thesaurus est hominibus quo qui usi sunt, participes facti sunt amicitiae Dei (Sap. VII, 14). Egli a questo fine, di accrescer la nostra confidenza, semetipsum exinanivit (Philip. II, 7), s'è annientato, per così dire, umiliandosi fino a farsi uomo, per conversar tra di noi alla familiare: Cum hominibus conversatus est (Baruch. III, 38). È giunto a farsi bambino, a farsi povero, e sino a farsi giustiziare in pubblico su d'una croce; è giunto ancora a collocarsi sotto le specie di pane per farsi nostro perpetuo compagno e per unirsi unitamente con noi: Qui manducat meam carnem, et bibit meum sanguinem, in me manet et ego in illo (Io. VI, 57). In somma egli v'ama tanto, che par che non abbia altro amore che verso di voi. E perciò voi non dovete altri amare che Dio. Onde di lui potete e dovete dire: Dilectus meus mihi et ego illi (Cant. II, 16): il mio Dio s'è dato tutto a me ed io tutto a lui mi dono; egli m'ha


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eletto per suo amato, ed io l'eleggo fra tutti per mio unico amore: Dilectus meus candidus et rubicundus, electus ex millibus (Cant. V, 10).

3. Ditegli dunque spesso: Ah mio Signore, perché mi amate tanto? Che di bene in me conoscete? Vi siete scordato dell'ingiurie che v'ho fatte? Ma giacché voi m'avete trattato con tanto amore, che invece di mandarmi all'inferno mi avete fatte tante grazie, chi vorrò io da oggi innanzi amare se non voi mio bene, mio tutto? Ah mio Dio amabilissimo, se per lo passato vi ho offeso, quello che più m'affligge non è tanto la pena che mi ho meritata, quanto il disgusto che ho dato a voi degno d'infinito amore. Ma voi non sapete disprezzare un cuore che si pente e s'umilia: Cor contritum et humiliatum, Deus, non despicies (Ps. L, 19). Ah ch'io altro ora in questa vita e nell'altra non desidero, se non voi solo: Quid... mihi est in caelo, et a te quid volui super terram?... Deus cordis mei et pars mea Deus in aeternum (Ps. LXXII, 25, 26). Voi solo siete e sarete sempre l'unico Signore del mio cuore, della mia volontà | ;3 voi l'unico mio bene, il mio paradiso, la mia speranza, il mio amore, il mio tutto: Deus cordis mei et pars mea Deus in aeternum.

4. E per maggiormente confermare la vostra confidenza in Dio, ricordatevi spesso dell'amorosa condotta ch'egli ha usata con voi, e de' mezzi pietosi ch'egli ha presi per cacciarvi fuori dalla vostra vita disordinata e da' vostri attacchi alla terra, per tirarvi al suo santo amore. Onde voi temiate di temere in trattare con poca confidenza col vostro Dio, or che avete volontà risoluta di amarlo e compiacerlo quanto potete. Le misericordie ch'egli v'ha fatte son pegni troppo sicuri dell'amore che vi porta. Dispiace a Dio la diffidenza di quelle anime che di cuore l'amano e che egli ama. Sicché se volete compiacere il suo Cuore amoroso, trattateci da oggi avanti colla maggior confidenza e tenerezza che mai vi sia possibile.

In manibus meis descripsi te, muri tui coram oculis meis semper (Is. XLIX, 16). Anima diletta, dice il Signore, di che temi e diffidi? Io ti tengo scritta nelle mie mani per non dimenticarmi mai di beneficarti. Temi forse de' tuoi nemici? Sappi


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che la cura della tua difesa mi sta sempre innanzi agli occhi, sicché non posso mai dimenticarmene. Per ciò Davide giubilava dicendo a Dio: Ut scuto bonae voluntatis tuae coronasti nos (Ps. V, 13): chi mai, Signore, potrà farci danno, se voi colla vostra bontà ed amore ci difendete e ne cingete da per tutto? Sopra tutto ravvivate la vostra confidenza pensando al dono che ci ha fatto Dio di Gesù Cristo: Sic... Deus dilexit mundum, ut Filium suum unigenitum daret (Io. III, 16). Come mai, esclama l'Apostolo, possiamo temere che Iddio abbia a negarci alcun bene, dopo che si è degnato di donarci il suo medesimo Figlio? Pro nobis omnibus tradidit illum: quomodo non etiam cum illo omnia nobis donavit? (Rom. VIII, 32).

5. Deliciae meae esse cum filiis hominum (Prov. VII, 31). Il paradiso di Dio, per cosi dire, è il cuor dell'uomo. Dio vi ama? Amatelo. Le sue delizie sono di esser con voi, e le vostre sieno d'esser con esso lui, e di passare tutto il tempo della vostra vita con chi voi sperate di passare l'eternità beata, nella sua amabile compagnia.

6. Prendete il costume di parlargli da solo a solo, familiarmente, e con confidenza ed amore, come ad un vostro amico, il più caro che avete e che più v'ama. E s'è grande errore, come si è detto, il trattare con Dio con diffidenza e ' voler comparire sempre alla sua presenza come uno schiavo timido e vergognoso avanti del suo principe tremando di spavento, maggior errore sarà il pensare che il conversare con Dio non sia che di tedio e d'amarezza. No, non è vero: Non... habet amaritudinem conversatio illius, nec taedium convictus illius (Sap. VIII, 16). Chiedetelo alle anime che l'amano con vero amore, e vi diranno che nelle pene della loro vita non trovano altro maggiore e vero sollievo, che nel conversare amorosamente con Dio.

7. Non si domanda già da voi un'applicazione continua della vostra mente per cui abbiate a scordarvi di tutte le vostre faccende e delle vostre ricreazioni. Altro non vi si dimanda, se non che, senza tralasciare le vostre occupazioni, facciate verso Dio quello che fate nelle occasioni verso coloro che vi amano e che voi amate.

8. Il vostro Dio sta sempre appresso di voi, anzi dentro di voi: In ipso... vivimus, et movemur, et sumus (Act. XVII, 28). Non v'è portiere per chi desidera parlargli; anzi Dio gusta che


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voi trattiate confidentemente con lui. Trattate con esso de' vostri affari, de' vostri disegni, delle vostre pene, de' vostri timori, e di tutto quello che vi appartiene. Fatelo sopra tutto, come ho detto, con confidenza e col cuore aperto, perché Dio non suol parlare all'anima che non gli parla; poiché non essendo ella avvezza a trattare con esso, poco intenderà le di lui voci quando egli le parlerà. E di ciò il Signore si rammarica: Soror nostra parva est... quid faciemus sorori nostrae in die quando alloquenda est? (Cant. VIII, 8): la nostra sorella è bambola nel mio amore; che faremo per parlarle, s'ella non m'intende? - Iddio vuol esser temuto qual Signore il più potente e tremendo, quando noi disprezziamo la sua grazia; ma all'incontro vuol'esser trattato quale amico il più affezionato, allorché l'amiamo: vuole perciò allora che gli parliamo spesso alla familiare e senza soggezione.

