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S. Alfonso Maria de Liguori
Opera dogmatica...eretici pretesi riformati

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SESSIONE V. Del peccato originale.

1. La differenza che corre fra il peccato originale e personale è questa: che


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il peccato personale si commette colla volontà fisicamente propria, l'originale fu commesso colla volontà fisicamente aliena e moralmente propria. Il peccato originale è in sé colpa mortale, propriamente detta, tramandata in tutti i figli di Adamo per mezzo della propagazione: onde scrisse Davide: Ecce enim in iniquitatibus conceptus sum, et in peccatis concepit me mater mea1. E l'apostolo: Per unum hominem peccatum in hunc mundum intravit, et per peccatum mors; et ita in omnes homines mors pertransiit, in quo omnes peccaverunt2. E lo confermò scrivendo a' corintj: Si unus pro omnibus mortuus est, ergo omnes mortui sunt, et pro omnibus mortuus est Christus3. Sicché il peccato di Adamo infettò sin d'allora i suoi posteri, ed in quello tutti ebbero la morte.

2. Oppongono per I. i pelagiani quel testo di s. Paolo: Lex... iram operatur; ubi enim non est lex, nec praevaricatio4. Quindi dicono: i bambini non sono capaci di legge, dunque neppure son capaci di prevaricazione. Si risponde che sebbene non son capaci di legge che si viola colla volontà fisicamente propria, son nondimeno capaci di violar la legge colla volontà moralmente propria in quella di Adamo, che contenea la volontà di tutti gli uomini.

3. Si oppone per 2. l'altro testo: Omnes... nos manifestari oportet ante tribunal Christi; ut referat unusquisque propria corporis, prout gessit5. Dunque i bambini, che non hanno peccati propri, si salvano. Si risponde che ciò s'intende non già de' bambini che muoiono senza battesimo prima dell'uso della ragione, ma degli adulti, che sono stati già battezzati. Calvino n'eccettua quei bambini che nascono da parenti fedeli, e dice che questi si salvano, benché muoiano senza battesimo. Ma ciò è falso. Davide nacque già da parenti fedeli, e pure confessò di esser nato in peccato. E ciò, come vedremo, fu dichiarato anche dal concilio6, ove si disse che tali infanti non si salvano, etiamsi a baptizatis parentibus oriantur, e si dannano non già per li peccati de' loro parenti, ma per la colpa di Adamo progenitore di tutti gli uomini, in quo omnes peccaverunt.

4. Si oppone per 3. quel che si dice in Ezechiele7: Filius non portabit iniquitatem patris. Si risponde intendersi ciò dei peccati attuali de' propri parenti, ma non già dell'originale del primo padre Adamo, che nella sua volontà contenne quelle di tutti i suoi discendenti, a riguardo di quel precetto imposto da Dio ad Adamo di non mangiare il pomo vietato. Allora gli uomini peccarono in Adamo non già come capo fisico del genere umano, altrimenti saremmo noi rei di tutti gli altri suoi peccati, ma come capo morale, che rappresentava tutti i suoi figli in quanto all'osservanza di quel precetto, per cui incluse Iddio (per lo supremo dominio che ha sovra tutte le creature) le volontà di tutti gli uomini nella volontà di Adamo. Ciò ben ci è stato dichiarato col dire che tutti gli uomini han peccato col peccato di Adamo; fuori di Cristo, che non fu conceputo per natural generazione ma per opera dello Spirito santo.

5. Nel concilio, avanti di formarsi il decreto circa questa materia del peccato originale, si disse che bisognava esaminarsi e definirsi, prima de' dogmi spettanti alla giustificazione, quattro punti: cioè 1. della natura del peccato originale; 2. del modo con cui si propaga il peccato; 3. del danno recato dal peccato; 4. del rimedio dato da Dio a tal danno: e così si fece.

Circa il primo punto, della natura del peccato originale, vi fu chi disse che il peccato originale consiste nella privazione della giustizia originale, in cui fu costituito Adamo. Altri dissero che questa privazione non era già il peccato ma una pena del peccato. Ma fra Angelo Pasquale vescovo di Motola domenicano, adducendo l'autorità di s. Tomaso, disse essere il peccato originale un difetto opposto alla giustizia originale, la quale avea due parti: la prima era la soggezione della volontà umana alla divina, la seconda, la soggezione di tutte le potenze dell'uomo alla di lui volontà. Sicché il primo disordine non fu pena del peccato ma fu colpita, la quale costituì l'essenza del peccato originale. Il secondo disordine e gli altri difetti seguiti poi in pena del primo disordine furono quasi materia del peccato originale; sicché il peccato originale consiste nella concupiscenza insieme o sia ribellione della volontà, come costitutivo materiale, e nella privazione della giustizia originale, come costitutivo formale. E questa sentenza fu comunemente approvata. Il vescovo di Bossa, anche domenicano, soggiunse un'altra dottrina di s. Tommaso, cioè che quantunque l'essenza del peccato originale consista nella privazione dell'ordine, non però il soggetto di esso


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peccato era la concupiscenza o sia la mala inclinazione a' beni transitorj.

