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S. Alfonso Maria de Liguori
Riflessioni utili a' Vescovi

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§. II. Degli ordinandi.

Oh! quanto sarà stretto il conto che dovrà rendere a Dio ogni vescovo del grande obbligo che tiene di escludere dall'altare gl'indegni e di ammettervi i degni! Tremava s. Francesco di Sales, pensando a questo; e perciò egli non ammetteva, se non solo quelli di cui sperava fondatamente buona riuscita, non avendo in ciò riguardo né a raccomandazioni né a nobiltà e né anche a' talenti del soggetto, se non erano accompagnati dalla buona vita; poiché la dottrina unita colla mala vita suole fare più danno, mentre par che dia allora più credito al vizio. Ond'era che pochi egli n'ordinava conforme soglion praticare tutti i buoni vescovi, perché in verità pochi sono quelli che si fan sacerdoti per vera chiamata, e per fine di farsi santi; e perciò poi ne avviene che pochi sacerdoti son quelli che riescono buoni e di profitto all'anime. Diceva s. Francesco di Sales che non son necessarj


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alla chiesa i molti sacerdoti, ma i buoni sacerdoti.

Circa gli ordinandi, se il vescovo avesse già formato il seminario compito, secondo la forma descritta, dovrebbe stabilire e far sapere a tutti, che non sarà ammesso agli ordini chi almeno per tre anni non sia stato in seminario, e non abbia intenzione di starvi sino al sacerdozio.

Per ammettere poi ciascuno agli ordini, deve il vescovo esaminarne lo spirito e la dottrina. E circa i costumi credasi che non basta contentarsi delle sole fedi scritte de' parrochi, che alle volte facilmente si fanno per rispetti umani, e non contentarsi della sola bontà negativa del soggetto, ma bisogna averne notizie tali che diano sufficienti indizj di vero spirito ecclesiastico. È ottimo consiglio, com'è la pratica de' vescovi zelanti, di non firmare il memoriale di qualunque ordinando, se prima non si abbiano avute di lui le informazioni segrete di più persone fedeli del medesimo luogo che conoscano i soggetti. Notisi ciò come un gran mezzo e molto necessario per assicurar la coscienza nelle ordinazioni. Da queste informazioni poi deve cercarsi di sapere non solo sé il cherico scandalo coi giuochi, colle insolenze, colle male conversazioni; ma di più se fa positivamente vita spirituale: frequentando le chiese, l'orazione, i sacramenti: se vive ritirato o pratica con buoni compagni: se è applicato allo studio: se veste con modestia, e cose simili: e se mai si è saputo qualche scandalo positivo di alcuno ordinando, allora non basta esigerne la prova ordinaria, ma bisogna vederne l'esperienza per più anni; essendovi allora ragionevol sospetto che tutto sia finzione per giungere agli ordini.

A questo fine sarebbe bene che il prelato istituisse più congregazioni per diversi luoghi della diocesi, apposta e solo per i cherici, dove questi andassero in qualche giorno d'ogni settimana ad essere istrutti da un buon padre spirituale nella pratica delle virtù, di far l'orazione mentale, di prendere con frutto i sacramenti, di far le visite al Venerabile ed a Maria ss., e d'ogni altro che spetta alla vita spirituale. E quel padre poi avrà l'incumbenza di esigere il conto di vita da ciascuno de' suoi cherici, d'informarsene anche da altri, e poi di andare più volte l'anno a conferirne col vescovo, specialmente prima delle ordinazioni. E ciò servirà anche al prelato per poter andar riprendendo da quando in quando i negligenti, e animando i buoni alla s. perseveranza.

Circa la dottrina poi è certo che l'ignoranza negli ecclesiastici fa gran danno e per essi e per gli altri. E il peggio si è che l'ignoranza negli ecclesiastici è un male senza rimedio, come dicea s. Francesco di Sales. Onde deve il vescovo sommamente attendere che i suoi cherici stiano sempre applicati allo studio, senza del quale non solo non saranno mai buoni per la chiesa, ma saranno necessariamente cattivi, giacché l'ozio è il padre di tutti i vizj. Perciò bisogna che il prelato non si contenti del solo esame che comunemente si suol fare nelle ordinazioni sopra i requisiti degli ordini o altre cose triviali, le quali facilmente s'imparano da qualche libercolo, e dopo gli ordinati restano pure ignoranti come prima. Né si deve mettere speranza che studieranno appresso; perché questa è esperienza troppo veduta, che molti sacerdoti secolari, per non dir quasi tutti, preso che hanno il sacerdozio, non aprono poi più libri, e si scordano anche di quel poco che sapeano; onde, se non si fanno far loro gli studj compiti prima del sacerdozio, difficilmente deve sperarsi che li facciano più in avvenire.

A questo fine l'eminentissimo sig. cardinale Spinelli arcivescovo di Napoli, che con tanta lode universale amministra la sua, chiesa, nelle ordinazioni fa esaminare tutti i suoi cherici lungamente sopra i trattati della teologia dogmatica, e ciascheduno secondo la capacità sua sopra altri trattati di morale, di civile, di filosofia, di canonica, obbligandoli ad andare da lettori da lui destinati nel suo palazzo arcivescovile, e riconosciuti proprio aere. E per le diocesi piccole io stimo molto utile il praticare quello che costumava di fare il zelantissimo monsignor d. Fabrizio di Capoa, di felice memoria, arcivescovo di Salerno, nella sua diocesi, che nelle ordinazioni, e singolarmente del sacerdozio, facea esaminare i suoi ordinandi sopra tutta la morale, ch'è in fatti la scienza più necessaria per aiutare l'anime a salvarsi. E stimo più utile quello che praticava un altro buon prelato, di far esaminare i suoi cherici anche sulla morale, ma di più a ciascun ordine che si prende ha assegnato l'esame di tanti e tali trattati determinati sopra la Somma di Busembao ( altri si potrebbe servire d'altro autore, se questo non gli gradisse ), con dovere gli esaminatori fare i quesiti appunto secondo la materia e l'ordine dell'istesso libro. Sicché in tal modo giungendo al sacerdozio ciascono viene ad essere sufficientemente istrutto sopra tutta la morale, e può servire


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alla diocesi sempre che il vescovo lo chiama. Se oltre poi della morale si volesse esigere l'esame sopra il primo tomo d'Abelly, che cosi bene i rudimenti della scolastica, parlando per le diocesi piccole, sarebbe migliore.




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