9. È vero che Dio dev'essere sempre sommamente rispettato, ma quando vi fa la grazia di farvi sentire ch'egli v'è presente e che desidera che voi gli parliate, come a colui che sopra tutti v'ama, ditegli i vostri sentimenti con libertà e confidenza: Praeoccupat qui se concupiscunt, ut illis se prior ostendat (Sap. VI, 14). Egli senza aspettare che voi andiate a lui, quando desiderate il suo amore vi previene e si presenta a voi, portando le grazie ed i rimedi che vi abbisognano. Non aspetta se non che voi gli parliate, per dimostrarvi che vi sta vicino ed è pronto ad udirvi e consolarvi: Et aures eius in preces eorum (Ps. XXXIII, 16).

10. Il nostro Dio per la sua immensità si trova in ogni luogo, ma vi sono due parti principali dov'egli ha la sua propria abitazione: l'una è il cielo empireo, ov'egli è presente per la gloria che comunica a' beati; l'altra è sopra la terra, ed è nell'anima umile che l'ama: Habitans... cum contrito et humili spiritu (Is. LVII, 15).4 Egli dunque il nostro Dio abita nell'altezza de' cieli, ma non isdegna di trattenersi i giorni e le notti co' suoi servi fedeli nelle loro grotte o celle, ed ivi loro fa parte delle sue divine consolazioni, di cui una sola supera tutte le delizie che può dare il mondo, e che solo non


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le desidera chi non le prova: Gustate et videte quoniam suavis est Dominus (Ps. XXXIII, 9).

11. Gli altri amici del mondo hanno delle ore che insieme conversano, e delle ore che da lor si separano: ma fra Dio e voi, se vorrete, non vi sarà mai ora alcuna di separazione. Quiesces, et suavis erit somnus tuus... Dominus enim erit in latere tuo (Prov. III, 24, 26): dormirai, e Dio si metterà al tuo fianco e veglierà sempre teco. Conquiescam cum illo... et erit allocutio cogitationis meae (Sap. VIII, 9).5 5 - Quando voi riposate, egli non si parte dappresso il vostro capezzale, e sta pensando sempre a voi, acciocché, quando fra la notte vi svegliate, egli vi parli colle sue ispirazioni e riceva da voi qualche atto d'amore, di offerta o di ringraziamento, per mantenere così con voi, anche in quelle ore, la sua amabile e dolce conversazione. Ed alle volte anche dormendo vi parlerà e vi farà sentire le sue voci, acciocché svegliandovi, le mettiate in esecuzione: Per somnium loquar ad illum (Num. XII, 6).

12. Si trova ancora la mattina per udire da voi qualche parola d'affetto o di confidenza, e per essere depositario de' vostri primi pensieri e di tutte le opere che in quel giorno voi prometterete di fare per compiacerlo, come anche di tutte le pene che gli offerirete di patir volentieri per sua gloria ed amore. Ma siccome egli non manca di presentarvisi innanzi in quel momento che vi svegliate, voi non mancate dal canto vostro di dargli subito uno sguardo amoroso, e di rallegrarvi in udire annunziarvi dal vostro Dio la felice nuova ch'egli non è lontano da voi, come lontano fu un tempo per li vostri peccati; ma che v'ama e vuol'essere amato da voi, con intimarvi in quello stesso momento l'amabile precetto: Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo (Deut. VI, 5).

13. Non vi scordate mai dunque della sua dolce presenza, come fa la maggior parte degli uomini. Parlategli quanto più spesso potete, ch'egli di ciò non se ne infastidisce né lo sdegna, come fanno i signori della terra. Se voi l'amate, non vi mancherà che dirgli. Ditegli quanto vi occorre di voi e delle vostre cose, come le direste ad un caro amico. Non lo considerate


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come un principe altiero che non vuole trattare se non con grandi, e solo di gran cose. Egli si compiace, il nostro Dio, di abbassarsi a trattare con noi, e gode che noi gli comunichiamo i nostri affari più minuti e triviali. Egli vi ama tanto ed ha tal cura di voi, come se non avesse da pensare ad altri che a voi. Egli è così applicato a' vostri interessi, che par che non conservi la sua providenza se non per soccorrervi, la sua onnipotenza se non per aiutarvi, la sua misericordia e bontà se non per compatirvi per farvi bene, e per guadagnare colle sue finezze la vostra confidenza e 'l vostro amore. Scopritegli dunque con libertà tutto il vostro interno, e pregatelo che vi guidi ad eseguire perfettamente la sua santa volontà; e tutti i vostri desideri e disegni sieno solamente intesi a ritrovare il suo beneplacito e contentare il suo Cuore divino: Revela Domino viam tuam (Ps. XXXVI, 5): et pete ab eo ut vias tuas dirigat, et omnia consilia tua in ipso permaneant (Tob. IV, 20).

14. Non dite: Ma che occorre scoprire a Dio tutti i miei bisogni, se egli meglio di me già li vede e li conosce? - Li conosce, ma Dio dimostra di non sapere quelle necessità di cui voi non gli parlate e per cui non gli cercate il suo aiuto. Ben sapeva il nostro Salvatore che Lazaro era morto, e pure non dimostrò di saperlo se non quando la Maddalena glielo disse, ed allora la consolò col risorgimento del fratello.

15. Perciò quando siete afflitta da qualche infermità, tentazione, persecuzione o altro travaglio, andate subito a pregarlo che vi soccorra colla sua mano. Basterà che voi gli presentiate innanzi la tribulazione che passate, dicendo: Vide, Domine, quoniam tribulor (Thren. I, 20); ch'egli non lascerà di consolarvi o almeno di darvi forza a soffrire con pazienza quel travaglio; il che riuscirà di maggior vostro bene, che se affatto ve ne liberasse. Fategli sapere tutti i pensieri che vi tormentano, di timore o di tristezza, e ditegli: Mio Dio, in voi stanno tutte le mie speranze; io v'offerisco questa tribulazione e mi rassegno nella vostra volontà; ma voi abbiate pietà di me: o liberatemene o datemi forza di sopportarla. E ben egli vi attenderà la promessa fatta nell'Evangelo a tutti i tribulati di consolarli o confortarli sempreché a lui ricorrono: Venite ad me omnes qui laboratis et onerati estis, et ego reficiam vos (Matth. XI, 28).


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16. Egli non si sdegnerà che voi nelle vostre desolazioni andiate a' vostri amici per trovare qualche sollievo; ma vuole che principalmente ricorriate a lui. Dopo dunque almeno che siete ricorso alle creature e quelle non han potuto consolare il vostro cuore, ricorrete al vostro Creatore, e ditegli: Signore, gli uomini non hanno che parole, verbosi amici mei (Iob. XVI, 21), essi non possono consolarmi, né io voglio più essere consolato da loro; voi siete tutta la mia speranza e tutto il mio amore: da voi solo voglio esser consolato, e la consolazione sia ch'io faccia in questa occasione quello che più vi piace: eccomi pronto a soffrir questa pena per tutta la mia vita e per tutta l'eternità;, se tale è il vostro gusto; ma voi aiutatemi.