6. Circa il secondo punto, del modo con cui si propaga il peccato originale ne' discendenti di Adamo, materialmente parlando, il peccato originale si propaga negli uomini colla generazione, ma formalmente parlando del propagarsi in quanto alla pena ed in quanto alla colpa, disse Giovanni Fonseca vescovo di Castellammare che, in quanto alla pena, Iddio giustamente castiga i figli di Adamo colla privazione de' pregi della giustizia originale, siccome un re per l'infedeltà del suo vassallo giustamente priva lui e tutta la sua progenie del feudo e degli onori a lui concessi. In quanto poi alla colpa, disse il soprannominato Pasquale con s. Tomaso che intanto dicesi aver noi peccato in Adamo, in quanto Adamo contenea nella sua fecondità tutta la natura umana, e l'elezione della di lui volontà importava lo stato di essa natura, prospero o infelice; e perciò egli peccando fece che tutta la sua specie nascesse colla macchia e col disordine causato dal suo peccato. Sicché in Adamo la macchia della persona contaminò la natura, ma in noi la macchia della natura contamina le persone.

7. Circa il terzo punto, del danno recato dal peccato originale, disse il Bertano esser certo che Adamo ricevé la giustizia e rettitudine originale: se egli l'avesse conservata, avrebbe ottenuta per sé e per noi l'immortalità cogli altri doni della natura; ma perché disubbidì a Dio, perdé la divina grazia per sé e per noi; e restò tutto il genere umano disordinato, colla mente ottenebrata nella cognizione della verità e colla volontà inclinata al male, con altri danni corporali e spirituali, specialmente a riguardo dell'altra vita, ove gl'infanti non battezzati sono certamente esclusi dalla beatitudine eterna.

8. In quanto poi alle altre pene de' bambini morti senza battesimo vi sono molte opinioni, ma tre sono le più celebri. La prima è che essi patiscono così la pena di danno come di senso. La seconda è che patiscono la pena di danno ma non quella di senso. La terza è di s. Tomaso e del cardinale Sfondrati, che tali bambini sono esenti dalla pena di senso e di danno. Il maestro angelico nell'opuscolo De malo, quaest. 5 a. 2., tiene per certo che sono immuni dalla pena di senso, e ne apporta la ragione: Quia poena sensus respondet conversioni ad creaturam, et in peccato originali non est conversio ad creaturam; et ideo peccato originali non debetur poena sensus, mentre il peccato originale non importa atto. Oppongono a ciò i contrarj la dottrina di s. Agostino, il quale in più luoghi dimostra sentire che tali bambini sian condannati anche alla pena di senso. Ma io trovo in altro luogo dichiararsi il santo ch'egli in questo punto stava sospeso; ecco le sue parole: Cum ad poenam ventum est parvulorum, magnis (mihi crede) angustiis arctor, nec quidquid respondendum penitus invenio1.

9. In quanto poi alla pena di danno, quantunque i bambini sieno esclusi dalla gloria, nondimeno insegna s. Tomaso2, che niuno si affligge della privazione di quel bene di cui non è capace; onde siccome niun uomo si duole di non poter volare, così i bambini non si affliggono di non poter godere la gloria, di cui non sono stati mai capaci né per li principi della natura né per li proprj meriti. Aggiunge il santo dottore in altro luogo3, un'altra ragione di ciò, dicendo che la cognizione soprannaturale della gloria si riceve solo per mezzo della fede attuale, la quale sopravanza ogni natural cognizione; e perciò i bambini non possono aver pena della privazione della gloria, giacché di quella non hanno mai avuta alcuna cognizione soprannaturale. Inoltre dice nel luogo prima citato4, che tali infanti non solo non si dorranno dell'esclusione della beatitudine eterna, ma di più goderanno de' loro beni naturali e della divina bontà per ciò che importa la natural cognizione e l'amor naturale verso Dio: Imo magis gaudebunt de hoc, quod participabunt multum de divina bonitate et perfectionibus naturalibus. Ed appresso5, soggiunge che quantunque tali bambini sieno separati da Dio in quanto all'unione della gloria, nulladimanco illi coniunguntur per participationem naturalium bonorum; et ita etiam de ipso gaudere poterunt naturali cognitione et dilectione.

10. Del resto, prescindendo da questo godimento naturale che possono avere i bambini morti senza battesimo, è molto equa ed a me più probabile secondo la divina misericordia la sentenza ch'essi nell'altra vita non ricevanopremiopena: e da questa sentenza in un luogo6, non è discorde lo stesso s. Agostino, dicendo ivi: Non enim timendum est ne non potuerit esse sententia media inter praemium et supplicium, cum sit vita


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media inter peccatum et recte factum. Tanto più che s. Gregorio nazianzeno e s. Gregorio nisseno asseverantemente scrissero lo stesso; il nazianzeno scrisse: Parvuli nec coelesti gloria nec suppliciis a iusto iudice afficientur1. Ed il nisseno scrisse: Immatura mors infantium demonstrat neque in doloribus et moestitia futuros eos qui sic vivere desierunt2. Ma ritorniamo ai punti esaminati dal concilio.

