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S. Alfonso Maria de Liguori
Apparecchio alla Morte

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PUNTO I

Il negozio dell'eterna salute è certamente l'affare, che a noi importa più di tutti gli altri; ma questo è il più trascurato da' cristiani. Non si lascia diligenza, né si perde tempo per arrivare a quel posto, per vincer quella lite, per concludere quel matrimonio; quanti consigli, quante misure si prendono; non si mangia, non si dorme! E poi per accertare la salute eterna, che si fa? come si vive? Non si fa niente, anzi si fa tutto per perderla; e si vive dalla maggior parte de' cristiani, come la morte, il giudizio, l'inferno, il paradiso e l'eternità non fossero verità di fede, ma favole inventate da' poeti. Se si perde una lite, una raccolta, che pena non si sente? e che studio non si mette per riparare il danno avuto? Se si perde un cavallo, un cane, che diligenza non si fa per ritrovarlo? Si perde la grazia di Dio, e si dorme, e si burla, e si ride. Gran cosa! Ognuno si vergogna d'esser chiamato negligente ne' negozi del mondo; e poi tanti non si vergognano di trascurare il negozio dell'eternità, che importa tutto! Chiamano essi savi li santi,1 che hanno atteso solamente a salvarsi, e poi essi attendono a tutte l'altre cose del mondo e niente all'anima! Ma voi (dice S. Paolo),2 voi, fratelli miei, attendete solo al gran negozio che avete della vostra salute eterna, che questo è l'affare che a voi più importa. «Rogamus vos, ut vestrum negotium agatis». Persuadiamoci dunque che la salute eterna è per noi il negozio più «importante», il negozio «unico», ed è un negozio «irreparabile», se mai si sgarra.

È il negozio il più «importante». Sì, perch'è l'affare di maggior conseguenza, trattandosi dell'anima, che perdendosi è perduto tutto. L'anima dee stimarsi da noi la cosa più preziosa, che tutti i beni del mondoAnima est toto mundo pretiosior», dice S. Gio. Grisostomo.3


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Per intendere ciò, basta sapere che lo stesso Dio ha dato il Figlio alla morte, per salvare l'anime nostre! «Sic Deus dilexit mundum, ut Filium suum unigenitum daret» (Io. 3. 16). E 'l Verbo eterno non ha ricusato di comprarle col suo medesimo sangue. «Emti enim estis pretio magno» (1. Cor. 19. 10).4 Talmente che (dice un santo Padre)5 par che l'uomo vaglia, quanto vale Dio: «Tam pretioso munere humana redemtio agitur, ut homo Deum valere videtur». Quindi disse Gesu-Cristo: «Quam dabit homo commutationem pro anima sua?» (Matth. 16. 26). Se l'anima dunque6 tanto vale, per qual bene mai del mondo un uomo la cambierà perdendola?

Avea ragione S. Filippo Neri7 di chiamar pazzo chi non attende a salvarsi l'anima. Se mai nella terra vi fossero uomini mortali ed uomini immortali, ed i mortali vedessero gl'immortali tutti applicati alle cose del mondo, ad acquistare onori, beni e spassi di terra, direbbero certamente loro: Oh pazzi che siete! voi potete acquistarvi beni eterni e pensate a queste cose miserabili e passaggiere? e per queste vi condannate voi stessi a pene eterne nell'altra vita? Lasciate che a questi beni terreni ci pensiamo solamente noi sventurati, per cui nella morte finirà tutto per noi. Ma no, che siamo tutti immortali; e come va poi, che tanti per li miseri piaceri di questa terra perdono l'anima? Come va, dice Salviano,8 che i cristiani credono esservi giudizio, inferno, eternità, e poi vivono senza temerli? «Quid causae est, quod christianus, si futura credit, futura non timeat

Affetti e preghiere

Ah mio Dio, a che ho spesi tanti anni, che Voi mi avete dati a fine di procurarmi l'eterna salute? Voi, mio Redentore, avete comprata l'anima mia col vostro sangue, e poi l'avete a me consegnata, acciocché io9


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attendessi a salvarla, ed io non ho atteso che a perderla con offender Voi, che tanto mi avete amato. Vi ringrazio che ancora mi date tempo di poter10 rimediare alla gran perdita da me fatta. Ho perduta l'anima e la bella grazia vostra. Signore, me ne pento, me ne dispiace con tutto il cuore. Deh perdonatemi, ch'io risolvo da oggi avanti di perdere ogni cosa, anche la vita, prima che la vostra amicizia. V'amo sopra ogni bene, e risolvo di volervi sempre amare, o sommo bene degno d'infinito amore. Aiutatemi, Gesù mio, acciocché questa mia risoluzione non sia simile agli altri miei propositi passati, che sono stati tutti tradimenti. Fatemi prima morire, che io11 abbia da tornare di nuovo ad offendervi e lasciarvi d'amare.

O Maria speranza mia, salvatemi Voi, con ottenermi la santa perseveranza.




1 [19.] li santi) i santi VR BR1 BR2.



2 [21.] I Thess., 4, 10.



3 [30.] CHRYSOST., In epist. I ad Cor., homilia III, n. 5: PG 61, 29: «Nihil est animae aequiparandum, ne totus quidem mundus».



4 [5.] I Cor., 6, 20.



5 [5.] PS. AUGUSTINUS, Liber de diligendo Deo, c. VI; PL 40, 853: «Quoniam tam pretioso munere ipsa redemptio agitur, ut homo Deum valere videatur». Oggi si ritiene autore dell'opuscolo Alcherus di Clairvaux (cfr. Glorieux, 27).



6 [9.] dunque, om. NS7.



7 [11.] CRISPINO C., La scuola di S. Filippo Neri, Napoli 1675, 101, 474, 478.



8 [21.] SALVIANUS, Adversus avaritiam, l. III, c. 15; PL 53, 220: «Sed abhorrere hoc videlicet a christiano nomine videtur, ut dicatur futura non credere. Quid ergo causae est, ut si credit quae dixit Deus, non timeat quae minatur Deus?» CSEL 8, 290: qui il titolo è: Timothei ad Ecclesiam. Per questo testo cfr. Introd., pp. XIV-XV.



9 [27.] acciocché io) acciocch'io VR BR1 BR2.



10 [3.] poter) voler NS7: err. tipografico.



11 [10.] che io) ch'io ND1 VR ND3 BR1 BR2.






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