17. Non temete ch'egli si disgusti se qualche volta dolcemente con esso vi lamentate, dicendogli: Ut quid Domine, recessisti longe? (Ps. IX, 22: Ps. X secundum Hebraeos, 1). Signore, voi sapete ch'io v'amo e ch'altro non desidero che 'l vostro amore; per carità soccorretemi, non m'abbandonate. E quando la desolazione troppo dura e troppo v'affanna, unite le vostre voci con quelle di Gesù afflitto e moribondo sulla croce, e ditegli cercando pietà: Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me? (Matth. XXVII, 46). Ma ciò non vi serva che per maggiormente umiliarvi, pensando che non merita consolazioni chi ha offeso Dio; e per maggiormente ravvivare la vostra confidenza, sapendo che Iddio tutto fa o permette per vostro bene: Omnia cooperantur in bonum (Rom. VIII, 28). Dite con animo grande, quanto più vi sentite confuso e sconfidato: Dominus illuminatio mea et salus mea, quem timebo? (Ps. XXVI, 1). Signore, voi m'avete da illuminare, voi m'avete da salvare, in voi confido: In te, Domine, speravi, non confundar in aeternum (Ps. XXX, 2). E così mettetevi in pace, sapendo che non vi è stato mai alcuno che ha poste le sue speranze in Dio e si è perduto: Nullus speravit in Domino et confusus est (Eccli. II, 11). Pensate che 'l vostro Dio v'ama più di quel che potete amarvi voi stesso; che temete? Davide si consolava dicendo: Dominus sollicitus est mei (Ps. XXXIX, 18). Ditegli dunque: Signore, nelle vostre braccia io m'abbandono; io non voglio pensare che ad amarvi e compiacervi: eccomi pronto a fare quanto da me volete | .6 Voi non solo desiderate,


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ma siete sollecito del mio bene: a voi dunque lascio il pensiero della mia salute. In voi mi riposo e sempre riposerò, giacché volete che in voi io collochi tutte le mie speranze: In pace in id ipsum dormiam et requiescam; quoniam tu, Domine, singulariter in spe constituisti me (Ps. IV, 9, 10).

18. Sentite de Domino in bonitate (Sap. I, 1). Con queste parole il Savio ci esorta ad avere più confidenza nella divina misericordia che timore della divina giustizia, poiché Dio è immensamente più inclinato a beneficare che a castigare, come dice S. Giacomo (Ep. II, 13): Superexaltat autem misericordia iudicium. Onde l'Apostolo S. Pietro (I Petr. V, 7) ci avverte che ne' timori de' nostri interessi, così temporali come eterni, noi dobbiamo abbandonarci tutti nella bontà del nostro Dio che tiene somma cura della nostra salute: Omnem sollicitudinem vestram proiicientes in eum, quoniam ipsi cura est de vobis. Oh quanto è bello a tal proposito il titolo che Davide al Signore, con dire che 'l nostro Dio è il Dio che attende a salvare: Deus noster, Deus salvos faciendi (Ps. LXVII, 21). Il che significa, come spiega il Bellarmino,7 esser proprio ufficio del Signore, non già di condannare, ma di salvar tutti; mentreché, dov'egli minaccia la sua disgrazia a coloro che lo disprezzano, promette con sicurezza all'incontro la sua misericordia a coloro che lo temono, siccome cantò la divina Madre: Et misericordia eius... timentibus eum (Luc. I, 50).

Io vi metto avanti, anima divota, tutti questi passi della Scrittura, acciocché quando vi angustia il pensiero se vi abbiate o no a salvare, se siete o no predestinata, solleviate il vostro animo coll'intendere il desiderio che ha Dio di salvarvi nelle promesse che vi fa, se voi siete risoluta di servirlo ed amarlo com'egli vi domanda.

19. Quando poi ricevete qualche novella di vostro compiacimento, non fate come soglion fare alcune anime infedeli e sconoscenti che in tempo di tribulazione ricorrono a Dio, ma in tempo di prosperità se ne scordano e lo lasciano. Usategli


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quella fedeltà che usereste verso d'un amico che v'ama e gode del vostro bene; andate subito a comunicargli la vostra allegrezza, e lodatelo e ringraziatelo, riconoscendo il tutto come dono delle sue mani; e rallegratevi in quella felicità, perché vi giunge per suo beneplacito; onde solamente in lui godete e consolatevi: Exsultabo in Deo Iesu meo qui bona tribuit mihi (Habacuc, III, 18).8 Ditegli: Gesù mio Vi benedico e sempre vi benedirò per tante grazie che mi fate, quandoché io meriterei da voi non grazie ma castighi, per l'offese che vi ho fatte. Ditegli colla sagra Sposa: Omnia poma, nova et vetera, dilecte mi, servavi tibi (Cant. VII, 13): Signore, vi ringrazio, io conservo la memoria di tutti i vostri benefici, passati e presenti, per darvene onore e gloria in eterno.

20. Ma se amate il vostro Dio, voi dovete rallegrarvi più delle di lui che delle vostre felicità. Chi ama assai un amico, gode alle volte del suo bene più che se fosse proprio. Consolatevi dunque col sapere che 'l vostro Dio è infinitamente beato; ditegli spesso: Amato mio Signore, io godo più della vostra felicità che d'ogni mio bene; sì, perché io amo più voi che non amo me stesso.

21. Un altro tratto di confidenza che sommamente piace al vostro amantissimo Dio, è che quando commettete qualche difetto non vi vergogniate di andare subito a' piedi suoi a cercargli perdono. Pensate che Iddio è così inclinato a perdonare ai peccatori, ch'egli va piangendo la loro perdita allorché vanno da lui lontani e vivono morti alla sua grazia; e perciò con amore li chiama dicendo: Quare moriemini, domus Israel?... Revertimini et vivite (Ezech. XVIII, 31, 32). Egli promette di accogliere quell'anima che l'ha lasciato, subito ch'ella ritorna alle sue braccia: Convertimini ad me, et ego convertar ad vos (Ezech. XXXVI, 9).9 Oh se intendessero i peccatori con quanta pietà il Signore gli sta aspettando per perdonarli ! Exspectat Dominus ut misereatur vestri (Is. XXX, 18). Oh se intendessero il desiderio ch'egli ha non già di castigarli, ma di


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vederli convertiti, per abbracciarli e stringerli al suo Cuore ! Egli protesta: Vivo ego, dicit Dominus Deus, nolo mortem impii, sed ut convertatur impius a via sua, et vivat (Ezech. XXXIII, 11). Egli giunge a dire: Et venite et arguite me, dicit Dominus; si fuerint peccata vestra ut coccinum, quasi nix dealbabuntur (Is. I, 18). Come se dicesse: Peccatori, pentitevi di avermi offeso e poi venite da me; e se io non vi perdono, arguite me, rimproveratemi e trattatemi da infedele. Ma no ch'io non vi mancherò di parola. Se voi venite, sappiate che le vostre coscienze, ancorché fossero nere, com'è la semenza di cremisi, per li vostri peccati, io le renderò, colla mia grazia, bianche come la neve.

