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S. Alfonso Maria de Liguori
Apparecchio alla Morte

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PUNTO I

Figlio, dice lo Spirito Santo, sta attento a conservare il tempo ch'è la cosa più preziosa e 'l dono più grande che può dare Dio ad un uomo che vive. Anche i gentili conoscevano quanto vale il tempo. Seneca1 diceva non esservi prezzo ch'uguagli2 il valore del tempo. «Nullum temporis pretium». Ma con miglior lume3 hanno conosciuto i Santi il valore del tempo. Disse S. Bernardino da Siena4 che tanto vale un momento di tempo, quanto vale Dio: perché in ogni momento può l'uomo con un atto di contrizione o d'amor acquistarsi la divina grazia e la gloria eterna: «Modico tempore potest homo lucrari gratiam, et gloriam. Tempus tantum valet, quantum Deus, quippe in tempore bene consumto comparatur Deus» (S. Bern. Serm. Fer. IV, post Dom. I. Quadr. c. 4).

Il tempo è un tesoro, che solamente in vita si trova; non si trova nell'altra, né nell'inferno, né in cielo. Nell'inferno questo è il pianto de' dannati: «O si daretur hora!».5 Pagherebbero ad ogni costo un'ora di


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tempo, in cui potessero rimediare alla loro ruina; ma quest'ora non l'avranno mai. Nel cielo poi non si piange, ma se potessero piangere i beati, questo sarebbe il loro solo pianto, l'aver perduto il tempo in questa vita, in cui poteano acquistarsi maggior gloria, e che questo tempo non possono più averlo. Una Religiosa Benedettina6 defunta comparve gloriosa ad una persona e le disse ch'ella stava appieno contenta; ma se avesse potuto mai desiderare qualche cosa, era solo di ritornare in vita e di patire per meritare più gloria; e disse che si sarebbe contentata di soffrire la sua dolorosa infermità, che avea patita in morte, sino al giorno del giudizio, per acquistare la gloria che corrisponde al merito d'una sola «Ave Maria».

E voi, fratello mio, a che spendete il tempo? perché quel che potete far oggi, sempre lo trasportate al domani? Pensate che il tempo passato già scorso non è più vostro; il futuro non istà in vostro potere: solo il tempo presente avete per far bene. «Quid de futuro miser praesumis (ne avverte S. Bernardo),7 tanquam Pater tempora in tua posuerit potestate?» (Serm. 38. de Part. etc.). E S. Agostino8 dice: «Diem tenes,


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qui horam non tenes?» Come puoi prometterti il giorno di domani, se non sai se ti tocca neppure un'altra ora di vita? Dunque conclude S. Teresa9 e dice: Se oggi non istai pronto a morire, temi di morir male.

Affetti e preghiere

O mio Dio, vi ringrazio del tempo, che mi date da rimediare ai10 disordini della mia vita passata. Se in questo punto mi toccasse a morire, una delle mie maggiori pene sarebbe il pensare al tempo perduto. Ah mio Signore, voi mi avete dato il tempo per amarvi, ed io l'ho speso in offendervi! Io meritava che mi mandaste all'inferno sin11 dal primo momento, in cui vi voltai le spalle; ma voi mi chiamaste a penitenza e mi perdonaste. Io vi promettei di non offendervi più, ma quante volte poi io ho ritornato ad ingiuriarvi, e voi di nuovo mi avete perdonato! Sia benedetta in eterno la vostra misericordia. S'ella non era infinita, come potea così sopportarmi! Chi mai avrebbe potuto avere la pazienza con me, che mi avete usata Voi? Quanto mi dispiace di aver offeso un Dio così buono? Caro mio Salvatore, la sola pazienza che avete avuto con me, dovrebbe innamorarmi di Voi. Deh non permettete ch'io viva più ingrato all'amore che mi avete portato. Staccatemi da tutto, e tiratemi tutto al vostro amore. No, mio Dio, non voglio più dissipare quel tempo, che mi date per riparare il mal fatto; voglio spenderlo tutto in servirvi ed amarvi. Datemi forza, datemi la santa perseveranza. V'amo bontà infinita, e spero d'amarvi in eterno.

Vi ringrazio o Maria: Voi siete stata la mia Avvocata ad impetrarmi questo tempo di vita; assistetemi ora, e fate ch'io lo spenda tutto in amare il vostro Figlio mio Redentore, e Voi Regina e Madre mia.




1 [8.] SENECA L. A., De brevitate vitae, c. VIII, 1: «Fallit autem illos [tempus], quia res incorporalis est, quia sub oculos non venit: ideoque vilissima aestimatur, immo paene nullum pretium eius est».



2 [8.] uguagli) eguagli VR BR1 BR2.



