Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
S. Alfonso Maria de Liguori
Otto med. della Passione di Gesù Cristo...

IntraText CT - Lettura del testo
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 351 -


MEDITAZIONE V - Vita desolata di Gesù Cristo.

La vita del nostro amante Redentore fu tutta desolata e priva di ogni sollievo. La vita di Gesù fu quel gran mare che fu tutto amaro, senza alcuna goccia dolce di consolazione: Magna est enim velut mare contritio tua (Thren. II, 13). Cosi rivelò il Signore un giorno a S. Margarita da Cortona, dicendole che in tutta la sua vita esso non provò mai una consolazione sensibile.1

Quella mestizia ch'egli spiegò nell'orto di Getsemani giungere a tal segno che bastava a torgli la vita: Tristis est anima mea usque ad mortem (Matth. XXVI, 38), non solamente l'afflisse allora, ma lo tenne sconsolato sin dal primo momento della sua Incarnazione; poiché tutte le pene ed ignominie che doveva patire sino alla morte, tutte gli furono sempre presenti.

Ma non fu tanto la vista di tutti i patimenti, che dovea soffrire nella sua vita e specialmente nella sua morte, quanto la vista di tutti i peccati che gli uomini doveano commettere dopo la sua morte, che lo tenne sommamente afflitto in tutta la vita. Egli era venuto colla sua morte a togliere i peccati dal mondo ed a salvare l'anime dall'inferno; ma con tutta la sua morte vedea già tutte le iniquità che aveano a commettersi sulla terra; ognuna delle quali da lui distintamente riguardata, mentre visse quaggiù, immensamente l'afflisse,


- 352 -


come scrisse S. Bernardino da Siena: Ad quamlibet culpam singularem habuit aspectum.2 E questo fu quel dolore che gli fu sempre innanzi agli occhi e sempre lo tenne afflitto: Dolor meus in conspectu meo semper (Ps. XXXVII, 18). Dice S. Tommaso che la vista de' peccati degli uomini e della ruina di tante anime che si aveano da perdere, fu per Gesù Cristo un dolore che superò il dolore di tutti i penitenti, anche di coloro che di puro dolore son morti.3

Han sofferti gran dolori i SS. Martiri, eculei, unghie di ferro, corazze infocate; ma i loro dolori erano sempre da Dio raddolciti con dolcezze interne; ma fra tutti i martiri non vi è stato martirio più penoso di quello di Gesù Cristo, poiché il suo dolore e la sua mestizia furon puro dolore e pura mestizia, senza minimo sollievo: Magnitudo doloris Christi, scrive l'Angelico, consideratur ex doloris et maestitiae puritate (III p. qu. XLVI, a. 6).4

Tale fu la vita del nostro Redentore e tale fu la sua morte, tutta desolata. Stava egli morendo sulla croce e, trovandosi privo d'ogni conforto, cercava alcuno che lo consolasse, ma non lo trovò: Sustinui qui me consolaretur et non inveni (Ps. LXVIII, 21).5 Altri non trovò allora se non se derisori e bestemmiatori, de' quali chi gli dicea: Se sei Figlio di


- 353 -


Dio, scendi dalla croce;6 chi gli dicea: Ha salvati gli altri, ora non può salvare se stesso (Matth. XXVII, 40 et 42).7 Onde l'afflitto Signore trovandosi abbandonato da tutti, si voltò all'Eterno Padre; ma vedendo che anche il Padre l'aveva abbandonato, allora fu che gridando a gran voce ne fe' un dolce lamento: Clamavit Iesus voce magna dicens: Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me? (Matth., XXVII, 46).

E così terminò la vita il nostro Salvatore morendo, siccom'egli predisse per Davide, come sommerso in una tempesta d'ignominie e di dolori: Veni in altitudinem maris, et tempestas demersit me (Ps. LXVIII, 3).

Quando ci sentiamo desolati, confortiamoci colla morte desolata di Gesù Cristo: offeriamogli allora la nostra desolazione, unendola con quella ch'egli innocente patì sul Calvario per nostro amore.