22. In fine egli si è spiegato che quando un'anima si pente di averlo offeso, egli si scorda di tutti i suoi peccati: Omnium iniquitatum eius... non recordabor (Ezech. XVIII, 22). Subito dunque che cadete in qualche mancanza, alzate gli occhi a Dio, fategli un atto di amore, e, confessando il vostro difetto, sperate sicuramente il perdono, dicendogli: Signore, quem amas infirmatur (Io. XI, 3), quel cuore che voi amate sta infermo, sta pieno di piaghe: Sana animam meam, quia peccavi tibi (Ps. XL, 5). Voi andate cercando i peccatori pentiti; eccone uno a' piedi vostri che va cercando voi; il male è già fatto, che ho da fare? Voi non volete ch'io sconfidi; voi dopo questo mio peccato pure mi volete bene, ed io ancora v'amo. Sì, mio Dio, v'amo con tutto il cuore, e mi pento del disgusto che vi ho dato; propongo di non farlo più. Voi che siete quel Dio suavis et mitis et copiosus in misericordia,10 perdonatemi; fatemi sentire come diceste alla Maddalena, remittuntur tibi peccata tua (Luc. VII, 48), e datemi forza per l'avvenire d'esservi fedele.

23. Date allora specialmente un'occhiata a Gesù in croce per non disanimarvi, ed offerite all'Eterno Padre i suoi meriti, e così sperate certamente il perdono, giacch'egli per perdonare a voi proprio Filio suo non pepercit (Rom. VIII, 32). Ditegli con confidenza: Respice in faciem Christi tui (Ps. LXXXIII,


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10): Dio mio, guardate il vostro Figlio morto per me, e per amore di questo Figlio perdonatemi.

Avvertite sommamente, anima divota, a questo documento, insegnato comunemente da' maestri spirituali, di ricorrere subito a Dio dopo le vostre infedeltà, ancorché le replicaste cento volte il giorno, e di mettervi subito in pace dopo le cadute e il ricorso fatto al Signore, come si è detto; altrimenti, restando la vostra anima disanimata e disturbata dal difetto commesso, poco tratterete più con Dio, mancherà la confidenza, si raffredderà il desiderio di amarlo, e poco potreste già camminare avanti nella via del Signore. All'incontro, ricorrendo subito a Dio a chiedergli il perdono ed a promettergli l'emenda, le cadute serviranno per più avanzarvi nel divino amore. Fra gli amici che si amano di cuore, non di rado succede che quando l'uno disgusta l'altro e poi si umilia a chiedergli perdono, allora più si stringe tra loro l'amicizia. Così ancora fate voi: fate che i vostri difetti vi servano per maggiormente stringervi in amore col vostro Dio.

24. In qualsivoglia dubbio poi che vi occorre, o per voi o per altri, conforme fanno già gli amici fedeli che in ogni cosa si consigliano insieme, così voi non lasciate mai di usare al vostro Dio la confidenza di consigliarvi con essolui, e di pregarlo che v'illumini a risolvere ciò ch'e di suo maggior gusto: Da verbum in ore meo, et in corde meo consilium (Iud. IX, 18). Signore, ditemi quel che volete ch'io faccia o risponda, ed io cosi farò: Loquere, Domine, quia audit servus tuus (I Reg. III, 10).

25. Usategli ancora la confidenza di raccomandargli non solamente le vostre necessità, ma ancora quelle degli altri. Quanto piacerà al vostro Dio, che voi, scordato alle volte anche dei vostri interessi, gli parliate de' vantaggi della sua gloria, delle miserie altrui, specialmente de' tribulati che gemono, delle anime sue spose del purgatorio che sospirano la sua vista, e de' poveri peccatori che vivono privi della sua grazia ! Ditegli specialmente per costoro: Signore, voi siete così amabile, voi meritate un amore infinito; e come sopportate poi di vedere tante anime nel mondo a cui voi dispensate tanti beni ed esse non vi voglion conoscere o non vi vogliono amare, anzi che vi offendono e vi disprezzano? Ah mio Dio


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amabilissimo, fatevi conoscere e fatevi amare. Sanctificetur nomen tuum, adveniat regnum tuum (Matth. VI, 9, 10): sia il vostro nome adorato ed amato da tutti, regni il vostro amore in tutti i cuori. Deh non mi lasciate partire senza concedermi qualche grazia per queste anime infelici per cui vi prego.

26. Dicesi che nel purgatorio son punite con pena particolare, chiamata pena di languore, quelle anime che poco in questa vita hanno desiderato il paradiso.11 E con ragione; poich'è far poca stima di questo gran bene del regno eterno che il nostro Redentore ci ha guadagnato colla sua morte, il poco desiderarlo. Onde non vi scordate voi, anima divota, di spesso anelare al paradiso, dicendo al vostro Dio che vi paiono mille anni di vederlo ed amarlo da faccia a faccia. Sospirate di uscire da questo esilio e luogo di peccati e di pericoli di perdere la sua grazia, per venire a quella patria d'amore dove l'amerete con tutte le forze. Ditegli sovente: Signore, fintanto che vivo in questa terra, sto sempre in rischio di lasciarvi e perdere il vostro amore. Quando sarà ch'io lasciando questa vita dove sempre vi offendo, venga ad amarvi con tutta l'anima mia, e ad unirmi con voi senza timore di perdervi più? Questo andava sempre sospirando S. Teresa, e si rallegrava quando udiva sonar l'orologio, pensando ch'era passata un'ora di sua vita e di pericolo di perdere Dio; perlocché bramava tanto la morte per potere veder Dio, che moriva per desiderio di morire; onde compose quella sua amorosa canzoncina: Moro, perché non moro.12

27. In somma se volete compiacere il Cuore amante del vostro Dio, procurate, quanto più spesso potete, di parlare con esso continuamente e con tutta la confidenza possibile, ch'egli non isdegnerà di rispondervi e di parlare anche con voi. Non già si farà sentire da voi con voci sensibili alle orecchie, ma con voci bene intelligibili al vostro cuore, allorché voi vi staccherete dalla conversazione delle creature per trattenervi a parlare da solo a solo col vostro Dio: Ducam eam in solitudinem et loquar ad cor eius (Os. II, 14). Egli vi parlerà


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allora con quelle ispirazioni, con quei lumi interni, con quegli scoprimenti di sua bontà, con quei tocchi soavi al cuore, con quei segni di perdono, con quei saggi di pace, con quella speranza del paradiso, con quei giubili interni, con quelle dolcezze della sua grazia. con quegli abbracci e strette amorose; in somma vi parlerà con quelle voci d'amore che ben l'intendono l'anime ch'egli ama e che non cercano altro che Dio.

