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S. Alfonso Maria de Liguori
Apparecchio alla Morte

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PUNTO I

Tutti confessano che si ha da morire, e morire una sola volta; e che non vi è cosa di maggiore1 conseguenza di questa, poiché dal punto della morte dipende l'esser beato, o disperato per sempre. Tutti sanno poi che dal viver bene o male dipende il fare una buona o mala morte. E poi come va che dalla maggior parte de' cristiani si vive, come non si avesse mai a morire, o come poco importasse il morir bene o male? Si vive male, perché non si pensa alla morte: «Memorare novissima tua, et in aeternum non peccabis».2 Bisogna persuaderci che 'l tempo della morte non è proprio per aggiustare i conti, affin di assicurare il gran negozio dell'eterna salute. I prudenti del mondo negli affari di terra prendono a tempo opportuno tutte le misure per ottenere quel guadagno, quel posto, quel matrimonio; per la sanità del corpo non differiscono punto i rimedi necessari. Che diresti di taluno, che dovesse andare a qualche duello o concorso di cattedra, se volesse attendere ad istruirsi, quando è già arrivato il tempo? Non sarebbe pazzo quel capitano, che in tempo dell'assedio si riserbasse a far la provvisione de' viveri e dell'armi? Non pazzo quel nocchiero, che trascurasse a provvedersi d'ancore e di gomene sino al tempo della tempesta? Tale appunto è quel cristiano, che si riduce ad aggiustar la coscienza, quando è arrivata la morte. «Cum interitus quasi tempestas ingruerit... tunc invocabunt me, et non exaudiam; comedent fructus vitae suae» (Prov. 1. 27).3 Il tempo della morte è tempo di tempesta, di confusione; allora i peccatori chiamano Dio in aiuto, ma per solo timore dell'inferno, a cui si vedon vicini, senza vera conversione, e perciò Dio non gli esaudisce.4 E perciò anche giustamente non assaggeranno allora, che i soli frutti della loro mala vita. «Quae seminaverit homo, haec et metet».5 Eh che non basta allora prendere i sagramenti; bisogna morire


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odiando il peccato e amando Dio sopra ogni cosa; ma come odierà i piaceri illeciti, chi sino ad allora li avrà6 amati? come amerà Dio allora sopra ogni cosa, chi sino a quel punto avrà amate le creature più di Dio?

Il Signore chiama7 stolte quelle vergini8 (perché tali erano) che voleano apparecchiar le lampane,9 quando già veniva lo sposo. Tutti temono la morte subitanea, perché allora non vi è tempo di aggiustare i conti. Tutti confessano che i Santi sono stati i veri savi, perché si sono preparati alla morte, prima che giungesse la morte. E noi che facciamo? vogliamo aspettare ad apparecchiarci a morir bene, quando la morte sarà già vicina? Bisogna dunque fare al presente quel che vorremo10 aver fatto in morte. Oh che pena allora la memoria del tempo malamente speso! tempo dato da Dio per meritare, ma tempo ch'è passato e non11 torna più. Che affanno darà allora il sentirsi dire: «Iam non poteris amplius villicare».12 Non ci è più tempo di far penitenza, di frequentar sagramenti, di sentir prediche, di visitare Gesu-Cristo nelle chiese, di fare orazione; quel ch'è fatto, è fatto. Vi bisognerebbe allora una mente più sana, un tempo più quieto per far la confessione, come va fatta, per risolvere diversi punti di scrupoli gravi, e così quietar la coscienza; ma «tempus non erit amplius».13

Affetti e preghiere

Ah mio Dio, s'io moriva in quelle notti che sapete, dove al presente starei? Vi ringrazio di avermi aspettato, e vi ringrazio per tutti quelli momenti, in cui avrei avuto a star nell'inferno da quel primo momento, in cui vi offesi. Deh datemi luce, e fatemi conoscere il gran torto che vi ho fatto in perdere volontariamente la grazia vostra, che Voi mi avete meritata col sagrificarvi per me su d'una croce. Deh Gesù mio, perdonatemi, mentr'io14 mi pento con tutto il cuore sopra ogni male di avere disprezzato Voi, bontà infinita. Io spero che già mi abbiate perdonato. Deh aiutatemi, o mio Salvatore, acciocché io non vi perda più. Ah mio Signore, s'io tornassi ad offendervi dopo


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tanti lumi e tante grazie da Voi ricevute, non meriterei un inferno a posta per me? Deh non lo permettete per li meriti di quel sangue, che avete sparso per amor mio. Datemi la santa perseveranza, datemi il vostro amore. V'amo, o sommo bene, e non voglio più lasciare d'amarvi sino alla morte. Dio mio, abbiate pietà di me per amore di Gesu-Cristo.

Abbiate ancora pietà di me, o speranza mia Maria; raccomandatemi a Dio; le vostre raccomandazioni non hanno ripulsa appresso quel Signore, che tanto v'ama.15




1 [6.] maggiore) maggior VR BR1 BR2.



2 [11.] Eccli., 7, 40.



3 [26.] Prov., 1, 27-28, 31.



4 [28-29.] gli esaudisce) l'esaudisce ND3.



5 [31.] Galat., 6, 8.



6 [2.] li avrà) l'avrà ND1 ND2.



7 [5.] chiama) chiamò VR BR1 BR2.



8 [5.] Matth., 26, 1-12.



9 [6.] lampane) lampe ND3; lampadi VR BR1 BR2.



10 [12.] vorremo) vorremmo ND3 VR BR1 BR2.



11 [14.] e non) e, om. BR2.



12 [15.] Luc., 16, 2.



13 [20.] Apoc., 10, 6.



14 [28.] mentr'io) che io VR BR1 BR2.



15 [9.] v'ama) vi ama VR BR1 BR2.






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