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S. Alfonso Maria de Liguori
Opera dogmatica...eretici pretesi riformati

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§. 1. Del culto dovuto a' santi.

4. Il primo che negò il culto dovuto ai santi, fu Simone mago, il quale impose ai discepoli che non avessero venerate le immagini de' santi, ma l'immagine sua e quella di Elena sua moglie. Calvino poi e i suoi seguaci negano doversi usare alcuna onorazione verso de' santi. Differisce l'onorazione dalla laudazione e adorazione. L'onorazione è quella che si fa per via di segni esterni: la laudazione è quella che si fa colle parole: l'adorazione poi è quella che comprende non solo l'una e l'altra, ma anche la venerazione interna; e questa ben si dee usare verso de' santi per la loro eccellenza sovrannaturale. Ci calunniano gli eretici che noi diamo a' santi lo stesso onore che diamo a Dio; ma noi diciamo che a' santi, a riguardo delle loro virtù sovrannaturali, si dee il culto chiamato di dulia, alla divina Madre quello d'iperdulia, per ragione de' doni e virtù più sublimi ch'ebbe essa b. Vergine; il culto poi di latria si dee solo a Dio per le sue infinite perfezioni, ed anche a Gesù Cristo per l'unione ipostatica ch'ebbe la sua carne colla divinità del verbo. Questi culti si chiamano religiosi, a differenza del culto civile, che si usa cogli uomini a riguardo delle loro virtù naturali, o del politico che si ai principi e magistrati a riguardo delle loro dignità.

5. Se poi i santi debbano solo venerarsi o possano anche adorarsi, questa è una questione di mero nome; basta che Iddio si adori con culto di latria come nostro supremo Signore, ed i santi con culto di dulia come servi di Dio e nostri intercessori presso la sua divina Maestà. Del resto nel sinodo VII, o sia niceno II, nell'azione sesta si disse: Sive igitur placebit salutationem sive adorationem appellare, idem illa profecto erit, modo sciamus excludi latriam; haec enim est alia a simplici adoratione, ut alibi est ostensum.

6. Lutero (scrivendo sul vangelo della domenica 23 dopo pentecoste) ogni culto verso de' santi lo chiama cosa diabolica; ed i centuriatori lo chiamano idolatria. Altri luterani poi dicono che i santi meritano qualche culto speciale, particolarmente la b. Vergine, che predisse di se stessa: Beatam me dicent omnes generationes; ma non vogliono ammettere che questo culto sia religioso; onde riprovano le invocazioni, le peregrinazioni, e tutti gli altri pii ossequj. Ma noi nella scrittura abbiamo che Abramo adora gli angeli1 , Saule adora l'anima di Samuele2 . I figli de' profeti avendo inteso che lo spirito di s. Elia riposava sovra Elisco, l'adorarono. Dio stesso onora i santi, come si dice in s. Giovanni: Si quis mihi ministraverit, honorificabit illum


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Pater meus. 12, 26. Se Dio onora i servi suoi, come può esser vietato a noi l'onorarli? S. Ambrogio scrive: Quisquis honorat martyres, honorat Christum1 . S. Cipriano scrive: Sacrificia pro eis semper offerimus, quoties martyrium, passiones, et dies anniversaria commemoratione celebramus2 . S. Gio. damasceno scrive: Honorandos esse sanctos, ut servos, amicos et filios Dei3 . S. Basilio scrive: Ecclesia, per hoc quod eos honorat qui praecesserunt, praesentes impellit4 . S. Girolamo scrive: Honoramus servos, ut honor servorum redundet ad Dominum5 . Teodoreto scrive: Atqui nos graeci homines nec hostias martyribus nec libamina nec hostias martyribus nec libamina ulla deferimus, sed ut sanctos homines, Deique amicissimos honoramus6 . E s. Agostino scrive: Memorias martyrum populus christianus religiosa solemnitate concelebrat7 . Le autorità di tanti santi padri ben debbono persuaderci che non solo possiamo ma dobbiamo venerare i santi con culto religioso, così per la loro eccellenza soprannaturale come per la grazia santificante, di cui in eterno saranno sempre ornati, e per la visione di Dio che godono in eterno goderanno.