28. Per ultimo, affin di qui rammemorarvi in breve le cose dette sparsamente di sopra, non voglio lasciare d'insinuarvi una pratica divota per impiegare tutte le azioni del giorno con gusto di Dio. In isvegliarvi la mattina, il vostro primo pensiero sia di alzare la mente a Dio, con offerire a suo onore quanto farete e soffrirete in quel giorno, pregandolo ad aiutarvi colla sua grazia. Indi fate gli altri atti cristiani della mattina, di ringraziamento e di amore, di preghiera e di proposito di vivere in quel giorno come fosse l'ultimo di vostra vita. Insegna il P. Sangiurè13 a far la mattina una convenzione col Signore, ch'ogni volta che farete qualche segno, come di metter la mano al cuore o di alzare gli occhi al cielo o al Crocifisso e simili, intendiate di fare un atto di amore, di desiderio di vederlo amato da tutti, di offerta di voi stesso e simili. - Dopo dunque che avete fatti i suddetti atti, e che avete posta l'anima vostra nel costato di Gesù e sotto il manto di Maria, e pregato l'Eterno Padre che per amore di Gesù e di Maria vi custodisca in quel giorno, procurate subito, prima di tutte l'altre vostre azioni, di far l'orazione o sia meditazione almeno per una mezz'ora; e vi piaccia per lo più il meditare i dolori e disprezzi di Gesù Cristo, ch'egli patì nella sua Passione. Questo


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è il soggetto il più caro alle anime amanti, e che più le accende del divino amore. - Tre divozioni sopra tutte l'altre vi siano a cuore se volete profittare nello spirito: la divozione alla Passione di Gesù Cristo, al SS. Sacramento, ed a Maria SS. - Frequentate poi nell'orazione spesso gli atti di contrizione, di amore verso Dio, e di offerta di voi stesso. Dicea il V. P. D. Carlo Caraffa fondatore de' Pii Operari, che un atto fervoroso di amor di Dio fatto la mattina nell'orazione basta a mantenere l'anima fervorosa in tutta la giornata.14

29. Precise poi le altre azioni vostre divote di confessioni, comunioni, ufficio ecc., quando v'impiegate nelle occupazioni esterne, di studio, di lavoro o di altra faccenda propria del vostro stato, non vi scordate in principio d'ogni azione di offerirla a Dio, con pregarlo del suo aiuto per farla senza difetto; e non lasciate di ritirarvi spesso nella cella del vostro cuore ad unirvi con Dio, come praticava S. Caterina da Siena.15 In somma quanto fate fatelo con Dio e per Dio.

In uscire di stanza o di casa ed in ritornare, raccomandatevi sempre con un'Ave Maria alla divina Madre. Andando a mensa, offerite a Dio quanto sentirete di disgusto o di gusto nel mangiare o nel bere; ed alla fine ringraziatelo dicendo: Signore, quanto bene fate a chi v'ha tanto offeso ! Nel giorno non lasciate la vostra lezione spirituale, la visita al SS. Sacramento e a Maria Santissima; e la sera il rosario e l'esame di coscienza, cogli atti cristiani di fede, speranza, amore, pentimento, e proposito d'emenda e di ricevere in vita ed in morte i santi sacramenti, con intenzione di guadagnare l'indulgenze


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che vi sono. In porvi poi a letto, pensate che dovreste giacere nel fuoco dell'inferno, e mettetevi a riposare abbracciato col Crocifisso, dicendo: In pace in id ipsum dormiam et requiescam (Ps. IV, 9).

30. E qui incidentemente voglio avvisarvi in breve le molte indulgenze che vi sono a diverse preci o atti divoti. Ond'è bene che fin dalla mattina facciate l'intenzione di guadagnare tutte l'indulgenze che potete in quel giorno. A chi fa gli atti teologali, come di sopra, di fede ecc., vi sono sette anni per ogni giorno; e continuandoli per un mese vi è indulgenza plenaria applicabile anche per l'anime del purgatorio e per sé in articulo mortis.16 Così anche intendete di guadagnare tutte le indulgenze che vi sono a dire il rosario colle corone benedette; l'Angelus Domini le tre volte il giorno; le litanie della Madonna, la Salve Regina, l'Ave Maria ed il Gloria Patri. Al dire: Sia benedetta la santa ed immacolata e purissima Concezione della beata Vergine Maria. Com'anche al dire: Sia lodato oggi e sempre il SS. Sacramento. Al recitare l'orazione Anima Christi etc. Al chinare la testa al Gloria Patri ed al SS. nome di Gesù e di Maria; al sentire la Messa. Al far l'orazione mentale per mezz'ora, per cui oltre la parziale vi è l'indulgenza plenaria continuandola per un mese,17 facendo in quello la confessione e comunione. A chi genuflette avanti al SS. Sacramento. A chi bacia la croce. Intendete sempre di guadagnare tutte le indulgenze che vi sono. | 18

31. Acciocché poi possiate mantenervi sempre raccolta ed unita con Dio in questa vita, per quanto si può, procurate da tutte le cose che guardate o ascoltate, di alzare la mente a Dio o di dare un'occhiata all'eternità. Per esempio quando mirate l'ampollina che scorre, pensate che così ancora scorre la vostra vita, e vi avvicinate alla morte. Quando vedete una candela che per mancanza d'olio si smorza, voi pensate che


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così ancora un giorno ha da finire la vostra vita. Quando mirate sepolture o cadaveri, considerate che così avete da diventare ancor voi. Quando vedete i grandi di questa terra rallegrarsi nelle loro dignità o ricchezze, compatite la loro pazzia, e dite: A me basta Dio: Hi in curribus et hi in equis: nos autem in nomine Domini (Ps. XIX, 8): costoro si gloriano in queste vanità, io non voglio gloriarmi che della grazia di Dio, e di amarlo. Quando guardate esequie pompose o sepolcri magnifici di signori defunti, dite: Se questi son dannati, che loro giovano queste pompe? Quando mirate il mare tranquillo o in tempesta, considerate la differenza che vi è tra un'anima in grazia o in disgrazia di Dio. Quando vedete un albero secco, considerate un'anima senza Dio, che non serve ad altro che ad esser gittata nel fuoco. Se mai vi occorre di vedere un reo di qualche grave delitto tremare di vergogna e di spavento avanti il suo giudice o genitore o prelato, considerate quale sarà lo spavento di un peccatore avanti di Cristo giudice. Quando tuona e provate qualche timore, pensate al tremare che fanno i miseri dannati nel sentire continuamente nell'inferno i tuoni dell'ira divina. Se mai vedete un condannato a morte afflitto nel dire: Dunque non vi e più rimedio alla mia morte? considerate quale sarà la disperazione di un'anima allorché sarà condannata all'inferno, in dire: Dunque non vi è più rimedio alla mia ruina eterna?

