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S. Alfonso Maria de Liguori
Opera dogmatica...eretici pretesi riformati

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§. 2. Del voto di continenza degli ecclesiastici.

52. Lutero impugna questo voto come temerario, non essendo, egli dice, capaci gli uomini di osservarlo; con che viene a tacciare tutta la chiesa, la quale in tutti i secoli, se non ha sempre comandata, almeno ha sempre approvata ed esortata la continenza ne' suoi ministri. I maggiori santi che risplendono nella chiesa son quei che sono usciti dal clero o dal chiostro ed hanno osservato il voto da essi fatto di castità. Dice il Picenino che la natura ci chiama al porto del matrimonio: dice bene parlando della natura carnale ed animalesca, ma non già della natura ragionevole e saggia. Sarebbe senza dubbio temerario l'animo di colui che presumesse di fare un tal voto e di osservarlo colle proprie forze; ma non è temerario quegli che coll'apostolo dice confidato in Dio: Omnia possum in eo qui me confortat3 .

53. I nostri ecclesiastici e religiosi fanno il voto e non presumono di osservarlo colle proprie forze, ma continuamente con umiltà e confidenza pregano la divina bontà, che a far tal voto li ha chiamati, a dar loro l'aiuto di perseverare in tal continenza; e Dio non manca di confortarli ad essergli fedeli. Il concilio di Trento, sess. 24, nel can. 9, condanna chi dice posse omnes contrahere matrimonium qui non sentiunt se castitatis, etiamsi eam voverint, habere donum... cum Deus id recte petentibus non deneget, nec patiatur nos, supra id quod possumus, tentari. Essendo dunque il Signore pronto a dar la perseveranza a chi rettamente gliela domanda, se alcuno ecclesiastico manca poi al voto già fatto, la colpa è tutta sua. I novatori parlano di questo voto come di cosa impossibile e dicono esser ciò contra l'ordine del cielo. Dunque tanti santi che ora adoriamo sugli altari e che han fatto un tal voto, han trasgredito l'ordine del cielo? Ma se il non maritarsi è contra l'ordine del cielo, come s. Paolo potea dire che il celibato è migliore del matrimonio? Igitur et qui matrimonio iungit virginem suam, bene facit: et qui non iungit, melius facit4 . E come potea consigliare le vedove a non rimaritarsi, dicendo ch'ei parlava collo spirito di Dio? Beatior autem erit si sic permanserit, secundum meum consilium; puto autem quod et ego spiritum Dei habeam5 . Non è dunque temerità il far voto di continenza, confidando in Dio ed osservando in ciò il consiglio dell'apostolo; è temerità e gran temerità il rimproverare chi siegue un tal consiglio, lodato non solo da s. Paolo ma anche dal medesimo Salvatore allorché disse: Et sunt eunuchi qui seipsos castraverunt propter regnum coelorum6 .


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54. Ma la chiesa come può proibire il matrimonio? La chiesa non lo proibisce a chi è libero, ma gli dice coll'apostolo: Cui vult, nubat, tantum in Domino1 . Ma a chi volontariamente, essendo libero, ha voluto obbligarsi ad osservar la castità, giustamente la chiesa gli comanda di osservarla, e giustamente lo castiga se non l'osserva. Niuno è tenuto a far voti; ma se alcuno promette a Dio con voto alcuna cosa, il Signore vuole che gli osservi la promessa: Si quid vovisti Deo, ne moreris reddere; displicet enim ei infidelis et stulta promissio: sed quodcumque voveris, redde2 .




3 - Phil. 4. 13.

4 - 1. Cor. 7. 38.

5 - Ibid. v. 40.

6 - Matth. 19. 12.

1 - 1. Cor. 7. 39.

2 - Eccli. 5. 3.




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