7. Si oppone per 1. quel che dice l'apostolo8 : Soli Deo honor et gloria. Si risponde come di sopra che solo a Dio si dee ogni onore per la sua santità infinita ed increata; ma ciò non esclude che si debbano anche onorare i santi per la santità lor comunicata da Dio. Quindi apparisce quanto sia inetto quel che dicono gli eretici, che col culto che diamo a' santi si diminuisce quello che dobbiamo a Dio; poiché dice s. Girolamo (come abbiam veduto di sopra, num. 7) che l'onore che si a' santi ridonda anche a Dio come autore della loro santità. E così anche risponde s. Agostino a coloro i quali dicono che, onorandosi s. Pietro, si diminuisce l'onore dovuto a Gesù Cristo: In Petro (dice il santo) quis honoratur, nisi ille defunctus pro nobis? Sumus enim christiani, non petriani9 .

8. Si oppone per 2. che noi, onorando i santi, commettiamo vera idolatria, venerandosi con offerir loro anche il sacrificio dell'altare. Ma tutto è falso; noi solo a Dio offeriamo le messe, come a nostro supremo Signore; bensì elle si offeriscono a Dio in ringraziamento delle grazie e dei doni da lui fatti a' suoi santi, pregandolo che per intercessione de' medesimi sì degni di compartirci le grazie che desideriamo; e così anche, sebbene molte chiese ed altari portano il nome di qualche santo, tutte non però le chiese e gli altari si erigono in onore di Dio.

9. Si oppone per 3. che noi diamo alla b. Vergine quell'onore che si dee solo a Dio ed a Cristo, mentre la chiamiamo corredentrice, mediatrice e nostra speranza. Si risponde che la chiamiamo corredentrice non perché Maria insieme con Gesù Cristo abbia redenti gli uomini, ma perché, siccome scrive s. Agostino10 , ella con esser madre del nostro capo Gesù Cristo e con aver cooperato colla sua carità, acciocché i fedeli nella chiesa spiritualmente nascessero alla grazia, divenne anche madre di noi, che membri siamo di quel capo: Sed plane mater membrorum eius (quae nos sumus), quia cooperata est charitate ut fideles in ecclesia nascerentur, qua illius capitis membra sunt. Essendo ella madre carnale del Salvatore, è divenuta anche madre spirituale di tutt'i fedeli. In tutta la sua vita questa vergine eccelsa per mezzo della sua carità verso gli uomini cooperò alla loro salute, specialmente quando nel monte Calvario offerì all'eterno Padre la vita del Figlio per la nostra salute. La chiamiamo ancora mediatrice: non di giustizia, ma di grazia; essendo solo Gesù Cristo mediatore di giustizia, che per li meriti suoi ha ottenuto agli uomini la riconciliazione con Dio. Maria è mediatrice di grazia presso Dio, come sono anche tutti i santi, ma mediatrice assai più potente de' santi; le preghiere de' quali son preghiere di servi, ma le preghiere di Maria son preghiere di madre, che non hanno mai ripulsa, come dice s. Bernardo: Quaeramus gratiam, et per Mariam quaeramus; quia mater est et frustrari non potest. Quindi le dice s. Pier Damiani: Domina, nihil tibi impossibile, cui possibile est etiam desperatos ad spem salutis relevare, nam Filius, nihil negans, honorat. Ed in questo medesimo senso s'intende quel che le dice lo stesso santo (con tanto orrore del calvinista Picenino): Accedis ad illud commune propitiatorium, Domina, non ancilla: imperans, non rogans.

10. Si oppone per 4. che a' santi non compete il culto di dulia, che noi loro diamo; mentre non siamo noi servi de' santi, ma conservi. Si risponde che non siamo servi solamente di Dio, nostro supremo


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Signore: ma, imperfettamente parlando, ben possiamo ancora chiamarci servi de' santi, a riguardo della loro eccellenza purificata da ogni macchia; e maggiormente a riguardo del regno celeste ch'essi possedono e possederanno in eterno, quando che noi in questa terra non siamo esenti da' peccati, non siamo ancor certi di esser tra il numero de' beati; e perciò giustamente veneriamo i santi col culto lor dovuto di dulia.




1 - Gen. 19. 1.

2 - 2. Reg. c. 28.

1 - Serm. in fin.

2 - L. 4. ep. 5.

3 - L. 4. orth. fid. c.

4 - Or. in s. Mamant.

5 - Ep. ad Riparium.

6 - L. 8. de graec.

7 - L. 20. contra Faustum, c. 21.

8 - 1. Tim. 1. 17.

9 - Ep. 232.

10 - L. de sancta virginit. c. 6.




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