32. Quando voi guardate campagne, marine, fiori, frutta, che vi rallegrano colla lor vista o col loro odore, dite: Ecco quante belle creature Iddio ha create per me in questa terra acciocché io l'ami, e quali altre delizie mi tiene apparecchiate in paradiso ! Dicea S. Teresa, quando mirava belle colline o piagge, che queste le rimproveravano la sua ingratitudine con Dio.19 E l'abbate Ranzè fondatore della Trappa dicea che queste belle creature gli ricordavano l'obbligo di amare Dio.20 Lo stesso dicea S. Agostino esclamando: Caelum et


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terra et omnia mihi dicunt ut amem te.21 Si narra di quel divoto che trovando per li campi fiori ed erbette le percotea con un bastoncello dicendo: «Tacete, non mi rimproverate più la mia ingratitudine con Dio; vi ho inteso, tacete, non più.»22 S. Maria Maddalena de' Pazzi, quando teneva in mano un bel pomo o fiore, si sentiva da quello ferire d'amor divino, fra sé dicendo: «Ecco, il mio Dio ha pensato dall'eternità a crear questo pomo, questo fiore, per darmi un segno dell'amor che mi porta23

33. Quando mirate fiumi o ruscelli, pensate che come quell'acque corrono al mare e non si fermano, così voi dovete correre sempre a Dio ch'è il vostro unico bene. Quando vi occorre di essere condotta da' giumenti, e voi dite: Ecco come questi animali innocenti si affaticano per servirmi: ed io come mi affatico per servire e compiacere il mio Dio? Quando vedete un cagnolino che per un misero tozzo di pane è così fedele al suo padrone, pensate quanto più voi dovreste usare fedeltà a Dio che vi ha creato e vi conserva e provede, e vi colma di tanti benefici. Quando udite uccelli che cantano, dite: Anima mia, senti come questi animalucci lodano il lor Creatore; e tu che fai? || E voi lodatelo con atti di amore | .24 All'incontro quando udite cantare i galli, ricordatevi che voi ancora come Pietro un tempo avete rinnegato il vostro Dio, e rinnovate il dolore e le lagrime. Così ancora quando mirate quella casa o luogo dove peccaste, voltatevi a Dio dicendo: Delicta iuventutis meae et ignorantias meas ne memineris... Domine (Ps. XXIV, 7).


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34. Quando guardate valli, considerate che com'elle sono fertili perché vi scolano l'acque de' monti, cosi dal cielo discendono le grazie nelle anime umili e lasciano i superbi. Quando vedete una bella chiesa addobbata, considerate la bellezza di un'anima in grazia, ch'è vero tempio di Dio. Quando guardate il mare, considerate l'immensità e grandezza di Dio. Quando vedete fuoco o candele accese su qualche altare, dite: Da quanti anni dovrei ardere nell'inferno? Ma giacché voi, o Signore, non mi ci avete mandato, fate che questo mio cuore arda ora d'amore verso di voi, come ardono queste legna o queste candele. Quando mirate il cielo stellato, dite con S. Andrea d'Avellino: «O piedi miei, voi avrete un giorno a calpestar quelle stelle25

35. Per ricordarvi poi spesso dei misteri d'amore del nostro Salvatore, quando vedete fieno, mangiatoie, grotte, ricordatevi di Gesù bambino nella stalla di Betlemme. Quando mirate seghe, martelli, piane, ascie, ricordatevi di Gesù che lavorava da semplice garzoncello nella bottega di Nazaret. Se poi guardate funi, spine, chiodi, legni, pensate ai dolori ed alla morte del vostro Redentore. S. Francesco d'Assisi, quando vedeva un agnello, si metteva a piangere dicendo: «Il mio Signore, come un agnello, fu condotto a morire per me.»26 Quando vedete poi altari, calici, pianete, ricordatevi del grande amore che ci ha portato Gesù Cristo nel donarci il SS. Sacramento dell'Eucaristia.

36. Fra il giorno offeritevi spesso a Dio, come faceva S. Teresa,27 dicendo: Signore, eccomi, fatene di me quel che vi


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piace; ditemi che volete ch'io faccia per voi, ch'io tutto lo voglio fare. Replicate poi quanto più spesso potete atti di amore verso Dio. Dicea la stessa S. Teresa che «gli atti di amore sono le legna che mantengono acceso nel cuore il santo amore28 La Ven. Suor Serafina da Capri considerando una volta che la mula del monastero non potea amare Dio, la compativa dicendo: «Povera bestia, tu non sai né puoi amare il tuo Dio», e la mula si pose a piangere sì che se le vedevano cadere a fiumi le lagrime dagli occhi.29 Così ancor voi, guardando qualche bruto di questi che non sa conoscere ed amare Dio, animatevi a fare più atti d'amore, voi che lo potete amare. Quando cadete in qualche difetto, subito umiliatevi


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e con un atto d'amore più fervoroso cercate di risorgere. Quando vi succede qualche cosa contraria, subito offerite a Dio la vostra pena, uniformandovi alla sua santa volontà; ed avvezzatevi a replicare sempre in tutte le cose avverse questa parola: Così vuole Dio, così voglio ancor io. Gli atti di rassegnazione sono gli atti d'amore più cari e graditi al Cuore di Dio.

37. Quando dovete risolvere qualche cosa o dare alcun consiglio d'importanza, prima raccomandatevi a Dio, e poi operate o rispondete. Replicate quanto più spesso potete il giorno la preghiera, Deus in adiutorium meum intende, come facea S. Rosa di Lima:30 Signore, aiutatemi, non mi lasciate in mano mia. E perciò voltatevi spesso alle immagini del Crocifisso e di Maria SS. che avete nella stanza, e non lasciate d'invocare spesso i nomi di Gesù e di Maria, specialmente in tempo di tentazioni. Iddio, perch'è infinita bontà, ha tutto il desiderio di comunicare a noi le sue grazie. Il V. P. Alfonso [leggi Baldasarre] Alvarez vide un giorno il nostro Salvatore colle mani piene di grazie, e che andava cercando a chi dispensarle;31 ma egli vuole che noi gliele domandiamo, petite et accipietis (Io. XVI, 24); altrimenti ritirerà la sua mano. All'incontro l'aprirà volentieri a coloro che l'invocano. E chi mai, dice l'Ecclesiastico, è ricorso a Dio, e Dio l'ha disprezzato non esaudendolo? Quis invocavit eum, et despexit illum? (Eccli. II, 12). E Davide scrisse che il Signore usa non solo misericordia, ma gran misericordia, a coloro che l'invocano: Quoniam tu, Domine, suavis et mitis et multae misericordiae... invocantibus te (Ps. LXXXV, 5).

38. Oh quanto è buono e liberale il Signore a chi lo cerca con amore ! Bonus est Dominus... animae quaerenti illum


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(Thren. III, 25). Se egli si fa trovare anche da chi non lo cerca: Inventus sum a non quaerentibus me (Rom. X, 20), quanto più volentieri si farà trovare da chi lo cerca, e lo cerca per servirlo ed amarlo?

In fine dice S. Teresa che «l'anime giuste in questa terra hanno da uniformarsi nell'amore a ciò che fanno l'anime beate in cielo32 Conforme i santi nel cielo non trattano che con Dio e non hanno altro pensiero e compiacimento che della sua gloria e del suo amore, così avete a far voi. In questa terra Dio sia l'unica vostra felicità, l'unico oggetto de' vostri affetti, l'unico fine di tutte le vostre azioni e desideri, fintanto che giungerete al regno eterno, dove il vostro amore sarà in tutto perfetto e consumato, ed i vostri desideri saranno appieno adempiuti e contentati.

