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S. Alfonso Maria de Liguori
Riflessioni Devote sopra diversi punti...

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§. 27. Del negozio della salute eterna.

 

L'affare della nostra eterna salute è per noi il negozio, non solo il più importante ma l'unico che ci dee premere, perché se questo va errato è perduto tutto. Un pensiero di eternità ben considerato basta a fare un santo. Diceva il gran servo di Dio il p. Vincenzo Carafa che se tutti gli uomini con viva fede pensassero all'eternità dell'altra vita la terra diverrebbe un deserto, perché niuno attenderebbe più agli affari di questa vita.

 

Oh se tutti avessero sempre avanti gli occhi la gran massima insinuataci da Gesù Cristo: Quid prodest homini, si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur4? Questa massima ha indotti tanti uomini a lasciare il mondo, tante nobili vergini, anche di sangue regale, a chiudersi in un chiostro, tanti anacoreti a vivere nei deserti e tanti martiri a dar la vita per la fede; pensando che se perdevano l'anima, niente loro avrebbero giovato tutti i beni del mondo nella vita eterna.

 

Quindi l'apostolo scriveva a' suoi discepoli: Rogamus autem vos, fratres... ut negotium vestrum agatis5. Di qual negozio parlava s. Paolo? parlava di quel negozio che importa, se va fallito, perdere il regno eterno del paradiso ed esser gittato in una fossa di tormenti che non avran mai fine. De mortalibus suppliciis, de coelestis regni amissione res agitur, scrive san Gio. Grisostomo.

 

Aveva ragione dunque s. Filippo Neri di chiamar pazzi tutti coloro che attendono in questa vita a procurarsi ricchezze ed onori, e poco attendono a salvarsi l'anima. Tutti questi, diceva il ven. Giovanni Avila, meriterebbero di esser chiusi nella carcere dei pazzi. Come? volea dire questo gran servo di Dio, voi credete che vi è una eternità di contenti per chi ama Dio, e vi è un'eternità di pene per chi l'offende, e l'offendete?

 

Ogni perdita di robe, di riputazione, di parenti, di sanità, anche della vita, può ripararsi in questa terra, almeno colla buona morte e coll'acquisto


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della vita eterna, siccome è avvenuto ai s. martiri; ma con qual bene mai del mondo, con qual fortuna la più grande che possa sperarsi in questa vita può cambiarsi la perdita dell'anima? Quam dabit homo commutationem pro anima sua1?

 

Chi muore in disgrazia di Dio e perde l'anima perde con quella per sempre ogni speranza di riparare la sua rovina: Mortuo homine impio non erit ultra spes2. Oh Dio! se l'articolo della vita eterna non fosse che una semplice opinione dubbia dei dottori, pure dovremmo porre tutta la cura a procurarci l'eternità beata ed a scampare dall'infelice; ma no che non è cosa dubbia; è certa, è di fede che l'una o l'altra ci ha da toccare.

 

Ma gran cosa! ognuno che ha fede o considera questa verità dice: Così è, bisogna attendere a salvarsi l'anima: ma poi pochi son quelli che vi attendono davvero. Si sta con tutta l'accortezza a guadagnar quella lite, ad ottenere quel posto, e si mette da banda il negozio della salute eterna. Sane supra omnem errorem est dissimulare negotium aeternae salutis dice s. Eucherio. Errore che supera tutti gli altri errori, perché se si perde l'anima è un errore senza rimedio.

 

Utinam saperent et intelligerent ac novissima providerent3! Poveri quei dotti che sanno molte cose e non sanno provvedere alle anime loro per ottenere una favorevole sentenza nel giorno del giudizio!

 

Ah mio Redentore, voi avete speso il sangue per comprare l'anima mia, ed io tante volte l'ho perduta e l'ho tornata a perdere! vi ringrazio che mi date ancor tempo di ricuperarla col ricuperare la grazia vostra. Oh mio Dio, fossi morto prima e non vi avessi mai offeso! mi consola il sapere che voi non sapete disprezzare un cuore che si umilia e si pente de' suoi peccati. O Maria, rifugio dei peccatori, soccorrete un peccatore che a voi si raccomanda e in voi confida.

 




4 Matth. 16. 26.



5 Thess. 4. 10. et 11.



1 Matth. 16. 26.



2 Prov. 11. 7.



3 Deut. 32. 29.






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