11. Circa il quarto punto, del rimedio dato a tal danno, comunemente si disse essere il battesimo, il quale riceve la virtù dalla morte di Gesù Cristo, che colla sua grazia santificante ci libera dal peccato. Vi fu chi disse che tra le cagioni del rimedio dovesse anche annoverarsi la fede interiore dell'uomo unita alla lavanda esteriore: ma ciò non piacque alla maggior parte de' padri; poiché gl'infanti ricevono la grazia nel battesimo senza una tal fede: onde si vede che la fede non è universalmente richiesta per tutti. Oltreché, anche negli adulti la fede è richiesta come disposizione, ma non come causa della giustificazione. E si concluse, contra l'errore de' luterani, che dopo il battesimo, cessa il peccato originale non solo d'imputarsi ma anche di esistere; che perciò il battesimo si chiama nella scrittura rigenerazione, la quale importa il passaggio dallo stato di morte a quello di vita, in cui donansi all'uomo forze da operare atti di vita sovrannaturale.

12. I luterani vogliono che il peccato originale sia la stessa concupiscenza: la quale perché resta ne' battezzati, perciò dicono che resta in essi anche il peccato. Contra ciò si addussero più scritture, e specialmente quel passo di s. Paolo: Vetus homo noster simul crucifixus est ut destruatur corpus peccati3. Dunque se il peccato si distrugge col battesimo, e resta la concupiscenza, non può dirsi che la concupiscenza sia il peccato. L'altro testo è di s. Giacomo, il quale dice: Unusquisque vero tentatur a concupiscentia sua abstractus et illectus. Deinde concupiscentia, cum conceperit, parit peccatum4. Se dunque la concupiscenza partorisce il peccato, ella dunque non è il peccato. Si addusse anche di ciò la ragione che chi è in peccato non è in prossima disposizione di andare in cielo: ma è certo che i fanciulli battezzati, se muoiono prima dell'uso della ragione, già vanno in cielo: dunque non sono in peccato. Che poi l'apostolo chiami la concupiscenza peccato, ciò s'intende per figura, come l'eucaristia si nomina pane, prendendosi il nome della causa per l'effetto. Vi fu chi disse, cioè il Sanfelice vescovo della Cava, che sebbene dopo il battesimo non può dirsi che in noi restava il peccato, tuttavia nella concupiscenza rimanea qualche ragion di peccato. Ma questo suo detto fu comunemente riprovato.

13. Ciò premesso, si formò dal concilio il decreto, distinto in cinque canoni, condannandosi coll'anatema chi sentisse il contrario.

Sacrosanta tridentina synodus statuit ac declarat... Adam, cum mandatum Dei in paradiso fuisset transgressus, statim sanctitatem et iustitiam, in qua constitutus fuerat, amisisse, incurrisseque, per offensam praevaricationis huiusmodi, iram et indignationem Dei, atque ideo mortem quam antea illi comminatus fuerat Deus et cum morte captivitatem sub eius potestate, qui mortis deinde habuit imperium, hoc est, diaboli, totumque Adam... secundum corpus et animam in deterius commutatum fuisse.

Adae praevaricationem non sibi soli, sed eius propagini nocuisse; et acceptam a Deo sanctitatem et iustitiam, quam perdidit, non sibi soli, sed nobis etiam perdidisse; nec mortem et poenas corporis tantum in genus humanum transfudisse, sed peccatum, quod est mors animae.

Hoc Adae peccatum, quod origine unum est, et propagatione, non imitatione, transfusum omnibus inest unicuique proprium, non per humanae naturae vires vel per aliud remedium tolli, sed per remedium unius mediatoris Domini nostri Iesu Christi; et ipsum Iesu Christi meritum, per baptismi sacramentum in forma ecclesiae rite collatum, tam adultis quam parvulis applicari.

Parvulos recentes ab uteris matrum baptizandos esse, etiamsi fuerint a baptizatis parentibus orti; eosque ex Adam trahere originale peccatum, quod regenerationis lavacro necesse est expiari ad vitam aeternam consequendam.

Per Iesu Christi gratiam, quae in baptismate confertur, reatum originalis peccati remitti, ac tolli totum id quod veram et propriam peccati rationem habet, illudque non tantum radi aut non imputari... In renatis enim nihil odit Deus, quia nihil est damnationis iis qui vere consepulti sunt cum Christo per baptisma in mortem... ita ut nihil prorsus eos ab ingressu coeli remoretur. Manere


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autem in baptizatis concupiscentiam vel fomitem s. synodum fateri et sentire: quae, cum ad agonem relicta sit, nocere non consentientibus, sed viriliter per Christi Iesu gratiam repugnantibus, non valet; quinimo qui legitime certaverit coronabitur. Hanc concupiscentiam, quam aliquando apostolus peccatum appellat, ecclesiam catholicam nunquam intellexisse peccatum appellari quod vere et proprie in renatis peccatum sit, sed quia ex peccato est et ad peccatum inclinat.