Viva Gesù nostro amore, e Maria nostra speranza. | 33

 




1 Nell' edizione del 1753 (Napoli, Pellecchia,) che è la prima, e nell' altra del 1754 (Napoli, Gessari) il titolo è il seguente: Modo di conversare continuamente ed alla familiare con Dio. Ricavato da un' operetta francese ricevuta con molto gradimento da' divoti: con altri santi pensieri, affetti e pratiche aggiunte dal P. D. ALFONSO DE LIGUORI. In esse l' opuscolo è diviso in 13 capitoli o paragrafi contrasegnati da numeri romani. - Nella edizione napoletana delle Operette spirituali, parte I, (Gessari, 1755) e nelle seguenti, il titolo è come lo abbiamo ora: la divisione è in 38 paragrafi. - Nella 12a (Paci) e 13a (Di Domenico) ediz. napoletana (1760), mancano le parole ed alla familiare. - I santi pensieri, affetti e pratiche si riferiscono a delle aggiunte che non fanno parte dell' opuscolo.

L' operetta francese da cui è ricavato -intitolata «Méthode pour converser avec Dieu par l' auteur des «Conseils de la Sagesse» - fu messa all' Indice con decreto del 1723 (5 aprile). L' autore è il P. Michele Boutauld, S. I. (1607-1688). L' opera fu stampata in Parigi nel 1684, e di nuovo nel 1733. - nella «Bibliothéque des écrivains de la Compagnie de Jésus», I, (Liège, 1853), pag. 126, i fratelli de Backer fanno questa osservazione, il cui senso preciso ci sfugge: «Dans quelques exemplaires, on trouve des additions qui ne sont pas du P. Boutauld.» Della sostanza dell' opera, e più ancora dell' idea generale che l' ispirò, fece gran conto S. Alfonso, avendone «ricavato», come egli dice, questo suo così divoto «Modo di conversare continuamente ed alla familiare con Dio» a cui diede un' impronta tuta sua. - Nelle recenti edizioni dell' Indice, viene apposta questa nota: «Permittitur editio anno 1910 apud editorem Casterman, Tornaci et Parisiis, facta.»



2 Le parole segnate fra le due lineette (||... |) mancano nell' edizioni del 1753 e del 1754; sono aggiunte in quella del 1755 e seguenti.

3 Queste parole non s' incontrano nell' edizioni del 1753 e del 1754, ma in quella del 1755 e seguenti.

4 In excelso et in sancto habitans, et cum contrito et humili spiritu: ut vivificet spiritum humilium, et vivificet cor contritorum. Is. LVII, 15.



5 Intrans in domum meam, conquiescam cum illa (Sapientia). Sap. VIII, 16. - Proposui ergo hanc adducere mihi ad convivendum, sciens quoniam mecum communicabit de bonis, et erit allocutio cogitationis et taedii mei. Sap. VIII, 9.



6 Queste parole si trovano aggiunte all' edizione del 1755 e seguenti.



7 «Deus noster, Deus salvos faciendi, id est, non sine causa dixi, Deum prosperaturum iter nobis, et salutes multas allaturum: nam hoc est illi proprium, haec est eius natura; ipse enim Deus noster est Deus salvans, Deus misericors et pius.» S. ROBERTUS BELLARMINUS S. I., Explanatio in Psalmos, Lugduni, 1682, Explicatio Psalmi LXVII, pag. 473, 474.

8 Et exsultabo in Deo Iesu meo. Habacuc III, 18. - Exsultabit cor meum in salutari tuo: cantabo Domino qui bona tribuit mihi. Ps. XII. 6.



9 Quia ecce ego ad vos, et convertar ad vos. Ezech. XXXVI, 9. - Convertimini ad me, ait Dominus exercituum; et convertar ad vos, dicit Dominus exercituum. Zach. I, 3.

10 Quoniam tu, Domine, suavis et mitis, et multae misericordiae omnibus invocantibus te. Ps. LXXXV, 5. - Quia tu, Domine, suavis ac mitis es, et copiosus in misericordia omnibus invocantibus te. (Dom. XVI post Pentecosten in Missa, ad Introitum,e Ps. 85).

11 Vedasi sul così detto «carcer senatorius aut honoratus», l' Appendice, 100.



12 Del desiderio della morte in S. Teresa, e del suo canto «Moro, perché non moro», vedi Appendice, 115.

13 J. - B. SAINT-JURE, S. I., De la connaissance et de l' amour du Fils de Dieu N. S. Jésus-Christ, liv. 2, ch. 4, section 7, VI (Paris, 1688, 12ème édition. pag. 153, 154): «Deux amis peuvent tellement convenir, que toutes les fois qu' ils se regarderont, ou que l' un étendra le bras vers l' autre, ce regard ou cette étendue de bras sera entre eux un signe certain... par lequel celui qui regardera, ou qui étendra son bras, offrira à son ami son bien, son honneur et sa vie... Nous pouvons de même parler à Dieu et lui communiquer les pensées et les affections que nous avons pour son sujet, par le moyen de certaines marques dont nous avons convenu avec lui, qu' il entendra très bien selon notre intention et l' accord passé aussitôt que nous nous en servirons. Or ces signes seront tels que vous voudrez, il vous en laisse le choix, comme aussi de ce que vous désirez qu' ils signifient..» - La traduzione italiana viene intitolata: Erario della vita cristiana e religiosa, ovvero l' arte di conoscere Cristo Gesù e di amarlo.

14 «Solea ne' ragionamenti familiari grandemente raccomandare ai suoi l' esercitarsi in atti d' amore di Dio nell' orazione della mattina, poiché, come attestava, un solo atto di esso basta a mantenere l' anima nel santo fervore per tutto il resto della giornata.» Pietro GISOLFI, dei PP. OO., Vita del Ven. P. D. Carlo Carafa, cap. 32.



15 «Fecero (i genitori e i fratelli di Caterina) a lor modo un editto, che Caterina non avesse alcun luogo nascosto, ma sempre fosse occupata nel servizio della casa... Ogni giorno le si accrescevano i dispregi che sogliono maggiormente irritare il cuor delle donne... Caterina, non muovendosi punto da tutte queste cose, si fabbricò nella mente, per ispirazione dello Spirito Santo, una cella segreta, dalla quale per qualsiasi faccenda esteriore deliberò non mai uscire. Così avvenne che colei, la quale avendo prima la sua cella esteriore alcune volte stava dentro ed altre usciva fuori, fatta adesso la cella interiore, che non le poteva esser tolta, non ne usciva giammai.» B. RAIMONDO DA CAPUA, O. P., Vita, parte 1, cap. 4, n. 5, 6.



16 Indulgenza di 7 anni e 7 quarantene, ogni volta. Indulgenza plenaria una volta al mese, a chi reciterà questi atti ogni giorno per un mese; in articulo mortis, a chi gli avrà recitati frequentemente in vita.



17 Indulgenza plenaria, una volta al mese, a chi ogni giorno avrà fatto mezz' ora o almeno un quarto d' ora d' orazione mentale.