Ah Gesù mio, e chi non vi amerà vedendovi morire così desolato e consumato da' dolori per pagare i nostri peccati? Eccomi io sono uno di que' vostri carnefici, che tanto vi afflissi in tutta la vostra vita colla vista dei miei peccati. Ma giacché mi chiamate a penitenza, concedetemi ch'io almeno senta parte di quel dolore, che delle mie colpe ne sentiste voi nella vostra Passione. Come posso andar cercando piaceri io che nella vostra vita tanto vi afflissi co' miei peccati? No che non vi cerco piaceri e delizie, vi domando lagrime e dolore; fatemi vivere in questa vita che mi resta, piangendo sempre i disgusti che vi ho dati. Mi abbraccio a' vostri piedi, Gesù mio crocifisso e desolato, e così voglio morire.

O Maria addolorata, pregate Gesù per me.




1 «Audivit (Margarita) Christum dicentem sibi: «.... Tu clamare non cesses meam per ordinem Passionem, et quod semper in hac vita, pro amore humani generis, vixi in laboribus et in poenis.» FR. IUNCTA BEVEGNAS, Vita, cap. 5, § 13. - «Audivit Christum dicentem sibi: «Tu vis esse filia lactis; sed tu eris filia fellis in poenis quas patieris. Sed per eas efficieris filia mea electa et soror, et similabunt te mihi.» Ibid. § 18. - «In festo protomartyris Stephani, post fletum indicibilem et multas cum Christo allocutiones factas, intulit natus ex Virgine Filius Dei, dicens: «... In huius saeculi vita misera, gloriam meam desideras possidere. Sed nolo quod habeas laetitiam in hoc mundo, ad instar mei, sequendo me in degustatione poenarum mearum. Quare, para te ad tribulationes, quia in via non est patria obtinenda.» Ibid., § 33. - «Quadam die post Festum Ascensionis Christi, dixit oranti Dominus: «... Para te ad infirmitates et tribulationes, et recordare quod pro te aspera passus sum; et sicut in hac vita quietem non habui, ita et tu habitura non es.» Ibid. § 34.



2 «Ad quamlibet quidem singularem culpam, seu iniuriam, seu contumeliam summi Patris, habuit singularem adspectum.» S. BERNARDINUS SENENSIS, Quadragesimale de Evangelio aeterno, Sermo 56, art. 1, cap. 1. Opera, II, Venetiis, 1745.



3 «Doloris autem interioris causa fuit, primo quidem omnia pecata humani generis.....; secundo, specialiter casus Iudaeorum, et aliorum in eius morte delinquentium, et praecipue discipulorum, qui scandalum passi sunt in Christi Passione. Tertio, etiam amissio vitae corporalis....» S. THOMAS, Sum. Theol., qu. 46, art. 6, c. - «Christus non solum doluit pro amissione vitae corporalis propriae, sed etiam pro peccatis omnium aliorum: qui dolor in Christo excessit omnem dolorem cuiuscumque contriti: tum quia ex maiori sapientia et caritate processit, ex quibus dolor contritionis augetur, tum etiam quia pro omnibus peccatis simul doluit.» IDEM, ibid., ad 4.



4 «Tertio, magnitudo doloris Christi patientis potest considerari ex doloris et tristitiae puritate. Nam in aliis patientibus mitigatur tristitia interior, et etiam dolor exterior, aliqua consideratione rationis, per quamdam derivationem seu redundantiam a superioribus viribus ad inferiores, quod in Christo patiente non fuit, quia unicuique virium permisit agere quod est sibi proprium.» S. THOMAS, Sum. Theol., III, qu. 46, art. 6, c.



5 Et sustinui qui simul contristaretur, et non fuit, et qui consolaretur, et non inveni. Ps. LXVIII, 21.

6 Si Filius Dei es, descende de cruce. Matt. XXVII, 40.



7 Alios salvos fecit, seipsum non potest salvum facere. Matt. XXVII, 42.






Precedente - Successivo

Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) © 1996-2006 Èulogos