14. Ed in fine del decreto si soggiunge la seguente dichiarazione: Declarat tamen s, synodus, non esse suae intentionis comprehendere in hoc decreto, ubi de peccato originali agitur, beatam et immaculatam Virginem Mariam Dei genitricem; sed observandas esse constitutiones... Sixti papae IV. etc.

15. Circa il tenore di tal decreto furono fatte più osservazioni da' padri. Diceasi prima del decreto che Adamo col peccato perdé la santità in qua creatus fuerat; ma la voce creatus si mutò in constitutus, poiché si controverte se Adamo avesse la santità nello stesso punto che fu creato. Di più nel canone quinto si dice: tolli totum id quod veram et propriam peccati rationem habet. Il Seripando volea che più presto si dicesse: tolli totam rationem peccati; ma agli altri non piacque di mutar le parole già poste.

16. La maggior disputazione fu circa le parole. In renatis enim nihil odit Deus. Diceva il Seripando che Dio non poteva non odiare la concupiscenza, ch'era l'origine del peccato, mentre l'affetto concupiscibile può dirsi esser quello che ottiene tutte le vittorie al peccato; e che perciò i padri scriveano doversi implorare il divino aiuto per resistere alla concupiscenza. Ma tali motivi non persuasero il concilio a mutare il decreto, poiché quel nihil odit Deus significava odio d'inimicizia, che non può esser in Dio verso i rinati. E si disse rinati, non battezzati; perché ben può avvenire che alcuno sia battezzato e non rinato alla grazia, per non aver avuta nel battesimo la necessaria disposizione. Del resto non può Dio in alcun modo odiare chi è fatto già suo figliuolo adottivo. Ciò però non ostante, dicono alcuni ben potersi dire che ne' rinati rimane qualche difetto, il quale è abborrito da Dio con quell'odio che si chiama di dispiacimento: ma ciò ad altri poco piace; perché altro è dire che spiacciono a Dio i peccati veniali che hanno l'origine dalla concupiscenza, altro è dire che per sé spiace a Dio la concupiscenza; dopo aver detto il concilio che la concupiscenza, essendo stata lasciata a combattere, ella non nuoce, se non a chi vi consente, anzi giova a chi con fortezza le resiste.

17. Di più nel decreto vi era un periodo ove diceasi non riprovarsi dal concilio la proposizione degli scolastici, che del peccato originale dopo il battesimo rimanea la parte materiale e non la formale. Ma i padri ricusarono, volendo che si parlasse coi vocaboli degli antichi dottori e non de' teologi moderni, affinché si avesse più venerazione non solo alle sentenze ma ancora alle parole.

18. Si lamenta poi il Soave di non essersi dichiarata nel decreto la quiddità del peccato originale, dicendo che non possono riprovarsi gli errori sovra una cosa se prima non si sa la verità di quella cosa. Ma si risponde che quel ch'è necessario è il sapere che il peccato originale ci rende odiosi a Dio e indegni della sua grazia e della sua gloria. Tutto l'altro poi ch'è in questione non era necessarioutile che il concilio il dichiarasse: siccome, parlando del peccato attuale, basta il sapere che quello ci priva dalla divina amicizia. Se poi il peccato sia costituito nell'operazione mala o nella privazione della rettitudine, ciò non importa che si sappia con certezza.

19. Finalmente intorno all'esenzione della beata Vergine dalla colpa originale, il concilio niente volle decidere, secondo dal principio si era già risoluto di non intricarsi a decidere le questioni scolastiche. E lo stesso vescovo bitontino, benché francescano, fu di consiglio che il decreto si lasciasse come stava. Voleva il cardinal Pacecco che dopo le parole declarat s. synodus non esse suae intentionis comprehendere, ubi de peccato originali agitur, b. Virginem, fossero aggiunte queste altre parole: quamvis pie credatur ipsam fuisse conceptam sine peccato originali; dicendo che tutti gli ordini regolari (un solo eccettuato) e tutte le accademie aderivano a tal sentenza come più pia. Tanto più, diceva il Pacecco, che nella congregazione generale, tenuta prima della sessione in cui si formò il decreto, già la maggior parte s'era uniformata al suo parere. Ma i domenicani opposero dicendo: se l'avere in tal credenza è cosa pia, dunque il non averla è cosa empia. L'argomento per altro non era concludente: del resto la conclusione fu che quantunque la maggior parte stimasse per vero essere stata la divina madre concetta senza peccato, nondimeno la maggior


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parte poi stimò meglio l'astenersi dal pregiudicare allora alla sentenza contraria; e formossi il decreto nel modo come di sovra si è riferito.

20. Il Soave però, non contento di ciò, s'inoltra a beffar la sentenza dell'immunità della Vergine dalla macchia originale, come sorta da ignoranza popolare. Oppone e dice che il concilio, eccettuando Maria tra tutti gli uomini, viene a rendere incerte tutte le proposizioni generali della scrittura. Se Maria non si dee intender compresa come tutti gli altri, dunque non è vero, dice, quel che scrisse l'apostolo: Et sicut in Adam omnes moriuntur, ita et in Christo omnes vivificabuntur1.

