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S. Alfonso Maria de Liguori
Riflessioni Devote sopra diversi punti...

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§. 12. Quanto piace a Gesù Cristo il patire per suo amore.

 

Si quis vult post me venire, abneget semetipsum, et tollat crucem suam quotidie et sequatur me1. Giova qui far più riflessioni sopra queste parole di Gesù Cristo. Dice: Si quis vult post me venire, non dice ad me, ma post me venire. Il Signore vuole che andiamo appresso di lui, bisogna adunque che camminiamo per la stessa via di spine e patimenti per cui egli ha camminato. Esso va innanzi e non si ferma finché giunge al Calvario dove muore; pertanto se noi l'amiamo dobbiam seguirlo sino alla nostra morte. E perciò bisogna che ciascuno di noi nieghi se stesso, abneget semetipsum, cioè neghi a se stesso quel che l'amor proprio gli domanda, ma che non piace a Gesù Cristo.

 

Dice in oltre: Tollat crucem suam quotidie et sequatur me. Consideriamo una per una queste ultime parole. Tollat: poco giova il portar la croce a forza; tutti i peccatori la portano, ma senza merito; a portarla con merito bisogna abbracciarla volentieri. Crucem: sotto il nome di croce s'intende ogni tribolazione che da Gesù Cristo è chiamata croce, affinché tal nome ce la renda dolce, pensando che egli sulla croce è morto per nostro amore.

 

Dice suam; taluni quando ricevono qualche consolazione spirituale si offeriscono a patire quanto han patito i martiri, eculei, unghie di ferro e piastre infocate; ma poi non possono soffrire un dolore di testa, una disattenzione d'un amico, la molestia d'un parente. Fratello, sorella mia, Dio non vuole da te eculeiunghie di ferropiastre infocate; ma vuole che tu patisca con pazienza quel dolore, quel disprezzo, quella molestia. Quella monaca vorrebbe andare a patire in un deserto, vorrebbe fare gran penitenza; ma frattanto non può sofferire quella superiora, quella compagna nel suo officio; ma Dio vuole ch'ella porti la croce che le è data a portare e non quella ch'essa vorrebbe portare.

 

Dice quotidie; alcuni abbracciano la croce a principio, allorché viene; ma quando dura dicono: Ma ora non posso più. Ma Dio vuole che seguiti a portarla con pazienza, ancorché dovessi portarla continuamente sino alla morte. Ecco dunque dove sta la salute e la perfezione, sta nell'adempire queste tre parole: Abneget, neghiamo all'amor proprio quel che non conviene: Tollat, abbracciamo la croce che ci manda Dio: Sequatur, seguiamo le pedate di Gesù Cristo sino alla morte.

 

Bisogna persuaderci che a questo fine Dio ci tiene nel mondo, acciocché sopportiamo le croci che ci manda; e qui sta il merito di nostra vita. Perciò il nostro Salvatore perché ci ama è venuto in questa terra, non a godere, ma a patire, affinché noi seguiamo le sue pedate: In hoc enim vocati estis, quia et Christus passus


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est pro nobis, vobis relinquens exemplum ut sequamini vestigia eius1. Miriamolo, com'egli cammina avanti colla sua croce per farci la strada per cui dobbiamo seguirlo se vogliamo salvarci. Oh gran rimedio in ogni travaglio il dire a Gesù Cristo: Signore, volete ch'io patisca questa croce? sì l'accetto e voglio patirla per quanto vi piace.

 

A molte anime piace sentir parlare di orazione e di pace, di amore a Gesù Cristo, ma poco piace sentir parlare di croce e di patire. Essi l'amano sin tanto che tira il vento delle dolcezze spirituali; ma se quello cessa e viene qualche avversità o desolazione, in cui il Signore si nasconde per provarle e le priva delle solite consolazioni, lasciano l'orazione, le comunioni, le mortificazioni, e si abbandonano alla mestizia ed alla tepidezza, cercando gusti di terra. Ma queste anime amano più se stesse, che Gesù Cristo; quelle all'incontro che non l'amano con amore interessato per le consolazioni, ma con amor puro e solo perch'è degno di essere amato, non lasciano i soliti esercizj divoti per qualunque aridità e tedio che vi provassero, contentandosi di dar gusto a Dio; e si offeriscono a patir quella desolazione sino alla morte e per tutta l'eternità, se Dio così volesse. Gesù Cristo (dice s. Francesco di Sales) tanto è amabile nella consolazione, quanto nella desolazione. Le anime innamorate di Dio ben trovano la loro consolazione e dolcezza nel patire, in pensare che patiscono per suo amore, e dicono:

Quanto è dolce, mio caro Signore,

A chi t'ama il patire per te!

Oh potessi morir per tuo amore,

Gesù mio, che sei morto per me.

 

Tutto e più di questo merita da noi Gesù Cristo che si ha scelta una vita di pene ed una morte di dolore, senza il minimo sollievo, per nostro amore affin di farci intendere che se vogliamo amarlo l'abbiamo da amare com'egli ha amato noi. Oh quanto è cara a Gesù Cristo un'anima che patisce e l'ama! Oh dono divino, dono sovra ogni dono! amare patendo e patire amando.

 

Gesù mio, voi solo avete potuto insegnarci queste massime di salute tutte contrarie alle massime del mondo, e voi solo potete darci la forza di soffrire le croci con pazienza: io non vi cerco che mi facciate esente dal patire; solo vi prego a darmi forza di patir con pazienza e rassegnazione. Eterno Padre, il vostro Figlio ci ha promesso che quanto noi vi domandiamo in nome suo tutto voi ci darete: Amen, amen dico vobis; si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis2. Ecco ciò che vi domandiamo: dateci la grazia di soffrire con pazienza le pene di questa vita, esauditeci per amor di Gesù Cristo. E voi, Gesù mio, perdonate a me tutte le offese che vi ho fatte, per non aver voluto aver pazienza ne' travagli che mi avete mandati. Datemi il vostro amore, ch'egli mi darà forza di soffrir tutto per amor vostro. Privatemi d'ogni cosa, di tutti i beni di terra, de' parenti, degli amici, della sanità del corpo, di tutte le consolazioni: privatemi anche della vita, ma non del vostro amore. Datemi voi e niente più vi domando. Vergine Ss., ottenetemi un amor costante a Gesù Cristo sino alla morte.

 




1 Luc. 9. 23.



1 1. Petr. 2. 21.



2 Io. 14. 13.






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