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S. Alfonso Maria de Liguori
Novena in onore di S. Michele

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Giorno II.

 

Essendo rimasto perduto il Genere umano per la colpa di Adamo, Iddio destinò il Figlio di venire in Terra a redimerlo, e nello stesso tempo diè ancora agli uomini S. Michele come un arma fortissima, a rintuzzare la potenza di Lucifero; così scrisse il citato Autore Pantaleone nominato nel precedente giorno: Deus natura benignus, veluti quaedam Arma ad conservandum validissima, ei praebuit magnum Michaelem militiae Principem adversus diaboli potentiam. Dice di più lo stesso Autore, che S. Michele quantunque dimori nel Cielo, tuttavia scorre con gran velocità tutta la Terra per andar confortando gli Uomini, che sono tentati dal Demonio a perdersi: Michael qui versatur in Coelis; Universam quae est sub Coelo Terram, uno momento pervadit


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piosque qui affliguntur, adit, recreat, et consolatur.

 

In questo 2. giorno, si può parlare della preghiera, discorrendo 1. della sua necessità, 2: della sua efficacia, 3. del modo come si ha da pregare, cioè con umiltà, con confidenza, e con perseveranza. Pregar S. Michele, ec.

 

La S. Chiesa ci fa sapere, che S. Michele è dato a noi per aiuto, ad ognuno che a lui ricorre: Michael qui venit in adjutorium Populo Dei. (offic.) E specialmente il S. Arcangelo attende ad ajutare coloro, che sono tentati dal demonio; dice Pantaleone ci scopre anche le insidie del demonio. Michael manifestat omnes diaboli insidias. Scindit machinationes adversariorum. Spesso il demonio ci fa parere quell'azione lecita e anche santa, e per mezzo di quella macchina la nostra ruina; ma S. Michele ci farà vedere il pericolo, e così ci farà evitare la rovina.

 

Narra il P. Niremberg nel suo libro di S. Michele, che il servo di un certo gran Signore, avendo menata una mala vita per molti anni, ed essendo poi giunto in morte, il demonio mettendogli avanti gli occhi i suoi peccati, lo tentava fortemente a disperarsi, in modo che arrivò a fargli dire, che non voleva confessarsi, né ricevere altro Sagramento, perché esso era già dannato.

 

Ma perché questo misero peccatore in mezzo alla sua mala vita non aveva lasciato di esser divoto in qualche modo di raccommandarsi a S. Michele, il Santo Arcangelo in quello stato di morte gli apparve, e l'avvisò, ch'egli aveva pregato il Signore per lui, e che Dio a sua intercessione gli concedea tre ore di vita, acciocché si confessasse e prendesse i Sagramenti.

 

Allora il moribondo ringraziando con lagrime il suo S. Arcangelo che gli aveva impetrata questa grazia così grande, chiamò il suo fratello, e lo pregò a trovargli presto un confessore; il fratello subito si avviò ad un Convento vicino di Domenicani, e per la via mentre andava trovò due di quei Religiosi, i quali gli dissero, ch'erano stati chiamati da persona non conosciuta per venire a confessare il suo fratello e perciò si erano mossi a venire. Sicché presumesi, che lo stesso S. Michele fu colui, che avvisò i detti Religiosi, e gli spinse ad andare; in fatti vennero e l'Infermo si confessò con gran compunzione fra quello spazio di tre ore, e morì con dare molta speranza della sua salute.

 




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