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S. Alfonso Maria de Liguori
Opera dogmatica...eretici pretesi riformati

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SESSIONE XIV. Del sacramento della penitenza.

1. Nel capo 1 si tratta della necessità e dell'istituzione del sacramento della penitenza e si dice che la penitenza è stata sempre necessaria a' caduti in colpa grave, ma che non fu sacramento se non dopo che Gesù Cristo risorse e diè ai discepoli lo Spirito santo dicendo: Ricevete lo Spirito santo: i peccati di coloro che voi rimetterete, si rimettono loro; ed i peccati di coloro che riterrete, sono ritenuti. Col che tutti i padri di comun consenso sempre hanno inteso essere stata comunicata la potestà alla chiesa di rimettere e ritenere i peccati; e perciò il concilio condanna coloro che storcono quelle parole alla potestà di predicare il vangelo.

2. Erra chi dice aver i novaziani e i montanisti negato affatto il sacramento della penitenza; solamente essi diceano che la chiesa non ha facoltà di assolvere certi peccati molto enormi. Lutero non però, Zuinglio e Calvino tolgono di mezzo questo sacramento; poiché sebbene riconoscono una certa riconciliazione de' caduti dopo il battesimo, nondimeno negano avere i sacerdoti la potestà di rimettere i peccati. Lutero prima, nel libro de captiv. babil., ammise tre soli sacramenti: Tantum tria pro tempore ponenda: baptismus, poenitentia et panis. Ma poi nello stesso libro ridusse la penitenza allo stesso battesimo, e di tre sacramenti ne fece due, baptismum et panem, cum in his solis (com'egli parla) et restitutum divinitus signum et promissionem remissionis peccatorum videamus; nam poenitentiae sacramentum signo visibili et divinitus instituto caret. Benché in altri libri poi, secondo il suo vario sentire, l'ammette per sacramento. Zuinglio1 , affatto non l'ammette; e Calvino2 , con Beza3 , lo negano ancora con i loro seguaci. Ma dalle citate parole: Accipite Spiritum sanctum; quorum remiseritis etc., come si ha in s. Giovanni4 , ben si prova che la penitenza fu sacramento, mentre già vi sono l'istituzione divina, la promessa della grazia ed il segno sensibile esterno, che sono le parole dell'assoluzione; vedi Bellarmino5 .

3. Dice Calvino che le parole suddette, quorum remiseritis etc., riguardano la remissione che si fa de' peccati allorché i peccatori si convertono per lo battesimo o per la predicazione. Ma rispondiamo che Cristo diede agli apostoli e a' loro successori la facoltà di rimettere i peccati degl'infedeli col battesimo e de' fedeli con la penitenza; e propriamente le riferite parole s'intendono della potestà delle chiavi che si esercita co' fedeli, come spiegano il Grisostomo, Teofilatto sovra il luogo citato e s. Ambrogio6 . Dice Tertulliano7 , che due porte vi sono a ricevere il perdono, il battesimo e la penitenza. Lo stesso disse s. Cipriano (o altro autore antico) nel sermone de absolutione.


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 Lo stesso dicono s. Girolamo1 , s. Agostino2 , s. Gio. Grisostomo3 , s. Cirillo4 , s. Leone5 , Teodoreto6 . Lucio III, Ad abolendam, extra, de haeret, e da' concilj fiorentino e tridentino. Sicché, se ciò non fosse vero, tutta la chiesa per tanti secoli sarebbe stata in errore; il che è impossibile, secondo la promessa fatta da Gesù Cristo alla chiesa: Et portae inferi non praevalebunt adversus eam7 .

4. Oppone di più Calvino e dice che le parole remittuntur eis non importano promessa, ma solo un eccitamento alla speranza del perdono; e lo stesso dice del battesimo e degli altri sacramenti. Ma parla inettamente, perché le stesse parole ego te baptizo, ego te absolvo, non possono essere più chiare per significar la giustificazione, ed in fatti giustificano l'uomo che sta disposto, ancorché le dette parole da lui non si ascoltino né s'intendano.