18 L' ultima esortazione pratica manca nelle prime edizioni del 1753 e del 1754; è aggiunta nell' edizioni successive.

19 S. TERESA, Libro de la Vida, cap. 9: Obras, I, 65. Avisos, 35: Obras, VI, 51, ecc. - Vedi Appendice, 5, C.



20 «Comme entre tous les préceptes divins, celui d' aimer Dieu est le premier et le plus indispensable, il n' y en a point aussi dont l' obligation soit plus claire et plus évidente. Il semble qu' elle ne puisse être ignorée que de ceux qui sont assez aveugles et assez malheureux pour ne le pas connaître; et l' on peut dire que, si les cieux et tout ce que l' univers enferme nous parlent incessamment de sa magnificence et de sa gloire, ils nous disent en même temps l' obligation que nous avons de l' aimer. Car serait-il possible que l' on sût qu' il est l' auteur de ces ouvrages, que toutes ces merveilles sont les effets de sa bonté et de sa puissance, qu' elles ont pris dans cette source infinie de toutes sortes de richesses ce qui éclate en elles de bon et de beau, et que l' on ne crût pas qu' on est obligé de l' aimer?» Dom A. J. Le Bouthillier De RANCE3, Abbé de la Trappe, De la sainteté et des devoirs de la vie monastique, ch. 7, I.



21 «Et caelum, et terra, et omnia quae in eis sunt, ecce undique mihi dicunt ut te amem.» S. AUGUSTINUS, Confessiones, lib. 10, cap. 6, n. 8. ML 32-782. - Vedi Appendice, 5, A.



22 Quel «divoto» è San Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti. Vedi sopra. Pratica di amar Gesù Cristo, cap. 1, nota 9, pag. 3.



23 PUCCINI, Vita, Firenze, 1611, parte 1, cap. 34; parte 5, Terza notte, pag. 451. - Vedi Appendice, 5, B.



24 Questa esortazione non si trova nelle edizioni del 1753 e del 1754, ma nelle seguenti.

25 «Annum aetatis octavum supra octuagesimum agebat AVELLINUS, cum monente devexo admodum senio, ac non sine superiore quodam lumine, proxime abesse vitae exitum agnovit. Ac primo quidem intendi timor, quo vellicari vehementer consueverat... Inter has aestuantes animi curas, acre aeternorum desiderium plus solito pulsare boni senis pectus videbatur. Flagrare ac veluti in cursu anhelare ardentius ad felicitatis metam, de qua nihil frequentius quam immixtus lacrimis sermo. Suscipere item caelum intentius: quam ob causam cellulae specularia non ita adduci noctu sinebat, quin intueri sidera ac caelum posset: ut extimae eius pulchritudinis aspectu, interioris theatri faciem sibi repraesentaret, temperaretque affectus ac moram contemplatio.» Ios. SILOS, Historiarum Clericorum Regularium pars altera, Romae 1665, lib. 5, ann. 1608, pag. 215.



26 S. BONAVENTURA, Legenda S. Francisci, cap. 8, n. 6. - Vedi Appendice, 11, c.



27 «Haga cada dia cincuenta ofrecimientos a Dios de sì, y esto haga con grande fervor y deseo de Dios.» S. TERESA, Avisos, 30: Obras, VI.



28 «Use siempre a hacer muchos atos de amor, porque encienden y internecen el alma.» S. TERESA, Avisos, 52: Obras, VI. - Forse allude S. Alfonso anche ad un passo di un' opera comunemente rigettata come non autentica, citata però da lui qualche rara volta. Quest' opuscolo viene intitolato: Siete Meditaciones sobre el Pater noster, ed è inserito nella edizione di Moreto: «Las Obras de la S. Madre Teresa de Jésus, en Anveres (Anversa), en la imprenta Plantiniana de Balthasar Moreto, 1630.» Nel Prologo di dette Meditazioni (pag. 587), si legge: «Una cosa es la que se pretende sustentar, que es el fuego del amor de Dios: pero muchos lenos son menester, y cada dia se han de renovar; porque el calor y efficacia de nuestra voluntad, todo lo consume, y todo le parece poso, hasta que llegue à cervarse del mesmo fuego, Bien infinito, que solo satisfaze y llena nuestra capacidad.»



29 «Trascorreva tal volta tant' oltre (in Suor Serafina) questo desiderio di veder Dio sommamente amato, che avrebbe voluto imprimerlo - se fosse stato possibile- anche nelle creature irragionevoli... Si pose (un giorno) a parlare della divina bellezza avanti a due giumenti del monastero, e quelli stando fissamente mirandola, mentre ella diceva: «Povere creature, create per servizio all' uomo, e siete incapaci di conoscere e amare Dio,» corrispondevano al loro modo, contorcevano le labbra, e mandavano lagrime abbondantissime dagli occhi; e durarono qualche buono spazio di tempo a far questo; e intanto ella diceva: «Oh! se potessi chiamare i Turchi e infedeli acciò venissero a vedere che gli animali mostrano di piangere perché non conoscono Dio, ed essi con esserne capaci non se ne risentono, e non vengono a lodarlo!» Queste cose (simili fatti) più volte accaddero». Vita della Ven. Madre Suor Serafina di Dio, Napoli, 1723, lib. 3, cap. 9, n. 28, 30. - Suor Serafina di Dio, detta da Capri, non dal luogo della nascita, essendo ella nata in Napoli (24 ottobre 1621), ma dalla lunga dimora e dal luogo di sua sepoltura, fondò sette monasteri di Teresiane, e tra quelli il monastero di Marigliano, ove, prima di ritirarsi in Scala, si fece monaca la Ven. Madre Maria Celeste Crostarosa, a cui fu rivelato esser volontà di Dio che S. Alfonso fondasse l' Istituto del SS. Redentore. - La Vita della Ven. Suor Serafina fu incominciata dal P. Nicolò SQUILLANTE, e proseguita dal P. Tommaso PAGANI, dell' Oratorio di Napoli, il quale ultimo fu confessore di S. Alfonso, ed ebbe, come tale, a riconoscere il carattere soprannaturale della vocazione di fondatore, assegnata da Dio al suo santo figlio spirituale. - Morì la Ven. Madre Suor Serafina ai 17 di marzo 1699.

30 «Hunc versum (Deus in adiutorium, etc.) iugiter ferebat in ore, hunc inter labores manuum submissa vocula suaviter cantillabt, hunc sedens, stans, ambulans devotissime iterabat, nec satiabatur frequenti illius repetitione, praesertim cum aliu aliunde rescivit postea eumdem versum Beatae Catharinae Senensi perpetim in usu ac deliciis fuisse.» Leonardus HANSEN, O. P., Vita, cap. 25, initio.



31 «In tempo d' orazione, vide Nostro Signore carico sulle braccia d' innumerabili beni, e come afflitto da quel peso, bramoso d' essere scaricato, e come tenuto a chi l' alleggerisse, giacché non avea ove diponere sì preziosi regali, ma con tutta la brama che avea, non per tanto se ne alleggeriva.» Ven. Lodovico DA PONTE, Vita, cap. 7, § 2.

32 YEPES, Vita, lib. 2, cap. 39. -RIBERA, Vita, lib. 5, cap. 4. - Vedi Appendice, 118.



33 Nelle pr!ime edizioni del 1753 e 1754 l' opuscolo termina con questa giaculatoria; nelle posteriori essa molto probabilmente fu soppressa dagli Editori, forse perché seguivano immediatamente altre preghiere.




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