21. Ma se il Soave taccia il concilio, bisogna che tacci ancora s. Agostino, il quale disse: “Excepta itaque sancta Virgine Maria, de qua propter honorem Domini nullam prorsus, cum de peccatis agitur, habere volo quaestionem; unde enim scimus quod ei plus gratiae collatum fuerit ad vincendum ex omni parte peccatum, quae concipere et parere meruit eum quem constat nullum habuisse peccatum2.” È certo dal contesto che s. Agostino in questo luogo parla del peccato originale e n'eccettua la Vergine; ma dato che parlasse del peccato attuale, noi similmente abbiamo nella scrittura la proposizione universale, che non v'è uomo che non pecchi: Neque enim est homo qui non peccet3. E s. Giacomo dice: In multis offendimus omnes 3, 2. In questi luoghi dunque la scrittura non eccettua Maria; ma s. Agostino l'eccettua per la ragione che ne adduce di aver ella conceputo e partorito l'Agnello immacolato. E se l'eccettua s. Agostino da' peccati anche veniali, perché non poteva il concilio eccettuarla parlando della colpa originale, ch'è di molto maggior gravezza di tutt'i peccati veniali?

22. Niente osta alla verità di un detto universale un'eccezione di qualche oggetto particolare, che suole specificamente esprimersi quando si vuol comprendere, per aver quello alcuna special ragione di non esser compreso. Per causa della concupiscenza cagionata dalla colpa di Adamo niuno è esente dalle colpe leggiere, come dicono anche molte scritture: Omnis... homo mendax4. Si dixerimus quoniam peccatum non habemus, ipsi nos seducimus, et veritas in nobis non est5. E pure con tutto ciò da tali colpe fu affatto immune la divina Madre (come dichiarò il concilio nella sessione sesta, al can. 23) per privilegio speciale da Dio concessole. E ciò fonda ben anche una gran ragione che Maria fu conceputa senza la colpa originale; altrimenti non avrebbe potuto esser affatto esente dai peccati veniali.

23. Dice anche il Soave ma molto inettamente, che l'esser madre di Dio non porge alcun fondamento ad esser ella libera dalla macchia originale; e si vale in ciò di quel che scisse s. Bernardo a' canonici di Lione nella epistola 174, che se valesse tal argomento, dovrebbe dirsi che anche il padre di Maria e tutti i suoi progenitori fossero stati esenti dal peccato originale. Ma il Soave o erra o vuole ingannarci: perché s. Bernardo non dice quel ch'egli intende di fargli dire, il santo dice solamente che non doveano quei canonici celebrar di propria autorità la festa della Concezione, ma per celebrarla doveano prima avere l'approvazione della chiesa romana; e ch'essi sconciamente argomentavano, che, celebrandosi la nascita di Maria, doveasi anche celebrare la sua concezione, dicendo che se ella non fosse stata concetta, non sarebbe già nata. E perciò rispose loro s. Bernardo che se tal argomento provasse, proverebbe ancora che dovrebbe celebrarsi il natale del padre e di tutti gli altri avoli di Maria, perché senza la loro nascita neppur ella sarebbe nata. Del resto non mai negò il santo a Maria il dono di quei privilegi che a niun altro dei santi sono stati concessi, per la stessa ragione di s. Agostino, cioè per esser ella madre di Dio.

24. Sappiamo poi che Alessandro VII. nella sua bolla Sollicitudo del 1661. dichiarò che la festa e il culto della concezione della B. Vergine si celebrava secondo la pia sentenza la quale tiene che ella è stata concetta immacolata sin dal primo istante del suo essere; proibendo il nominato pontefice di metter più in dubbio o d'interpretare in altro modo il favore dato alla riferita pia sentenza, sotto le stesse pene imposte da Sisto IV. Sicché la festa della concezione di Maria presentemente senza dubbio si celebra dalla chiesa secondo la pia sentenza, ed è vietato interpretarla in diverso modo da quello che la pia sentenza sente della concezione di Maria. Dal che si ricava che se s. Bernardo fosse a' nostri tempi, certamente scriverebbe altrimenti da quel che scrisse e certamente difenderebbe la pia sentenza.


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25. Dice il cardinal Bellarmino che la B. Vergine non mai contrasse il peccato originale, ma ch'ella veramente peccò in Adamo; e soggiunge che la sentenza opposta è pericolosa, mentre l'apostolo in più luoghi esprime che tutti peccarono in Adamo: In quo omnes peccaverunt1. In altro luogo: Omnes.... peccaverunt, et egent gloria Dei, idest redemptione2. In altro luogo scrisse: Si unus pro omnibus mortuus est, ergo omnes mortui sunt3. Dice il Bellarmino che nella volontà d'Adamo vi fu moralmente inclusa la volontà di tutti gli uomini, per conseguenza anche quella di Maria santissima. Sicché, peccando Adamo, Maria contrasse il prossimo debito del peccato originale; e perciò dice che anch'ella in Adamo peccò, ma per privilegio speciale fu esente dal contrarne la macchia della colpa.