5. Sicché i calvinisti han tolto affatto il sacramento della penitenza. I luterani non l'han tolta in tutto, ma l'han così mutilata e spiegata che appena ne han lasciato il nome; si perché essi non hanno più legittimi sacerdoti, sì perché dicono che i peccati si rimettono solo per la fede, e che Gesù Cristo agli apostoli e a lor successori non ha data altra facoltà che di denunziar predicando la divina promessa del perdono a' peccatori, e dichiarare poi loro nel sacramento della penitenza la remissione già fatta per li meriti del Salvatore. Cosa per altro che non solo i sacerdoti potrebbon fare ma anche i laici, le donne ed ancora gl'infedeli.

6. Ma la chiesa cattolica nel concilio di Trento in questa sessione 14, c. 6 insegna che Gesù Cristo ha comunicata ai sacerdoti la vera potestà giudiziaria di assolvere o di ritenere i peccati: Quorum remiseritis peccata etc., quorum retinueritis etc. Non disse: quibus denuntiaveritis peccata esse remissa etc.8 . È vero che se manca il confessore al peccatore contrito, basta per essere assoluto il desiderio dell'assoluzione sacramentale, il quale desiderio s'include nella contrizione; ma per la remissione de' peccati commessi dopo il battesimo sempre l'assoluzione è necessaria vel in re vel in voto; ed il sacerdote, assolvendo, veramente rimette i peccati come vicario di Cristo per la potestà delegatagli da Cristo medesimo (il quale principalmente assolve) come scrive s. Ambrogio9 : Impossibile videbatur per poenitentiam peccata dimitti: concessit hoc Christus apostolis suis; quod ab apostolis ad sacerdotes transmissum est.

7. Oppone Kemnizio che nella penitenza manca la materia, cioè l'elemento. Di ciò si parlerà più a lungo quando saremo a vedere il capo 3, ove si tratterà delle parti della penitenza. Per ora rispondiamo brevemente a Kemnizio che non in tutti i sacramenti vi ha da essere la stessa qualità di materia, com'è l'acqua nel battesimo: basta negli altri sacramenti che vi siano i segni esterni che rappresentino il loro effetto spirituale secondo la natura di ciascun sacramento e non importa che questi segni sian percepiti co' sensi degli occhi o delle orecchie da chi prende il sacramento. E perciò nella penitenza, in cui per lo segno esterno vi è la confessione del penitente e l'assoluzione pronunziata dal sacerdote, non vi manca la propria ragion di sacramento, come scrive s. Agostino10 . Né osta quel che il santo dottore dice nel trattato 80 in s. Giovanni: Accedit verbum ad elementum, et fit sacramentum, perché ciò dice il santo parlando del solo battesimo.

8. Oppone di più Kemnizio che il sacramento della penitenza non ha alcun fondamento negli antichi padri, ma nel solo uso della penitenza pubblica, la quale anticamente faceasi, ove si esigeva la confessione e s'imponeano le pene. Ma ciò, che importa? dato che le prime riconciliazioni de' caduti siansi fatte nella pubblica penitenza, perché non poteano quelle essere sacramenti, essendovi unita la contrizione e la confessione colle parola dell'assoluzione data dal sacerdote?

9. Onde nel cap. 1 disse il concilio: Si ea in regeneratis omnibus gratitudo erga deum esset ut iustitiam, in baptismo ipsius gratia susceptam, constanter tueerentur, non fuisset opus aliud ab ipso baptismo sacramentum ad peccatorum remissionem esse institutum. Quoniam autem Deus, dives in misericordia, cognovit figmentum nostrum, illis etiam vitae remedium contulit qui se postea in peccati servitutem... tradidissent, sacramentum videlicet poenitentiae, quo lapsis post baptismum beneficium mortis Christi applicatur. Fuit quidem poenitentia universis hominibus qui se mortali


