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S. Alfonso Maria de Liguori
Opera dogmatica...eretici pretesi riformati

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§. 6. Del senso delle divine scritture.

45. Diversi sono i sensi dei sacri libri: vi è il senso letterale ed il senso mistico. Il senso letterale è quello che spiega la lettera come sta, e solo il senso letterale fa prova di fede. Il senso mistico non fa prova di fede se non quando vien comprovato da altro testo che così lo spieghi,


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oppure se non viene spiegato così dal comune senso de' padri.

46. Il senso mistico è quello che immediatamente vien significato per la cosa espressa colle parole; onde il mistico suppone sempre il letterale, come è quello nell'esodo, 12, 46, dell'agnello pasquale: Nec os illius confringetis, il quale testo da s. Giovanni nel vangelo cap. 19 vien preso in senso mistico di Cristo. Il senso mistico poi si divide in allegorico, che si appartiene a' misterj della fede, in analogico, che si appartiene alla beatitudine eterna che speriamo: ed in tropologico ossia morale, che si appartiene ai costumi. Di più v'è il senso accomodatizio, come è quello della B. Vergine, a cui si accomodano le parole dette da Cristo alla Maddalena: Maria optimam partem elegit. Il senso accomodatizio niente prova, perché non è stato intento dello Spirito santo. Si avverta che talvolta lo stesso luogo ammette due sensi letterali, perché ben può Iddio colle stesse parole significare più cose.

47. Si dimanda se il senso delle scritture sia chiaro o pure oscuro. I novatori dicono che tutti i testi della scrittura son chiari; ma dicono ciò perché molti testi, benché sieno oscuri, essi poi li tirano al lor senso; e perciò dicono che tutti son chiari. Ma si prova il contrario dalle stesse scritture. In s. Luca al c. 18, 34 si dice: Et ipsi nihil horum intellexerunt. E nel capo ultimo si dice: Tunc (Christus) aperuit illis sensus, ut intelligerent scripturas. Inoltre s. Pietro1, parlando dell'epistole di s. Paolo, scrive: In quibus sunt quaedam difficilia intellectu. Lo stesso tengono tutti i santi padri: basti per tutti s. Girolamo, che nell'epistola ad Algasia parlando della scrittura dice: Quae tantis obscuritatibus obvoluta est. E s. Agostino nell'epistola 119 a Gennaro dice: In aliis innumerabilibus rebus multa me latent, sed etiam in ipsis sanctis scripturis multa nesciam plura quam sciam. E ciò maggiormente consta dal vedere le tante interpretazioni diverse che delle scritture han fatte i padri e gl'interpreti cattolici.

48. Si oppone il testo: Mandatum quod ego praecipio tibi hodie, non supra te est2. Si risponde: qui non si dice che ogni precetto è chiaro ma che ogni precetto ben inteso, come lo spiega la chiesa, non è impossibile ad osservarsi, ma possibile e facile coll'aiuto della grazia. Si oppone l'altro testo de' proverbj al capo 6, 23: Mandatum lucerna est et lux. E nel salmo 18, 9 si dice: Praeceptum Domini lucidum, illuninans oculos. S'intende che i precetti divini ben intesi illuminano la mente e dirigono la volontà al bene operare, ma non che tutta la scrittura sia chiara.

49. Dicono i novatori che quantunque alcuni sensi della scrittura sieno oscuri, nondimeno il Signore a ciascun fedele la chiara intelligenza di quelli. Ecco il senso privato degli eretici, il quale fa che tutti essi, quanti sono, tante siano le fedi che si fingono: e perciò, per quanti congressi e sinodi provinciali e nazionali che han fatti fra di loro, non han potuto mai giungere a formare una formola di fede uniforme: ond'è noto da per tutto che tra gli eretici tante sono le formole di fede quante sono le loro teste. Il che solo basterebbe a far vedere ch'essi errano e non han la vera fede.




1 - 2. Petr. 3. 16.



2 - Deuter. 30. 11.






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