3 [9.] lume) stima BR1 BR2.



4 [10.] LOHNER T., Bibl. manualis, IV, Venetiis 1738, 186-187: «Vide, peccator, temporis pretiositatem, quia modico tempore potest homo lucrari veniam, gratiam, et gloriam (S. Bern. Feria 4 post Dom. I. Quadrag. c. 4). Tempus tantum valet quantum Deus, quippe in tempore bene consumpto comparatur Deus». Cfr. S. BERNARDINUS Sen., Quadragesimale de christiana religione, sermo XIII, art. 3, c. 4; Opera, I, Venetiis 1745, 55: «Vide, peccator, primo temporis pretiositatem, quia modico tempore potest homo lucrari veniam, gratiam et gloriam». Opera omnia, I, Ad Claras Aquas 1950, 153. ID., Quadragesimale nuncupatum Seraphim, sermo XVIII; Opera, III, Venetiis 1745, 200: «Tempus tantum valet quantum Deus». Non edito dai Padri di Quaracchi (cfr. PACETTI D., De S. Bernardini Sen. operibus ratio criticae editionis, Ad Claras Aquas 1947, 127 ss.).



5 [19.] La frase: Oh si daretur hora, è comune agli asceti e predicatori, che mai indicano la fonte: si ritrova, per es., in S. LEONARDO DA PORTO MAUR., Manuale sacro, p. II, par. 8; Roma 1752, ed. VII, 149; in [SARNELLI G.], La via facile, e sicura del paradiso, p. II, cons. 40; I, Napoli 1738, 308; ecc.



6 [5.] DE BARRY PAOLO (m. 1661), Trattenimenti di Filagia o vero pratica delle virtù, tratten. XLVIII, Bologna s. a., 502-503: «Una religiosa ammalata a morte stette 7 giorni della sua malattia in continui dolori, convulsioni, tremori ed agonie sì estreme, che faceva piangere tutte l'altre religose, che la visitavano, e teneramente la compativano. Dopo la sua morte apparve alla superiora del monistero, e assicurandola del paradiso, che Iddio le aveva aperto, per la sua amorosa misericordia, le disse: Madre mia, la ricompensa e la gloria, che Iddio rende per qualunque buon'opera, ancorché piccola, è così grande, che se mi fosse possibile vorrei prender di nuovo, e riunirmi al mio corpo; voi sapete, e avete veduto quello, che io ho sofferto nella mia malattia, e quanto siano stati intollerabili li miei dolori, con tutto ciò io accetterei volentierissimo tutti quei mali, per aver comodità di dire una sola Ave Maria, e guadagnar conseguentemente il merito, e la ricompensa, che Iddio dà in cielo, per una sì piccola operazione». Vedi pure Diario spirituale, Agosto, 4 (Diligenza), Napoli 1760, 287: «Apparsa una serva di Dio dopo morte ad un'altra, le disse esser tanta la felicità e gloria, che Iddio l'avea concessa nel cielo per le sue buone opere, che se avesse potuto acquistare di vantaggio quella sola, che si dà per un'Ave Maria ben detta, si sarebbe contentata di tornar a patire tutti li travagli, che sono al mondo sin al dì del giudizio». Cfr. FINETI B., Riflessioni di spirito, settuagesima, n.26; Opere, I, Venezia, 1720, 427-28; BARBIERI G. F., op. cit.; I, Venezia 1739, 88.



7 [16.] PS. BERNARDUS (= GAUFRIDUS de Auxerre: cfr. Glorieux, 71), Declamationes de colloquio Simonis cum Iesu, c. 44, n. 54; PL 184, 465: «Quid insaniam causer de futuro tam temerarie praesumentis: quasi vero tempora et momenta Pater in tua, et non in sua posuerit voluntate!».



8 [17.] S. AUGUST., Enarrat. in Ps. XXXVIII, n. 7; PL 36, 419: «Et tenes dies, qui unam syllabam non tenes?». Cfr. CC 38, 409. Vedi anche PL 36, 976: «De toto anno quid praesens tenes?... Et de ista hora quid tenes?». Cfr. CC 39, 1058.



9 [3.] S. TERESA, Ricordi, 68; Op. spirit., II, Venezia 1682, 217: «Ricordati, che non hai più d'un'anima, né hai da morire più d'una volta, né hai più che una vita breve, e una che è particolare; né v'è più d'una gloria, e questa eterna, e lascerai andar molte cose». Cfr. Obras, VI (Avisos), Burgos 1919, 53. Vedi anche Esclamazione VI e XIV; Op. spirit., II Venezia 1682, 197 e 201.



10 [5.] ai) a' BR2.



11 [9.] sin, om. VR BR1 BR2.






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