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aliquo peccato inquinassent quovis tempore ad gratiam... assequendam necessaria, illis etiam qui baptismi sacramento ablui petivissent, ut, perversitate... emendata, tantam Dei offensionem, cum peccati odio et pro animi dolore detestarentur... Porro nec ante adventum Christi poenitentia erat sacramentum, nec est post adventum illius cuiquam ante baptismum. Dominus autem sacramentum poenitentiae tunc praecipue instituit cum, a mortuis excitatus, insufflavit in discipulos suos, dicens: Accipite Spiritum sanctum: quorum remiseritis peccata, remittuntur eis; et quorum retinueritis, retenta sunt. Quo tam insigni facto et verbis tam perspicuis potestatem remittendi et retinendi peccata, ad reconciliandos fideles post baptismum lapsos, apostolis, et eorum legitimis successoribus fuisse communicatam, universorum patrum consensus semper intellexit. Et novatianos, remittendi potestatem pertinaciter negantes (cioè a rispetto solo di alcuni peccati enormi) magna ratione ecclesia catholica tamquam haereticos explosit atque condemnavit. Quare verissimum hunc illorum verborum Domini sensum sancta haec synodus probans et recipiens, damnat eorum commentitias interpretationes qui verba illa ad potestatem praedicandi verbum Dei et Christi evangelium annuntiandi, contra huiusmodi sacramenti institutionem, falso detorquent.

10. A questo capo I si aggiungono il can. 1, ove si dice: Si quis dixerit in catholica ecclesia poenitentiam non esse vere et proprie sacramentum pro fidelibus quoties post baptismum in peccata labuntur ipsi Deo reconciliandis a Christo Domino institutum, anathema sit.

11. Ed il can. 3, ove si dice: Si quis dixerit verba illa Domini Salvatoris: Accipite Spiritum sanctum: quorum remiseritis peccata, remittuntur eis; et quorum retinueritis, retenta sunt, non esse intelligenda de potestate remittendi et retinendi peccata in sacramento poenitentiae, sicut ecclesia catholica ab initio semper intellexit; detorserit autem, contra institutionem huius sacramenti, ad auctoritatem praedicandi evangelium, anathema sit.

12. Pietro Soave oppone tre cose: la prima si è che, essendo gli altri sacramenti adombrati nell'antica legge, parea strano che Cristo avesse istituito il sacramento della penitenza senza premetterne alcuna figura. Ma s. Gio. Grisostomo1 ben ne addita un'espressa figura nel vecchio testamento, dicendo: Non ad altri che ai sacerdoti de' giudei era lecito purgar la lebbra corporale; anzi né anche purgarla, ma di approvare come purgata affatto, non la lebbra del corpo, ma l'immondizia dell'anima. E questa figura fu osservata nel concilio anche da Giovanni Fonseca vescovo di Castellamare, quando ragionò di tal punto.

13. La seconda cosa che oppose Soave fu che nel vangelo non sono espresse specialmente le obbligazioni ed azioni di questo sacramento. Ma risponde il Pallavicino che se nel vangelo fossero espressi tutti gli articoli della fede, pochi sarebbero stati gli eretici tra' cristiani. Circa il mistero della Trinità vi han bisognati più concilj per dichiarare i veri dogmi da credersi dopo tante discussioni. Ciò dimostra la necessità di ricorrere alla tradizione e più al vicario di Cristo, che è l'infallibile interprete della tradizione e della scrittura.

14. La terza cosa che oppose Soave fu che la penitenza è stata istituita colle parole: di chi rimetterete ecc., onde nella forma dovrebbe usarsi più presto la parola rimetto che assolvo. Si risponde che l'una e l'altra voce basta, come spiega il cardinal de Lugo2 , ma la seconda è prescritta per legge della chiesa, e peccherebbe il sacerdote dicendo altrimenti, perché la chiesa e il concilio riconosce l'istituzione di questo sacramento non solo nelle dette parole di s. Giovanni, ma ancora di s. Matteo: ciò che legherete ecc. e ciò che sciorrete ecc., alle quali meglio conviene la parola di assolvere, perché meglio spiega l'atto giudiziale che esercita il confessore.




1 - L. de vera et falsa relig.

2 - L. 4. instit. c. 19. §. 15.

3 - In conf. fid. c. 7.

4 - C. 20. 22. et 23.

5 - T. 3. de poenit. l. 1. c. 10.

6 - L. 1. de poenit. c. 2.

7 - L. de poenit.

1 - L. 1. contra Pelag.

2 - Ep. 180. ad Honor.

3 - De sacerdot.

4 - L. 12. in Io. c. 56.

5 - Epist. 91. ad Theodor.

6 - Epist. divin. decret. c. de poenit.

7 - Matth. 16. 18.

8 - Io. 20. 23.

9 - L. 2. de poenit. c. 2.

10 - L. 2. c. 3. de doctr. Christi.

1 - L. 3. de sacerdot.

2 - Disp. 2. de poenit.




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