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S. Alfonso Maria de Liguori
Novena del Cuore di Gesù

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MEDITAZIONE II.

Cuore amante di Gesù.

Oh se intendessimo l'amore che arde nel Cuore di Gesù verso di noi! Egli ci ha tanto amati, che se si unissero tutti gli uomini, tutti gli angeli, e tutti i santi con tutte le loro forze, non giungerebbero alla millesima parte dell'amore che ci porta Gesù. Egli ci ama immensamente più che noi stessi. Egli ci ha amati sino all'eccesso: Dicebant excessum eius, quem completurus erat in Ierusalem (Luc. IX, 31). E qual maggior eccesso che un Dio morire per le sue creature? Egli ci ha amati sino all'estremo: Cum dilexisset suos... in finem dilexit eos (Io. XIII, 1). Poiché, dopo averci amato questo Dio da un'eternità, sicché non vi è stato momento nell'eternità che Iddio non ha pensato a noi e non ha amato ciascuno di noi in caritate perpetua dilexi te;1 - egli per nostro amore si è fatto uomo ed ha eletta una vita penosa e una morte di croce


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per noi. Ond'è ch'egli ci ha amati più del suo onore, più del suo riposo e più della sua vita, avendo sacrificato tutto per dimostrarci l'amor che ci porta. E questo non è eccesso di carità che farà stupire gli angeli e 'l paradiso per tutta l'eternità?- Quest'amore l'ha indotto ancora a restarsene con noi nel SS. Sagramento come in trono di amore: poiché ivi se ne sta in vista di poco pane, chiuso in un ciborio, dove par che rimanga in un pieno annientamento della sua maestà, senza moto e senza uso de' sensi; sicché ivi par che non faccia altro officio che di amare gli uomini.

L'amore fa desiderare la continua presenza della persona amata: quest'amore e questo desiderio fe' restar Gesù Cristo con noi nel SS. Sagramento. Parve troppo breve a questo innamorato Signore l'essere stato per soli trentatre anni cogli uomini in questa terra; onde per dimostrare il suo desiderio di stare sempre con noi, stimò necessario di fare il più grande di tutti i miracoli, quale fu l'istituzione della santa Eucaristia. Ma l'opera della Redenzione era già compita, gli uomini già erano stati riconciliati con Dio, a che serviva il restarsi Gesù in terra in questo sagramento? Ah ch'egli vi resta, perché non sa separarsi da noi, dicendo che con noi trova le sue delizie. Quest'amore ancora l'ha indotto sino a farsi cibo delle anime nostre, affin di unirsi con noi e fare de' cuori nostri e del suo una stessa cosa. Qui manducat meam carnem... in me manet et ego in illo (Io. VI, 57). O stupore! o eccesso dell'amor divino! Diceva un servo di Dio: Se qualche cosa potesse smuovere la mia fede circa il mistero dell'Eucaristia non sarebbe già il dubbio come il pane diventi carne e come Gesù stia in più luoghi e tutto ristretto in sì poco spazio, perché risponderei che Dio può tutto; ma se mi si chiede com'egli ami tanto l'uomo, che sia giunto a farsi suo cibo, altro non ho che rispondere, che questa è verità di fede superiore alla mia intelligenza e che l'amore di Gesù non può comprendersi.2 Oh amore di Gesù fatevi conoscere dagli uomini e fatevi amare!




1 Ier. XXXI, 3.

2 «Parmi les arguments dont nos adversaires se sont servis pour combattre l'Eucharistie, je n'en trouve point de moins plausibles que ceux qui attaquent le changement des substances, la multiplication et la réduction du Corps du Sauveur. Si quelque chose pouvait ébranler ma foi sur ce mystére, ce ne serait pas de cette puissance infinie que Dieu y dait voir, que je douterais, ce serait plutôt de l'amour extrême qu'il nous y témoigne. Comment ce qui est pain devient-il chair, sans cesser de paraître pain? Comment le corps d'un homme se trouve-t-il en même temps en plusieurs lieux? Comment peut-il être renfermé dans un espace presque indivisible? A tout cela je n'ai qu'à répondre que Dieu peut tout. Mais si l'on me demande comment il se peut faire que Dieu aime une créature aussi faible, aussi imparfaite, aussi misérable que l'homme, et qu'il l'aime avec passion, avec transport, qu'il ait pour cet homme des empressements qu'un homme même n'aurait pas pour un autre homme: je confesse, Messieurs, que je n'ai nulle réponse, et que c'est une vérité qui me passe.» Claude LA COLOMBIÈRE, S. J., Sermons prêchés devant Son Altesse Royale la Duchesse d'York, tome second, 3éme édition, Lyon 1692: Sermon 20.éme, pour le jour du Corps de Dieu.






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