26. Ma, ciò non ostante, vi sono molti dotti autori, i quali difendono fortemente che Maria fu esente dal contrarre non solo il peccato ma anche il debito del peccato. Di tal sentenza sono il cardinal Galatino4, il cardinal Cusano5, il p. de Ponte6, il p. Salazar7, il Caterino8, il Navarino ]9. e il p. Viva10, col cardinal de Lugo, Egidio, Richerio ed altri. La ragione che portano (e sembra che sia probabile) è che avendo Dio molto distinta questa nobilissima creatura ne' pregi della grazia dal comune degli uomini, piamente può credersi che nella volontà di Adamo non abbia inclusa quella di Maria; e così fu esente dal contrarre anche il debito del peccato.

27. Ciò in quanto al debito del peccato; ma che Maria santissima non abbia contratta poi la macchia del peccato, io la tengo per sentenza certa, come per certa la tengono ancora il cardinal Everardo11, il Du Vallio12, il Rainaudo13, il Lossado14, il p. Viva15 ed altri molti. A ciò si unisce il sentimento di più santi padri S. Ambrogio dice: Suscipe me non ex Sara, sed ex Maria, ut incorrupta sit virgo, sed virgo per gratiam ab omni integra labe peccati16. Origene parlando di Maria dice: Nec serpentis venenosis afflatibus infecta est17. S. Efrem: Immaculata et ab omni peccati labe alienissima18. S. Agostino sulle parole dell'angelo dette a Maria: Ave Maria, gratia plena, scrisse: Quibus ostendit ex integro (nota ex integro) iram primae sententiae exclusam et plenam benedictionis gratiam restitutam19. S. Cipriano20 o altro antico autore scrisse: Nec sustinebat iustitia ut illud vas electionis communibus laxaretur iniuriis, quoniam plurimum a ceteris distans natura communicabat, non culpa. S. Anfilochio: Qui antiquam virginem sine probro condidit, ipse et secundam sine nota et crimine fabricatus est21. Sofronio: Virginem ideo dici immaculatam quia in nullo corrupta est22. S. Ildefonso: Constat eam ab originali peccato fuisse immunem23. S. Giovan damasceno: Ad hunc paradisum serpens aditum non habuit24. S. Pier Damiani: Caro Virginis ex Adam sumpta maculas Adam non admisit25. S. Brunone: Haec est incorrupta terra illa cui benedixit Dominus, ab omni propterea peccati contagione libera26. S. Bonaventura: Domina nostra fuit plena gratia praeveniente in sua sanctificatione, gratia scilicet praeservativa contra foeditatem originalis culpae27. S. Bernardino da Siena: Non enim credendum est quod ipse filius Dei voluerit nasci ex virgine et sumere eius carnem quae esset maculata aliquo originali peccato28. S. Lorenzo Giustiniani: Ab ipsa conceptione (Maria) fuit in benedictionibus praeventa29. L'Idiota su quelle parole invenisti gratiam dice: Gratiam singularem, o dulcissima Virgo, invenisti: quia fuerunt in te ab originali labe praeservatio etc.30. E lo stesso dicono più altri dottori.

28. Ma i motivi che maggiormente ci assicurano di questa pia sentenza, sono due: il primo è il consentimento universale in questo punto de' fedeli. Attesta il p. Egidio della presentazione teresiano31, che tutti gli ordini religiosi seguitano la stessa sentenza; e dello stesso ordine domenicano (che solo è contrario) dice un moderno autore, benché vi siano novantadue scrittori per la sentenza opposta, non però centotrentasei sono per la nostra.


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29. Ma sopra tutto, ciò che dee persuaderci che la nostra sentenza sia conforme al comun sentimento de' cattolici è quel che attesta il papa Alessandro VII. nella sua celebre bolla Sollicitudo omnium ecclesiarum, uscita nel 1661., in cui si dice: Aucta rursus et propagata fuit pietas haec et cultus erga Deiparam... ita ut, accedentibus academiis ad hanc sententiam (cioè alla pia della preservazione da ogni macchia), iam fere omnes catholici eam conplectantur. Ed in fatti questa sentenza è difesa dalle accademie della Sorbona, di Salamanca, di Alcalà, di Coimbra, di Colonia, di Magonza, di Napoli e da molte altre, in cui ciascun laureato si obbliga con giuramento a difender l'immacolata concezione di Maria. Di questo argomento, cioè del comun sentimento de' fedeli, sovra tutto si vale a provarla il dottissimo Petavio1. E scrive il celebre e dotto vescovo monsignor d. Giulio Torni2, che questo argomento non può non convincere; mentre in verità, se non altro che il comun consentimento de' fedeli ci rende certi della santificazione di Maria nell'utero di sua madre e della sua gloriosa assunzione al cielo in anima e corpo, come insegna per certo s. Tomaso l'angelico, perché poi questo medesimo sentimento comune dei fedeli non ci ha da render certi della sua concezione immacolata?

