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S. Alfonso Maria de Liguori
Novena in onore di S. Michele

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Giorno IV.

 

S. Michele soccorre i suoi divoti caduti in peccato, impetrando loro luce per conoscere la bruttezza delle loro colpe, e dolore per detestarle. Perciò la Chiesa ci comanda, che affin di ottenere il perdono dei peccati, ci confessiamo rei prima a Dio, poi alla B. Vergine, e poi a S. Michele: Confiteor Deo omnipotenti, Beatae Mariae semper Virgini, Beato Michaeli Archangelo; acciocché S. Michele anch'egli ci ajuti a ricuperare la divina grazia perduta. Quindi da S. Sofronio Patriarca di Gerusalemme del VII secolo (che scrisse una dotta lode di S. Michele come sta nella Biblioteca de' Padri dom.) è chiamato il nostro S. Arcangelo Errantium ductor, et prolapsorum excitator. Dice errantium ductor, perché S. Michele guida i peccatori, che vivono separati da Dio a ritrovar la via, ed i mezzi per ricevere il perdono di Dio. Excitator prolapsorum perché il S. Arcangelo eccita i suoi divoti con sante ispirazioni ad uscire da questo stato infelice, in cui si trovano caduti.

 

Lo stesso scrisse il Diacono Pantaleone: Deducit ad viam poenitentiae et procurat peccatorum remissionem. S. Michele perché molto ama le Anime nostre, quando le vede precipitate nella fossa del peccato, ed in istato di passare da quella alla fossa dell'inferno, procura con diversi mezzi di condurle alla penitenza, ch'è l'unica via per ricuperare la remissione delle colpe. Aggiunge quest'Autore: fidejubet pro peccatoribus. E vuol dire, che S. Michele vedendo qualche suo Divoto in disgrazia di Dio, prega il Signore che l'aspetti a penitenza, e in certo


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modo esso sicurtà (o sia plegeria) a Dio, promettendo, che quel peccatore più non l'offenderà; poicché egli sarà vigilante a soccorrerlo, quando lo vedrà in pericolo di ricadere.

 

Si leggono molti esempj di peccatori salvati per intercessione di S. Michele. Voglio quì narrarne uno molto specioso riferito dal P. Nieremberg nel suo libro in lode di S. Michele.

 

Vi era un sacerdote, che per venti anni aveva menata mala vita, si chiamava Tarentao, ora costui, perché conservava qualche Divozione a S. Michele, essendo morto il Vescovo di quel luogo, si fe' a pregare il S. Arcangelo, non già a liberarlo da' suoi peccati, ma che gli avesse ottenuto il Vescovado. S. Michele gli appare, e gli disse, che pensasse da quanti anni meritava di stare all'Inferno, ma ch'esso per compassione gli aveva impetrata da Dio la misericordia di aspettarlo a penitenza; onde l'esortò a non pensare più al Vescovado, ma che si apparecchiasse alla morte, che gli era vicina; mentre egli ottenuto avrebbe il dolore de' suoi peccati per riceverne il perdono. Dopo quest'avviso il Sacerdote coll'ajuto di S. Michele si fece una buona confessione, e fra otto giorno se ne morì; quando stava morendo attestò agli astanti che l'assisteva e lo confortava.

 

Ma ritorno ad inculcare, che questi esempj sono rari, quello che frequentemente accade, è che gli ostinati nella mala vita, fanno mala morte; e perciò voglio farvi capire, che quelli, che ricadono in peccato difficilmente si emendano, 1: perché chi ricade si rende più debole, 2. il demonio si fa più forte, 3. manca la divina grazia.

 




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