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S. Alfonso Maria de Liguori
Opera dogmatica...eretici pretesi riformati

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§. 2. Del sistema di Molina.

110. Il p. Molina nella sua Concordia non ammette il sistema della grazia per sé ed ab intrinseco efficace, come opposto alla libertà dell'uomo; e vuole che in qualunque stato della natura, o innocente o corrotta, ogni grazia attuale, come quella che proviene da Dio, sufficientemente conferisca alla nostra volontà la forza di attualmente operare, colla total volontà di potere a suo arbitrio valersene senza altro aiuto o non valersene: in modo che quando l'uomo se ne vale, la rende efficace; quando non se ne vale, la rende inefficace.

111. Così Molina, in Concordia 1. 14, a. 13, disp. 40: ecco le sue parole: Illud auxilium inefficax dicitur cum quo arbitrium pro sua libertate non convertitur, cum potuerit converti; alioquin tale auxilium sufficiens non esset ad conversionem. E lo stesso tennero Lessio, Valenza ed altri suoi seguaci. Sicché la grazia sufficiente e la grazia efficace mente fra di loro differiscono, poiché l'efficace niente ha più di quello che ha la sufficiente; ma la grazia si rende efficace ed inefficace secondo la volontà dell'uomo col consentire o resistere; e perciò tal volontà è tutta libera al consenso o al dissenso. Ed in tal modo la grazia minore è efficace quanto è la maggiore.

112. Dice poi che non già il consenso della volontà forza alla grazia e la rende efficace in atto primo, poiché tutta la forza che ha la grazia, l'ha da Dio, ma il consenso che dipende dalla nostra volontà, determina la grazia ed è una condizione, posta la quale la grazia si rende efficace in atto secondo: siccome i sacramenti sono per sé efficaci in atto primo, ma dipendono dalla disposizione de' suscipienti acciocché si rendano efficaci in


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atto secondo e producano la grazia. Dice inoltre che l'uomo colla grazia preveniente ottiene la mozione pia nella volontà, colla quale mozione è allettato al consenso; colla grazia poi cooperante consente colla volontà ed attualmente opera.

113. Tutta la discordia dunque della grazia efficace de' tomisti e di Molina consiste che i tomisti, oltre l'influsso della grazia eccitante, ricercano, affinché la grazia sia efficace, la premozione fisica divina, anteriore di natura e di causalità, la quale fisicamente determini la volontà al consenso. Molina all'incontro vuole che quella fisica azione divina non sia anteriore, ma simultanea coll'azione della volontà.

Dice di più Molina che nello stato dell'innocenza la grazia concessa agli angeli e all'uomo neppure fu efficace ab intrinseco, ma fu versatile ed efficace ab eventu, com'è al presente. Dice inoltre che non vi è predestinazione, se non previsti i meriti; e non vi è riprovazione, se non previsti i peccati. Stabilisce di più che non vi sono i decreti assoluti de' tomisti, efficaci da per sé e che precedano la determinazione libera della volontà creata.

114. Quindi, parlando egli poi del modo come Iddio decreta la salvazione di ciascun uomo, stabilisce la scienza mezza, e dice che il Signore colla scienza di semplice intelligenza vede ciò ch'è possibile e vede gli ordini infiniti delle cose. Colla scienza all'incontro di visione vede tutto ciò che ha da essere. Dice poi che Dio colla scienza mezza vede i futuri condizionati, e così vede quel che l'uomo posto in tali o tali circostanze farà con questa o quella grazia, ed indi con decreto assoluto stabilisce di dare all'uomo quella grazia colla quale farà il bene e persevererà, e senza la quale trascurerà di fare il bene o pure non avrà la perseveranza. Sicché, per concludere, tutta l'efficacia della grazia Molina la ripone nella determinazione della volontà divina: ma questa è la massima difficoltà che incontra la sua sentenza, come vedremo qui appresso.

Si espone la difficoltà che incontra il sistema di Molina.

115. Non si nega che col sistema di Molina si concilia già meglio la grazia colla libertà; ma s'incontra una massima difficoltà, ed è che tal sentenza non si uniforma alle divine scritture, le quali, almeno secondo lo stato presente della natura caduta, spiegano troppo chiaro che la grazia è per sé ed ab intrinseco, e non già per lo consenso della volontà efficace e che la grazia è la causa che determina e che la grazia è la causa che determina la volontà e ci fa operare il bene. Come poi, dicendo ciò, possa dirsi che coll'efficacia della grazia niente resti lesa la libertà dell'uomo, lo vedremo nell'ultimo sistema da noi difeso. Ecco le divine scritture, che chiaramente ci fanno intendere che la grazia non già si rende efficace ab estrinseco, cioè per la determinazione della volontà umana, ma ab intrinseco, perché la volontà di Dio è quella che determina la volontà umana, e la grazia opera che noi operiamo il bene.

116. Cominciamo ad osservare le scritture che lo dimostrano. Scrive s. Paolo: Ipsius enim sumus factura, creati in Christo Iesu in operibus bonis, quae praeparavit Deus, ut in illis ambulemus1. Si noti: creati in operibus bonis; se noi siamo creati nelle buone opere, dunque Iddio col suo decreto fa che le nostre opere abbiano l'effetto che hanno. Di più: quae praeparavit Deus; se Dio ha preparate le opere nostre buone, dunque egli ha predestinate quelle che noi abbiamo da fare. Finalmente dice: ut in illis ambulemus; ha preparate le nostre opere buone, non perché ha preveduto che noi in quelle dovevamo camminare, ma perché egli opera colla sua volontà che in quelle camminiamo. Lo stesso dice il Signore per Ezechiele, 36, 27: Et faciam ut in praeceptis meis ambuletis, et iudicia mea custodiatis. Dice: et faciam; aggiunge s. Agostino, praebendo scilicet vires efficacissimas voluntati2. Lo stesso replica l'apostolo: Deus est... qui operatur in vobis et velle et perficere pro bona voluntate3. S. Agostino: Id est operatur ut velimus et operemur; e soggiunge il santo dottore: Nos ergo volumus, sed Deus in nobis operatur velle et perficere4. E si noti che non dice s. Agostino che Dio opera che noi possiamo volere, il che spetta alla grazia sufficiente; ma che vogliamo ed operiamo, il che è proprio della grazia efficace.