30. L'altro motivo più forte, che Maria fu esente dalla macchia originale, è la celebrazione della festa della concezione di Maria ordinata dalla chiesa universale giusta il senso della pia sentenza, cioè della preservazione da ogni macchia nel primo istante in cui fu conceputa Maria, come dichiarò Alessandro VII. nella bolla mentovata, Sollicitudo omnium ecclesiarum, con queste parole: Vetus est Christi fidelium erga eius bb. matrem virginem Mariam, pietas, sentientium eius animam in primo instante creationis atque infusionis in corpus fuisse speciali Dei gratia et privilegio, intuitu meritorum Iesu Christi eius filii, a macula peccati originalis praeservatam immunem, atque in hoc sensu conceptionis festivitatem solemni ritu colentium et celebrantium.” Sicché sino da' tempi antichi la festa della concezione non si celebrava in altro senso che della preservazione di Maria dalla macchia originale nel primo istante in cui fu la sua bell'anima creata da Dio ed infusa nel corpo. Ed in favore di tal culto, secondo questa pia sentenza dato alla B. Vergine, papa Alessandro ordinò che la festa si celebrasse: Nec non et in favorem festi et cultus conceptionis eiusdem Virginis Deiparae, secundum piam istam sententiam exhibiti etc., (festivitatem) observari mandat.

31. Ed Alessandro, oltre le pene imposte da Sisto IV, priva della facoltà di predicare e d'insegnare, e di voce attiva e passiva chiunque mettesse in dubbio o interpretasse in altro modo o a voce o in iscritto (dichiarando condannati tutti i libri ove ciò si facesse) il favore dato al suddetto culto e pia sentenza, asserendo qualche cosa o recando argomenti contra la medesima e lasciandoli insoluti. Ecco le parole della bolla: “Insuper omnes qui praefatas constitutiones ita pergent interpretari ut favore per illas dictae sententiae et festo et cultui secundum illam exhibito frustrentur, vel qui hanc eamdem sententiam seu cultum in disputationem revocare aut contra ea quoquo modo, directe vel indirecte, quovis praetextu, scripto seu voce, loqui, concionari, tractare, contra ea quidquam determinando aut asserendo, vel contra ea argumenta afferendo et insoluta relinquendo, aut alio quovis excogitabili modo disserendo, ausi fuerint.”

32. Posto ciò, non è più lecito dire, come alcuni prima diceano, che la festa della concezione celebravasi nel senso non già della preservazione dalla colpa nel primo istante, ma della santificazione dell'anima di Maria nell'utero di sua madre prima di nascere.

33. Inoltre sembra che non sia più lecito dire quel che diceva Lodovico Muratori, cioè che la nostra pia sentenza non è certa; e che, essendo probabile la contraria, potrebbe darsi il caso che la chiesa dichiarasse un giorno che Maria nel primo istante della sua concezione avesse contratta la macchia del peccato. Ma no, posta la dichiarazione di Alessandro VII. che la festa della concezione si celebra secondo la pia sentenza della preservazione di Maria dalla colpa nel primo istante, sembra che non possa la chiesa più dichiarare che Maria avesse contratta la macchia; perché, dichiarando ciò, verrebbe a dichiarare che tutte le celebrazioni da essa fatte sinora secondo la pia sentenza sarebbero state vane e false, dandosi alla Vergine un falso culto; quandoché è certo che la chiesa non può celebrare cosa non santa, giusta gli oracoli di s. Leone papa3 e del pontefice s. Eusebio, che disse: In sede apostolica extra


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maculam semper est catholica servata religio1: e come insegnano tutti i teologi con s. Agostino2, s. Bernardo3 e s. Tomaso, il quale, per provare che Maria fu santificata prima di nascere, di questo argomento si serve, cioè della celebrazione che fa la chiesa della nascita di Maria, dicendo: Ecclesia celebrat nativitatem b. Virginis: non autem celebratur festum in ecclesia, nisi pro aliquo sancto: ergo b. Virgo fuit in utero sanctificata4. Ora se è certo, come dice l'angelico, che Maria fu santificata nell'utero, perché la chiesa celebra la sua nascita, dobbiamo ancora tener per certo che Maria fu preservata dalla colpa sin dal primo istante di sua concezione, giacché in questo senso la chiesa ne celebra la festa.

