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S. Alfonso Maria de Liguori
Riflessioni Devote sopra diversi punti...

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§. 15. Fini dell'orazione mentale.

 

Per far bene l'orazione mentale e ricavarne gran profitto per l'anima bisogna stabilire il fine per cui intendiamo di farla. Per 1. bisogna far l'orazione per maggiormente unirci con Dio. Non tanto i buoni pensieri della mente, quanto gli atti buoni della volontà o siano i santi affetti, son quelli che ci uniscono con Dio; e tali sono gli affetti che si esercitano nella meditazione, di umiltà, di confidenza, di spogliamento, di rassegnazione, e soprattutto d'amore, e di pentimento delle proprie colpe. Gli atti d'amore son quelli (dice s. Teresa) che mantengono il cuore acceso nel s. amore.

 

Per 2. bisogna far l'orazione per ottenere da Dio le grazie necessarie per andar innanzi nella via della salute, e specialmente per ottenere la luce divina, affin di evitare i peccati e prendere i mezzi che ci conducono alla perfezione. Il maggior frutto poi


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dell'orazione è l'esercitar le preghiere. Iddio, ordinariamente parlando, non concede le grazie, se non a chi prega. Scrive s. Gregorio: Vult Deus rogari, vult cogi; vult quadam importunitate vinci1. Si noti, importunitate vinci; alle volte per ottenere certe grazie di maggior valore non basterà il semplicemente pregare, ma bisognerà insistere e quasi forzare Dio colle preghiere a donarcele. È vero che in ogni tempo il Signore è pronto ad esaudirci: ma nel tempo dell'orazione, allorché stiamo più raccolti con Dio, egli è più liberale a dispensarci i suoi aiuti.

 

Soprattutto bisogna attendere nell'orazione a cercargli la perseveranza ed il suo s. amore. La perseveranza finale non è sola grazia, ma una catena di grazie, alla quale dee corrispondere la catena delle nostre preghiere; se cesseremo di pregare, Dio cesserà di darci i suoi aiuti e così resteremo perduti. Chi non fa orazione mentale difficilmente persevera in grazia di Dio sino alla morte. Mons. Palafox nelle sue annotazioni alle lettere di s. Teresa2 scrisse così: Come il Signore ci darà la perseveranza, se non glie la chiediamo? e come glie la chiederemo senza l'orazione? senza l'orazione (dice) non vi è comunicazione con Dio.

 

Così anche bisogna insistere colle preghiere per ottener da Dio il suo divino amore. Diceva s. Francesco di Sales che col s. amore vanno unite tutte le virtù. Venerunt autem mihi omnia bona pariter cum illa3. Insieme colla carità vengono nell'anima tutti i beni. Sia pertanto continua in noi la preghiera della perseveranza e dell'amore; e per farla con maggior confidenza ricordiamoci sempre della promessa fattaci da Gesù Cristo, che quanto noi cercheremo a Dio per li meriti del suo Figlio tutto ci darà: Amen, amen dico vobis, si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis4. Preghiamo dunque e preghiamo sempre, se vogliamo che Dio ci dispensi ogni bene. Preghiamo per noi, e se abbiamo zelo per la gloria di Dio preghiamo anche per gli altri, piacendo molto a Dio il vedersi pregato per gl'infedeli, per gli eretici e per tutti i peccatori: Confiteantur tibi populi, Deus, confiteantur tibi populi omnes. Diciamo: Signore fatevi conoscere e fatevi amare. Si legga nelle vite di s. Teresa e s. Maria Maddalena de' Pazzi, quanto Iddio raccomandò a queste sante che pregassero per li peccatori. Colle preghiere per li peccatori uniamo ancora la preghiera per le s. anime del purgatorio.

 

Per 3. bisogna andare all'orazione, per non sentire consolazioni spirituali, ma principalmente per intendere in quella ciò che Dio vuole da noi. Loquere Domine (diciamo a Dio con Samuele), quia audit servus tuus. Signore, fatemi sapere quel che volete da me, ch'io voglio farlo. Alcune persone seguitano l'orazione fin tanto che durano le consolazioni; ma quando elle cessano lasciano l'orazione. È vero che Dio nell'orazione suol consolare le anime sue dilette e fa loro provare alcuni saggi di quelle delizie che apparecchia in cielo a coloro che l'amano. Il che non capiscono gli amanti del mondo; essi avvezzi a non aver altro sapore che de' diletti terreni, disprezzano i celesti. Oh se li assaggiassero, lascerebbero certo tutti i loro piaceri per chiudersi in una cella a parlare


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da solo a solo con Dio! Altro non è l'orazione, che un colloquio tra l'anima e Dio: l'anima gli espone i suoi affetti, i suoi desiderj, i suoi timori, le sue dimande; e Dio le parla al cuore, facendole conoscere la sua bontà, l'amore che le porta, e ciò ch'ella deve fare per compiacerlo: Ducam eam in solitudinem et loquar ad cor eius1.

 

Ma queste delizie non si provano sempre: per lo più le anime s. patiscono aridità nell'orazione: Con aridità e tentazioni (scrive s. Teresa) fa prova il Signore de' suoi amanti. E poi soggiunge: Benché tutta la vita duri l'aridità, l'anima non lasci l'orazione: tempo verrà che tutto le sarà molto ben pagato. Il tempo d'aridità è tempo di maggior guadagno: umiliamoci allora e rassegniamoci (vedendoci senza fervore, senza desiderj, e quasi inabili a fare un atto buono): umiliamoci, dico, e rassegniamoci, perché quell'orazione ci frutterà più delle altre. Basta dire allora se non possiam dir altro: Signore, aiutami, abbi pietà di me, non mi abbandonare. Ricorriamo anche alla consolatrice Maria ss. Beato chi non lascia l'orazione stando desolato! Iddio lo colmerà di grazie: dica allora:

 

Ah mio Dio, e come posso pretendere io di esser consolato da voi? io che a quest'ora meriterei di star nell'inferno separato da voi per sempre e privo di ogni speranza di potervi più amare? non mi lamento dunque, mio Signore, che mi priviate delle vostre consolazioni; non le merito né le pretendo. Mi basta sapere che voi non sapete discacciare un'anima che v'ama. Non mi private di potervi amare e poi trattatemi come volete. Se volete farmi stare così afflitto e desolato sino alla morte e per tutta l'eternità io son contento; basta che vi possa dire con verità: Mio Dio, io vi amo, io vi amo. Maria madre di Dio, abbiate pietà di me.

 




1 In Ps. poen. 6.



2 Lett. 19. n. 19.



3 Sap. 7. 11.



4 Io. 16. 23.



1 Os. 2. 14.






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