117. Seguiamo ad esporre gli altri testi che dicono lo stesso: Sicut divisiones aquarum, ita cor regis in manu Domini; quocunque voluerit, inclinabit illud5. Non est qui possit tuae resistere voluntati, si decreveris etc.6. Consilium meum stabit, et omnis voluntas mea fiet7.

 

Dominus... exercituum


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decrevit, et quis poterit infirmare1 ? Se mai la volontà umana determinasse la divina, come mai potrebbero verificarsi questi testi? Dice l'apostolo: Deus operatur omnia secundum consilium voluntatis suae2 . Dunque non aspetta Iddio il nostro consenso; altrimenti non opererebbe secondo il consiglio della sua volontà, ma della nostra.

118. Passiamo innanzi: Ne, supra quam scriptum est, unus adversus alterum infletur praelio. Quis enim te discernit? Quid autem habes, quod non accepisti? Si autem accepisti, quid gloriaris, quasi non acceperis3 ? Se il decreto divino non è per sé efficace, ma solo indifferente e dipendente dal consenso della nostra volontà; la ragione che discerne chi consente da chi non consente alla grazia non sarebbe la volontà di Dio, ma la volontà del consenziente e quello che ha dal suo libero arbitrio. E perciò uno potrebbe gloriarsi contra l'altro, dicendo: io mi son vantaggiato sovra di te, determinando col mio consenso la volontà di Dio al bene; contra quel che insegna l'apostolo. Dice di più s. Giovanni: Non quasi nos dilexerimus Deum, sed quoniam ipse prior dilexit nos4 . Se la grazia fosse indifferente e il consenso nostro la determinasse, l'uomo amerebbe Dio prima che Dio avesse amato l'uomo.

119. Già sappiamo che Molina e i suoi seguaci non mancan di dare a' citati testi diverse interpretazioni secondo la loro sentenza; ma negar non possono che le mentovate scritture nel loro senso ovvio e naturale ben dinotano l'efficacia della grazia ab intrinseco. Tanto più che i s. padri, almeno la maggior parte, così l'intendono; e specialmente così l'intende il maestro della grazia s. Agostino nelle sentenze che qui sieguono.

120. Oltre le di lui molte sentenze che abbiamo già riferite di sopra, consideriamo questi altri suoi testi che spiegano evidentemente il punto. Egli scrive che la grazia, movendo la volontà umana, non solamente la fa operare, ma la fa operare volontariamente senza alcuna lesione della libertà; ecco come parla: Trahitur ergo (voluntas) miris modis ut velit ab illo qui novit in ipsis hominum cordibus operari; non ut homines nolentes credant, sed ut volentes ex nolentibus fiant5 . In altro luogo spiega che Dio ha la potestà onnipotentissima d'inclinare i cuori umani ove vuole; e quello ch'egli fa non lo fa se non per le volontà degli stessi uomini: Qui tamen (Deus) hoc non fecit nisi per ipsorum hominum voluntates, sine dubio habens humanorum cordium inclinandorum omnipotentissimam potestatem6 . In altro luogo dice: Agit omnipotens Deus in corde hominum, ut per eos agat quod eos agere voluerit7 . Come s. Agostino può spiegare più chiaro che Iddio è quegli che opera quando noi operiamo, e non è la nostra volontà la causa che ci fa operare? È vero che noi, operando, operiamo affatto liberamente; ma questo fa l'onnipotente volontà di Dio ch'ella ci fa operare, ma ci fa operare con tutta la libertà.

121. Lo stesso insegna s. Tomaso in molti luoghi: Deus voluntatem movet immutabiliter propter efficaciam virtutis moventis, quae deficere non potest; sed propter naturam voluntatis motae, quae indifferenter se habet ad diversa, non inducitur necessitas, sed manet libertas8 . In altro luogo dice: Si Deus movet voluntatem ad aliquid, impossibile est poni quod voluntas ad illud non moveatur9 . In altro luogo dice: Impossibile est haec duo simul esse vera, quod Spiritus sanctus velit aliquem movere ad actum caritatis, et quod ipse caritatem amittat peccando10 . Lasciamo gli altri luoghi per non tediare chi legge.




1 - Eph. 2. 10.



2 - L. de grat. et l. arb. c. 6.



3 - Philipp. 2. 13.



4 - De dono persev. c. 13.



5 - Prov. 21. 1.



6 - Esth. 13. 9.



7 - Isa. 46. 10.



1 - Ibid. 14. 27.

2 - Eph. 1. 11.

3 - 1. Cor. 4. 6. et 7.

4 -1. Io. 4. 10.

5 - L. 1. contra duas ep. Pelag. c. 19.

6 - De corrept. et grat. c. 14. n. 43.

7 - De grat. et l. arb. c. 10.

8 - De malo, q. 6. a. 1. ad 3.

9 - 1. 2. q. 10. a. 4. ad 3.

10 - 2. 2. q. 24. a. 11.




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