34. Per compimento di questa materia sulla concezione di Maria resta solo a parlare di quella controversia che a' tempi nostri è stata così dibattuta tra gli scrittori, cioè se sia lecito di fare il voto di dar la vita per difender l'immacolata concezione di Maria. L'ha negato Lamindo Pritanio, cioè il nominato Ludovico Muratori nella sua celebre opera De moderat. ingen., con altri moderni, perché niuno può esporre la vita per difendere un'opinione che non è di fede, ma umana, soggetta ad esser falsa; mentre questa sentenza non è stata ancora definita dalla chiesa come certa, il che non poteva farsi se non per la tradizione o per rivelazione divina. All'incontro l'affermano più probabilmente più autori moderni e specialmente l'autore del libro intitolato Deipara etc.: poiché bisogna distinguere le sentenze pure umane da quelle che si appartengono al culto de' santi e specialmente della regina de' santi, e che in certo modo spettano anche alla fede. Che poi questa sentenza spetti al culto della b. Vergine consta dalla bolla lodata di sopra d'Alessandro VII, nella quale si ordinò che la festa della concezione si celebrasse secondo la pia sentenza della preservazione di Maria dalla macchia originale nel primo istante. Inoltre, ancorché questa sentenza fosse umana, trattando ella non però del culto in onore della divina madre, il quale culto si riferisce anche a Dio, non è più pura umana, ma religiosa, come insegna s. Tommaso5, dove scrive: Omnium virtutum opera, secundum quod referuntur in Deum, sunt quaedam protestationes fidei, per quam nobis innotescit quod Deus huiusmodi opera a nobis requirit, et nos pro eis remunerat; et secundum hoc possunt esse martyrii causa. Di poi, soggiunge: Quia bonum humanum potest effici divinum, si referatur in Deum, ideo potest esse quodcumque bonum humanum martyrii causa, secundum quod in Deum refertur. Essendo poi certamente atto di religione ogni atto di venerazione verso Maria santissima, come appunto è il celebrare la festa della sua concezione immacolata sin dal primo istante, siccome esige la chiesa, è certo ancora, secondo l'angelico, che un tal culto può esser giusta causa del martirio. Siccome dunque è bel lecito e meritorio a ciascuno il dar la vita acciocché non sia impedito di dare un tal culto alla b. Vergine, tanto più sarà lecito e meritorio il patir la morte per difender l'oggetto di questo culto, cioè la preservazione di Maria, alla quale il medesimo culto si riferisce. Quindi il papa Benedetto XIV. nella sua opera De canonizat. sanct., l. I, cap. 14., dopo aver dimostrato che la chiesa favorisce questa sentenza della preservazione della b. Vergine immacolata, e dopo aver detto che niuno nega che questa sentenza sia più pia e più religiosa, nel num. 13 così parla: “Inter martyres ab ecclesia recensentur qui occisi fuerunt a tyranno vel quia sententiam magis religiosam exercebant, vel ne omitterent exercitium alicuius actus virtutis a quo tamen poterant sine peccato cessare”. E così ben si risponde all'opposizione di Lamindo, cioè che non sia lecito dar la vita per difendere la preservazione della Madre di Dio per ragione che tal sentenza non sia di fede.




1 -Ps. 50. 7.



2 - Rom. 5. 8.



3 - 2. Cor. 5. 14. et 15.



4 - Rom. 4. 15.



5 - 2. cor. 5. 10.



6 - Sess. 5. c. 4.



7 - C. 18. 20.



1 - L. 5. contra Iulian. c. 8. et ep. 28. ad Hieron.



2 - In 2. sent. dist. 33. qu. 1. a. 2.



3 - De malo, q. 5. a. 2.



4 - In 2. sent. dist. 33. qu. 1. a. 2.



5 - Loc. cit. infra ad 5.



6 - L. 3. de l. arb. c. 23.



1 - Serm. in s. lavacr.



2 - Tract. de infan.



3 - Rom. 6. 6.



4 - Epist. 1. 14. et 15.



1 - 1. Cor. 15. 22.



2 - De nat. et grat. contra Pelag. d. 7. c. 35.



3 - 2. Paral. G. 36.



4 - Rom. 3. 4.



5 - 1. Io. 1. 8.



1 - Rom. 5. 12.



2 - Rom. 3. 23.



3 - 2 Cor. 5. 14.



4 - De Arcal. l. 7. c. 18.



5 - L. 8. exerc. 8.



6 - L. 2. cant. ex. 10.



7 - De virg. concept. c. 7. § 7.



8 - L. 2. de bapt. c. 7.



9 - Umbra virg. c. 10. ex. 28



10 - P. 8. de 1. qu. 2. a. 3.



11 - In exam. theol.



12 - 1. 2. q. 2. de pecc.



13 - Piet. lugd. n. 29.



14 - Disc. theol. de imm. conc. etc.



15 - Qu. prod. ad trat.



16 - Serm. 22. in ps. 118.



17 - Homil. 2.



18 - Tom. 5. orat. ad Dei Gen.



19 - Serm. 11. in nat. Dom.



20 - Lib. de card. Christi oper. de nativ.



21 - Tract. de Deipar.



22 - In ep. ap. synod. 6. t. 3. p. 307.



23 - Disp. de Virg. Maria.



24 - Orat. 2. de nat. Mar.



25 - Serm. de assumpt. B. Virg.



26 - In ps. 101.



27 - Serm. de assumpt.



28 - T. 3. serm. 49.



29 - Serm. de annunt.



30 - C. 6.



31 - De praesent. Virg. a. 6. a. 4.



1 - Theol. dogm. t. 5. p. 2. l. 14. c. 2. n. 10.



2 - In adnot. ad Estium. l. 2. dist. 3. §. 2.



3 - Epist. decret. 4. c. 2.



1 - Decr. 24. quaest. 1. c. In sede.



2 - Serm. 95. et. 113.



3 - Ep. ad can. lugd.



4 - 3. p. q. 27. a. 2.



5 - 2. 2. q. 124. a. 5.






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